Il periodo è quello è che è, e dunque bisogna accontentarsi. Aspettando che le cose tornino alla normalità, sperando di poter vedere presto Beatrice (di York) raggiungere Edo (Mapelli Mozzi) all’altare, questa settimana ci regala un royal wedding piccolo piccolo, ma solo per il numero dei presenti; si tratta sempre del matrimonio della figlia di un re.

Lo scorso 26 ottobre la principessa Raiyah di Giordania – la minore dei quattro figli del defunto Re Hussein e della sua quarta (e ultima moglie) la Regina Noor – aveva annunciato il suo fidanzamento col giornalista britannico Ned Donovan. Confesso, m’era sfuggito. Se il nome dello sposo vi dice poco, vi dirà di più quello del nonno materno: Roald Dahl. E se siete cinefili, anche quello della nonna materna: Patricia Neal vincitrice di un Oscar come migliore attrice protagonista per Hud il selvaggio con Paul Newman (nonché grande amore di Gary Cooper). Le nozze, previste per aprile in Giordania, sono invece state celebrate il 7 luglio nella residenza inglese della madre della sposa, con la benedizione del fratellastro Re Abdallah e alla presenza di ben quattro persone oltre agli sposi.

Ma non temete, perché una cerimonia comme il faut verrà organizzata in Giordania appena possibile. La sposa ha 34 anni, si è laureata a Edimburgo ed è una iamatologa (cioè una studiosa della lingua e della cultura giapponesi); lo sposo di anni ne ha 26, ed è un giornalista freelance che ha scritto anche sul Times ed è specializzato nei temi mediorientali e indiani. Immagino che per amore di Raiyah abbia abbracciato l’Islam, dato che ha aggiunto al suo nome quello di Faris.

La principessa ha indossato un abito assai castigato, girocollo e con maniche lunghe – in effetti arpionate al dito medio, decisamente non il mio modello preferito – in uno stile che ricorda un caftano, abbondantemente ricamato. Il capo coperto da un velo, sulla fronte un diadema con al centro una broche con un enorme zaffiro, di proprietà della madre; così in un colpo solo c’era sia qualcosa di blu, sia qualcosa di prestato. La Regina Vedova Noor portava invece qualcosa di vecchio: un caftano verde menta indossato in Marocco nel 2014.










I sovrani del Bhutan hanno scelto il giorno in cui si celebra la nascita di Guru Rimpoche – fondatore del Buddhismo tibetano, veneratissimo anche in Bhutan – per rendere noto il nome del loro secondogenito, nato lo scorso 19 marzo.
Il bimbo è ora ufficialmente Jigme Ugyen Wangchuck; verrà chiamato Gyalsey (principe reale) Ugyen Wangchuck.
Nel corso di una complessa cerimonia il piccolo ha ricevuto l’omaggio del popolo – rappresentato dal Primo Ministro e dalle autorità religiose civili e militari – attraverso il Medrel Ku Sