Ladycameron giorno 6 – Il crisantemo del Tennō

Il Trono del Crisantemo è stato protagonista di molti post negli ultimi mesi, con l’abdicazione del vecchio Imperatore Akihito in favore del figlio Naruhito e i complessi cerimoniali che hanno segnato il passaggio. japan chrysanthemum throneIl fiore, il cui nome deriva dal greco chrysós (oro) e anthémon (fiorente) è originario della Cina e arrivò in Giappone attraverso la Corea, probabilmente nel IV secolo. Qui fu chiamato kiku, e subito apprezzato non solo per la bellezza ma anche per le virtù fitoterapiche: il tè di crisantemo ha funzione depurativa e diuretica, e perciò i Giapponesi, che in cucina ne usano anche le foglie, gli attribuiscono la capacità di favorire la longevità. Ha la caratteristica di sopravvivere anche in condizioni difficili, senza perdere i petali neanche dopo essere appassito, ed è dunque il simbolo della vita dopo la morte, che è in fondo il nostro auspicio quando ne portiamo sulla tomba di chi abbiamo amato.

Il crisantemo simbolo del Tennō è però di una varietà speciale, a sedici petali disposti a raggiera come i raggi del sole, icona perfetta per la famiglia imperiale la cui origine si fa risalire alla dea solare Amaterasu. Fu Go-Toba-tennō che nel XII secolo volle farne il proprio emblema incidendolo sulla katana come simbolo di potere e di immortalità; ancora oggi è sullo stendardo dell’imperatore – oro in campo rosso – e dà il nome al principale ordine cavalleresco del paese. Fino al secolo scorso solo i nobili potevano coltivarlo o adornarsene. Kiku no sekkuUna delle cinque feste annuali giapponesi, che si tiene il nono giorno del nono mese (il 9 settembre) si chiama Kiku no sekku, e affonda le sue radici nel Giappone dei Samurai del XVII secolo. Celebra con la fioritura dei crisantemi l’arrivo della stagione fredda: il crisantemo-sole viene evocato quando la luce inizia a declinare, prosciugando l’energia vitale degli uomini.

In Europa fa la sua comparsa nel XVII senza riscuotere troppo successo, ma nell’Ottocento lo troviamo in tutti i salotti, come dimenticare quello di Odette narrato da Proust in Du côté de chez Swann con grossi crisantemi screziati di rosa d’arancio e di bianco, che tingevano la penombra riempiendola del loro profumo?

Ladycameron giorno 5 – Il giglio di Francia (e di Firenze)

iris biancoIeri, parlando di ginestre, abbiamo sfiorato una delle personalità più affascinanti e complesse dell’epoca: quella Éléonoire d’Aquitaine il cui secondo marito Henry II fondò la dinastia dei Plantageneti sul suolo inglese. Oggi si replica, e tocca al primo marito, Louis VII di Francia. Secondo la leggenda il re, impegnato in battaglia, stava per essere sconfitto e sospinto dagli avversari verso un fiume, quando vide sulla riva un campo di iris fioriti che si spingevano nell’acqua. Comprese dunque che il fiume poteva essere guadato e vi si lanciò coi suoi soldati riuscendo a salvarsi; in ricordo dello scampato pericolo scelse il fiore come suo emblema. Louis VIIL’iris divenne allora noto come fleur-de-Louis ma finì per l’essere confuso col fleur-de-lys, il giglio, per cui nel corso del Medio Evo il giglio prese il posto dell’iris come fiore simbolo del re di Francia. La forma stilizzata del giglio, com’è usata in araldica, rimanda a un’arma, una lancia usata dai Franchi, simile allo scettro gigliato che compare nello stemma di Trieste. Un’altra tradizione risale fino al VII secolo, a Dagoberto, il federatore dei tre regni di Austrasia Borgogna e Neustria, il cui sigillo accorpava tre scettri in una sorta di iris stilizzato, antenato del fiore araldico. giglio firenzeSorte analoga è toccata al fiore simbolo di Firenze: l’iris delle origini – il cui nome botanico è proprio Iris florentina – si è col tempo trasformato nel giglio. È interessante che anche in questo caso il fiore è assimilato a un’arma: i romani lo chiamavano gladiolus, per la forma allungata delle foglie che ricordano una spada, in latino gladius, il nostro giaggiolo.

Dimenticate dunque i significati di solito attribuiti al giglio: fecondità, come quello dell’Antico Testamento, o la purezza attribuita ai santi cristiani; l’elegante iris/giglio rappresenta la regalità, l’aspetto nobile della forza.

 

La foto del giorno – Namasté!

È indubbio che le notizie che arrivano dal Regno Unito sul modo in cui il governo guidato da Boris Johnson si appresta a gestire la crisi da coronavirus ci stiano lasciando assai perplessi, per usare un eufemismo. Molti di voi mi stanno chiedendo se la Regina avrebbe la possibilità di intervenire, argomento assai delicato visto che la prassi vuole che non invada il terreno governativo. Più semplice rispondere alla domanda sul comportamento della Royal Family; vanno ancora in giro? Sì e no, al momento i royal engagements in patria non hanno subito variazioni, mentre è rinviato sine die il viaggio che il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia avevano in programma in Bosnia, Cipro e Giordania a partire dal 17 marzo. Quanto ai saluti, se una decina di giorni fa l’unica precauzione presa da Her Majesty erano i guanti indossati anche durante le investiture a Buckingham Palace ( Le foto del giorno – Times change ) il precipitare degli eventi ha spinto Prince Charles a recuperare rapidamente gli antichi legami con l’India, per cui ormai si saluta così. prince charles namastèNamasté!

(e non perdete il video, con una sfilata di star che non rispettano la distanza di sicurezza) https://www.youtube.com/watch?v=usBfrW6yLs8

Ladycameron giorno 4 – La ginestra dei Plantageneti

Ricordate Riccardo Cuor di Leone (Richard The Lionheart, o Cœur de Lion, in francese), il re aitante e coraggioso col più bel soprannome che si possa immaginare? E suo fratello Giovanni Senzaterra (John Lackland) – chiamato così perché da figlio minore non aveva nessun possedimento – che tramava alle sue spalle mentre lui era in Terra Santa per le Crociate? Sono due dei re Plantageneti, dinastia che regnò sull’Inghilterra per più di tre secoli. Il nome deriva dal nomignolo di Geoffroy le Bel, conte d’Anjou, che aveva per stemma un ramo di ginestra (genêt in francese), ma è stato esteso a identificare la sua discendenza solo in epoca moderna. Geoffroy V PlantagenetHenry II, figlio di Geoffroy e di Matilde (figlia ed erede di Henry I d’Inghilterra) divenne re nel 1134 e la sua discendenza regnò di padre in figlio (o in fratello, come nel caso di Riccardo e Giovanni) fino al 1399 quando Richard II fu deposto e ucciso dal cugino Henry Bolingbroke. Con lui, salito al trono come Henry IV, iniziò il regno del ramo Lancaster, sostituito nel 1461 dal ramo York. Entrambi, Lancaster e York, appartenevano alla dinastia dei Plantageneti, e tra loro scoppiò quella celebre Guerra delle due Rose che portò sul trono i Tudor.

Durante i tre secoli e mezzo del loro dominio furono poste le basi dell’Inghilterra moderna: i sovrani Plantageneti riunirono le Isole Britanniche conquistando il Galles e parte dell’Irlanda, e affermarono con alterne fortune la sovranità sulla Scozia e su quelle aree della Francia ereditate da Geoffroy e da Éléonore d’Aquitaine, madre di Richard e John. The-Lion-in-Winter-1968-001L’opera teatrale The Lion in Winter racconta il matrimonio di Éléonore con Henry II; da questa fu tratto un famoso film con Katherine Hepburn, premiata con l’Oscar (e un remake con Glenn Close).

Lo stretto, anche se conflittuale, rapporto con la Francia impresse un notevole sviluppo al sistema politico e amministrativo, insuperato nell’Europa medioevale, da cui deriva l’assetto dello stato come lo conosciamo oggi e molte delle sue istituzioni, compreso il parlamento. Ed è ancora durante il regno dei Plantageneti che si affermò l’epoca d’oro delle cattedrali, e furono edificati Windsor Castle e Westminster Abbey.

Le ragioni che spinsero Geoffroy a scegliere la ginestra come fiore simbolico so avvolte nel mistero, masi sa che dove non arriva la storia arriva la leggenda, due in questo caso. Secondo la prima il giovane, cavalcando in una brughiera vicino a Le Mans, vide un unicorno con testa di donna avvolto in un mantello dorato in un campo di ginestra; tanto forte fu l’impressione che ne ebbe da voler adottare il fiore come suo emblema. Un’altra invece racconta di un giovanissimo Geoffroy che durante una cavalcata fu disarcionato e scaraventato in un burrone dal suo destriero spaventato da un tuono. La provvidenziale presenza di un arbusto di ginestra gli consentì di aggrapparsi evitando di precipitare per cui egli la volle sul suo stemma. ginestraIl giallo splendente di di questa pianta ne fa un simbolo del sole, e del suo corrispettivo minerale, l’oro, contenuto secondo Plinio nelle cenere della ginestra. Nel medio Evo la sua bellezza semplice ne fece l’incarnazione di Modestia e Umiltà, che ispirò san Luigi, Re di Francia, cui si fa risalire la fondazione dell’Ordre de la Cosse du Genêt.

Ordre de la Cosse du Genêt

Copyright: Norbert Pousseur

I cavalieri indossavano un mantello bianco con cappuccio viola e un collare su cui si alternavano ilfiore di ginestra e il giglio. Dal collare pendeva una croce piena di fiordalisi con la scritta Exaltat humiles (esalta gli umili). Cento cavalieri di quest’ordine proteggevano il sovrano.

Secondo una leggenda siciliana invece la ginestra sarebbe stata maledetta da Cristo, che mentre pregava nell’orto del Getsemani  fu scoperto dai soldati a causa del crepitio della pianta, condannata a crepitare in eterno quando venisse bruciata. È una storia che trova un’eco sinistra nel tragico episodio di Portella della Ginestra: il primo maggio 1947 gli uomini della banda di Salvatore Giuliano aprirono il fuoco contro i contadini che celebravano la festa del lavoro, uccidendone undici.

La Ginestra, o Fiore del Deserto, celebrata da Leopardi nel Canto XXIV, i cui primi versi recitano:

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti.

Royal chic shock e boh – Sfida tra Duchesse

Tutta di verde mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni. cambridges in eireHo i miei dubbi sul fatto che la Duchessa di Cambridge sia un’appassionata di D’Annunzio e del suo dramma pastorale La Figlia di Iorio, però pure lei tutta di verde s’è voluta vestire, nel suo caso per Santo Patrizio. E nel primo dei tre giorni di visita in Irlanda, la scorsa settimana, s’è presentata così: cappotto verde bosco (Catherine Walker, molto bello), scarpe in suède verde oliva Gianvito Rossi, clutch verde bandiera (è il modello Dora di LK Bennet). Solo il bandeau che trattiene i capelli è nero, si vede che verde non l’ha trovato. Catherine in Alessandra RichUna volta tolto il soprabito, ecco la pièce de résistance: abito Alessandra Rich in fantasia green on green. C’è di tutto: colletto a listino, corpino a pieghe, bottoni gioiello, maniche a sbuffo, polsino monstre. Sostituite la gonna con un paio di jodhpurs et voilà, pronta l’uniforme per il Palio di Siena del fantino di una nuova contrada: il ramarro. Catherine in The Vampire-s-WifePer il ricevimento serale la scelta cade su questo abitino in lamé color coleottero, con vezzosi volant, che rende inutilmente eleganti le Manolo di velluto (verde, of course). Eppure il brand avrebbe dovuto metterla sul chi va là: si chiama The Vampire’s Wife. Chic il cappotto, ma tutto il resto è shock, senza speranza.meghan in greenVerde semaforo per la Duchessa di Sussex alla cerimonia del Commonwealth Day, che di fatto dà il via alla sua nuova vita lontano dalla Corte. Metà Robin Hood metà Poison Ivy, la nemica di Batman, Meghan si è fatta infilare dalla perfida Emilia Wickstead in un abitino pieno di grinze che le evidenzia non solo l’underwear ma anche i difetti che non ha, e culmina in una mezza mantella avvoltolata al collo tipo Isadora Duncan (che per l’appunto finì strangolata). In testa un baschetto con orgia di tulle rigido di William Chambers, che sarebbe stato meglio lasciargli. Si prega notare la fodera della giacca di lui, en pendant con la mise di lei. Shock

Nel blu dipinto di blu

È molto amato e ricchissimo di tonalità, è anche il colore dell’anno, dunque non è strano che le due cognate abbiano scelto mise in blu, sebbene nuance e modelli non potrebbero essere più diversi. Tubino turchese Victoria Beckham per Meghan alla prima uscita ufficiale nel Regno Unito après le déluge (ma sotto il diluvio). Ne abbiamo già parlato ( Le foto del giorno – Meg is back ) l’abito non è male ma non la valorizza, è troppo stretto e muovendosi si arriccia e sale, oltre ad essere una scelta abbastanza strana per l’occasione, gli Endeavour Fund Awards, in pieno inverno. Insomma, non mi convince.

Concluso il Commonwealth Day Service, Catherine è stata la padrona di casa del ricevimento per Place2be, associazione che si occupa del benessere mentale dei ragazzi. Un gala a Buckingham Palace, per il quale la duchessa ha riciclato un abito royal blue di Jenny Packham, già indossato durante il viaggio in India nel 2016. Il colore è bello e le dona moltissimo, ma preferivo la versione originale (a destra) con stola ricamata sulle spalle. Il modello gonna fluttuante con corpetto ricamato è banalotto, nonostante il tocco glam delle Romy Jimmy Choo (gliele abbiamo viste qualche giorno fa La foto del giorno – 26 febbraio ). Le duchesse pareggiano: boh e boh.

Rosso di sera bel tempo si spera

Il popolare detto si adatta perfettamente alla terza mise di Meg, indossata alla Royal Albert Hall per il Mountbatten Festival of Music, anche qui en pendant con la giubba del consorte, alla sua ultima uscita come Captain General dei Royal Marines. Sembra davvero che l’idea che ha ispirato la duchessa in questi ultimi impegni sia stata dress to impress: colori brillanti (finalmente) e abiti sicuramente scenografici. Che non vuol dire eleganti né, soprattutto, di gran linea. Questo, del brand londinese Safiyaa, è l’ennesimo con cappa incorporata – un modello che ormai sopporto solo nelle arciconfraternite della processione del Venerdì Santo (se ci sarà) – ha una mantellina dalla forma interessante che purtroppo finisce in una inutile striscia di tessuto sulla schiena. Didascalico l’uso di accessori in tinta, eccessivo e non raffinatissimo il trucco. Che dirvi? Boh. catherine in redRosso, più profondo e meno squillante, anche per Kate, che al a cerimonia a Westminster Abbey per il Commonwealth Day ricicla il cappotto indossato alla messa di Natale del 2018 ( Christmas at Sandringham ). La linea princesse le dona molto, il  colore pure, e gli accessori in una nuance più scura sono perfetti. Tutto come avevamo già visto, con due importanti differenze. La prima è il cappellino che sostituisce il bandeau (brava, comincia ad annoiare) e le calze, nella tonalità della sua carnagione (bravissima! quindi ci leggi!). Anche William fa un piccolo sforzo e abbina la cravatta alla mise della moglie, e nel farlo cita i colori della bandiera. Assolutamente chic

Il meglio del meglio

Splendido il colore, bellissima la forma, delizioso il tocco di viola. Molto bello lo chignon, perfetto l’indosso inclinato sull’occhio destro. Il cappellino sfoggiato al Commonwealth Day è pura perfezione e Sally Ann Provan, che ne è la creatrice, si è appena piazzata tra i modisti del mio personale empireo.

Il peggio del peggio

Ma benedetta ragazza che t’è saltato in testa? come t’è venuto in mente di paludarti con questo coso?  Totalmente informe il modello che quell’orrendo colore (color tanè pare e non è avrebbe detto mia madre, e mio padre color can che fugge) riesce perfino a peggiorare. Il brand da cui esce cotanto orrore è Preen by Thornton Bregazzi; ignoro come (e soprattutto perché) sia stato scelto, a meno che l’attività di testimonial dei Sussex sia già iniziata.

Pratically perfect in every way the queen in blockCome e più di Mary Poppins. Lei che distribuisce decorazioni per una volta ne ha ricevuta una, la prima Medaglia d’Oro per Servizio del Most Venerable Order of the Hospital of St. John of Jerusalem, di cui peraltro è Sovrano; la medaglia le è stata consegnata a Buckingham Palace dal Lord Prior dell’ordine, il professor Mark Compton. E lei l’ha ricevuta con un abito pazzesco, un color block amaranto e violetto. Tre fili di perle, una duette déco di diamanti alta sulla spalla sinistra e pedalare. Notare il dettaglio della stufetta elettrica piazzata dentro il camino, un classico delle residenze reali. Sipario. Anzi, curtain.

 

Ladycameron giorno 3 – Il cardo di Scozia

Ogni royal watcher sa che il mese di giugno è il più ricco di manifestazioni per la famiglia reale britannica. Si comincia il secondo sabato del mese con il Trooping the Colour, in cui Sua Maestà festeggia ufficialmente e pubblicamente il compleanno. Poi ci si trasferisce nel Berkshire per la settimana delle corse di Ascot, preceduta dalla cerimonia annuale del Most Noble Order of the Garter, il principale ordine cavalleresco del Paese, nella St George’s Chapel a Windsor. order of the thistleGiugno si chiude – e luglio si inaugura – con la Settimana Scozzese che la sovrana trascorre a Edimburgo nel palazzo di Holyroodhouse. È in questa occasione che spesso si tiene la cerimonia dell’Order of the Thistle.  Dame e cavalieri impiumati e ammantati come a Windsor – qui il velluto del mantelli è verde, là invece blu – con lo splendido collare in oro che alterna cardo e germogli di ruta, da cui pende il medaglione con Sant’Andrea, patrono dell’ordine e della Scozia, che regge la croce decussata, quella del suo martirio.

A istituire l’Ordine fu James VII – II come re d’Inghilterra – nel 1687, ma le origini di un’istituzione cavalleresca simile si fanno risalire addirittura all’anno 809, ad opera di Re Eochaid (latinizzato in Achaius), alleato di Carlo Magno. Già all’epoca il cardo era emblema regale, ma la sua definitiva consacrazione come simbolo nazionale avvenne nel 1503, quando il poeta William Dunbar scrisse l’allegoria The Thrissil and the Rois (Il Cardo e la Rosa) per le nozze tra Re James IV e Margaret Tudor, sorella maggiore di colui che sarebbe diventato Henry VIII. cardo di scoziaIl cardo, con le sue brattee acuminate sistemate a raggiera, è un simbolo del sole, e il rimando è rafforzato dal fatto che se ne ricavava un olio usato in cucina o come combustibile per le lampade. La pianta, che rappresenta bene la natura aspra e selvaggia delle Highlands, nell’iconografia cristiana rappresenta la sofferenza del martirio, che è viatico alla salvezza.

Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace

Giovedì 19 aprile 1956 il Principato di Monaco è in festa: Rainier III, che regna da sette anni, quel giorno sposa Grace Patricia Kelly da Philadelphia, professione star hollywoodiana. È il primo royal wedding ad essere trasmesso in televisione, e Grace è la prima americana a sedere su un trono europeo. Non è la prima sposa a raggiungere l’altare stringendo tra le mani dei mughetti, ma è senz’altro la più famosa, e la sua scelta avrà vastissima eco e altrettanto vasto seguito. cfb_760226Le spose del ventesimo secolo davano la preferenza a bouquet dalla struttura importante, ricchi di rose e orchidee, o di forma particolare, come quelli composti di lunghe calle, così adatti alla moda degli anni venti. L’attrice che sta per mutarsi in principessa invece completa il romantico abito creato per lei dalla costumista premio Oscar Helen Rose con rametti di mughetto tenuti insieme da un nastro di raso, che si appoggiano sul piccolo messale ricoperto di seta su cui Grace segue la cerimonia.

Nel linguaggio dei fiori il mughetto rappresenta l’Amore Puro, come le lacrime versate dalla Madonna ai piedi della Croce da cui, secondo un’antica leggenda cristiana, sarebbe nato. È perciò simbolo anche della Salvezza portata dal Cristo. Royal Albert May TrioÈ il fiore di maggio; il nome botanico Convallaria majalis deriva dal Lillium convallium, il giglio delle valli (lily ofthe valley è infatti il nome inglese), e l’aggettivo majalis rimanda al quinto mese dell’anno. Il francese muguet sembra invece derivi da noix musquette, la noce moscata, a causa del profumo così intenso da diventare intossicante. E il mughetto è il protagonista di una delle fragranze femminili più famose e amateq, Diorissimo, creata nel 1956 dal celebre profumiere Edmond Roudnitzka per Christian Dior, che adorava questo fiore e lo considerava il suo porte-bonheur. 

Dior Muguet

Christian Dior Couturier du rêve, Paris Musée des Arts et Métiers

Il grande couturier disegnò degli splendidi abiti da sera decorati da mughetti, esposti nella mostra Christian Dior Couturier du rêve, allestita a Parigi nel Musée des Arts et Métiers, poi replicata a Londra al Victoria&Albert Museum. Ma anche chi non può permettersi un Dior può indossare un ramo di mughetti, come per tradizione  antica fanno i Francesi a Calendimaggio, per festeggiare la primavera e propiziarsi la fortuna.

Dior Muguet 2

Christian Dior Couturier du rêve, Paris Musée des Arts et Métiers.

Ladycameron giorno 1 – La violetta dei Bonaparte

Nei momenti di crisi ciascuno deve fare il proprio dovere, e quello di Lady Violet è offrirvi qualche momento di leggerezza. Dunque Messer Boccaccio mi perdonerà se prendo indegno ma rispettoso spunto dalla sua opera immortale per raccontarvi ogni giorno, per i canonici dieci giorni, la storia di una pianta legata in modo simbolico o reale a personaggi, famiglie, dinastie. La prima, la violetta, è una scelta obbligata ma  Lady Violet non c’entra, giuro! violetteIl 9 marzo 1796 Napoleone Bonaparte sposa Josephine Beauharnais. Lui ha 27 anni e grazie al successo ottenuto nel reprimere l’insurrezione del 13 vendemmiaio IV (5 ottobre 1795) è già generale. Lei di anni ne ha 33, è vedova e ha due figli. Lui sta per iniziare la trionfale campagna d’Italia, lei è una delle donne più eleganti, raffinate e affascinanti del tempo. Quando avviene il primo incontro tra i due, solo pochi mesi prima delle nozze, lei porta sull’ampia scollatura dell’abito un mazzolino di violette, che regala a lui salutandolo. Josephine adora le violette, ne ama le tenere foglie a forma di cuore e il delicato profumo, le indossa spesso e le vuole ricamate sull’abito da sposa. Da quel giorno ogni 9 marzo, per i tredici anni che durerà il loro matrimonio, Napoleone offrirà alla moglie un mazzolino di violette. 69d49c190304089e05cd1855814f2268Poi si sa, l’uomo è volubile quanto impetuoso e nel 1807, ancora sposato con Joséphine, inizia un’appassionata relazione con Maria Walewska; cambia la dama, non il fiore: “Maria dolce Maria, accetta questo mazzolino di violette che possa diventare un misterioso legame fra noi, un vincolo segreto nel mezzo alla folla che ci circonda. Esposti agli sguardi altrui potremo così capirci: quando porrò la mano sul cuore, saprai che esso è tutto pieno di te e per rispondere tu premerai al seno i tuoi fiori. Amami dolce Maria e che la tua mano non si stacchi mai più da queste violette”. Maria WalewskaTanto forte è il legame tra il fiore e l’imperatore che spesso questi viene chiamato Caporal violette, e non mancano le stampe d’epoca che lo ritraggonao in forma di viola. Così la timida violetta diviene il simbolo dei bonapartisti, contrapposta al regale giglio dei Borbone.

Nel 1810 Napoleone divorzia da Joséphine e il 10 marzo, esattamente duecentodieci anni fa, sposa la diciottenne Maria Luisa d’Asburgo Lorena, nella speranza di avere da lei un erede col sangue più blu d’Europa. Il quarantenne Napoleone corteggia la giovanissima e golosissima fanciulla con un costante invio di deliziosi bonbon e romantiche violette, oltre alle immancabili lettere appassionate e a doni di gran pregio, degni di cotanta schiatta. Quattro anni dopo il luminoso astro sta già tramontando, e quando l’imperatore dei Francesi parte per l’Elba promette di rientrare a Parigi «nella stagione delle viole». Che semina in quantità nei prati dell’isola toscana nei dieci mesi che dura l’esilo. Napoleone torna davvero in Francia nella stagione delle viole; Joséphine nel frattempo è scomparsa, e la tradizione vuole che lui deponga delle viole sulla sua tomba. Cento giorni dura la nuova avventura, ma la sconfitta a Waterloo (18 giugno 1815) è la fine di tutto.Maria Luisa Asburgo LorenaNon finisce invece la storia del fiore dei Bonaparte; mentre Napoleone parte per l’ultima meta, l’isola di Sant’Elena, Maria Luisa prende possesso del Ducato di Parma Piacenza e Guastalla, assegnatole nel Congresso di Vienna. Con sé la nuova Duchessa porta anche il fiore che ama tanto; lo monda da ogni significato politico e ne mantiene quelli di eleganza, modestia, amore puro.

A Parma Maria Luisa diffonde le viole (e il viola, ma di questo parleremo prossimamente) e grazie a lei e al suo sostegno i frati del Convento dell’Annunciata riescono a distillarne l’inconfondibile profumo.

È nata la Violetta di Parma.

Le foto del giorno – La più grande

Questa donna è un gigante. 25692406-8088465-Wearing_a_pair_of_sunglasses_the_Queen_looked_excited_to_see_her-a-9_1583671575641Questa mattina – lo sguardo celato da un paio di occhialetti da sole, poi sostituiti dai soliti – Her Majesty è andata a messa alla Royal Chapel of All Saints, Windsor Great Park. Qui si è fatta raggiungere dai Duchi di Sussex, temporaneamente nel Regno Unito come reali a pieno servizio. Mostrandosi nonna affettuosa che desidera la felicità dei nipoti e ne supporta la scelta, e sovrana magnanima ma autorevole, perfettamente in grado di fare concessioni pur tenendo la monarchia al riparo da ogni problema (e glissando su qualche sgarbo di troppo, nella mia opinione). 25694216-8088465-image-a-61_1583674931928Sempre scontrosetto Harry, sorridente e soddisfatta Meghan, con l’espressione del gatto che ha mangiato il canarino. Sempre che abbia capito chi è davvero il canarino. lilibet-mimosasQuale migliore augurio oggi a tutte le donne di un’immagine di questa donna straordinaria, trionfante nel meraviglioso Mimosa Dress creato da Sir Norman Hartnell per il viaggio ufficiale della giovane regina in Australia nel 1953? Auguri, donne. 

Le foto del giorno – Meg is back

Rispettando il calendario degli impegni diffuso qualche giorno fa, questa sera i Duchi di Sussex hanno partecipato agli Endeavour Fund Awards, e tutto si può dire della duchessa tranne che non sappia how to dress to impress. 25593526-8079797-image-a-177_1583437667642Meghan è arrivata in tubino turchese firmato Victoria Beckham, non particolarmente adatto all’occasione ma adattissimo a farla risplendere, dunque direi che di scelta vincente si tratta (e questa foto sotto la pioggia è favolosa). 25592286-8079797-image-m-73_1583435485707Pesantino ma piuttosto hollywoodiano il trucco, personalmente a me non piace granché, mentre i commentatori si stanno dividendo in due fazioni sulla silhouette della duchessa: gli uni ammirati dal recupero post parto, gli altri insospettiti dalla presenza da un accenno di panino. Che Archie stia per diventare un big brother? I Duchi – che oggi hanno pranzato all’hotel Goring, vicino a Buckingham Palace, dove la Regina di solito invita il suo staff per il party natalizio e Catherine trascorse l’ultima notte come Miss Middleton – sono apparsi felici e molto sorridenti.  25596386-8079797-The_royal_appeared_radiant_at_the_award_s_ceremony_in_the_Victor-a-353_1583443426586In definitiva mi sembra che la transizione da royal a celeb sia già a buon punto, come dimostra questa foto: lui con la mano tra quelle di lei, che tiene le gambe elegantemente, ma poco regalmente, accavallate. Siamo solo all’inizio, in my humble opinion.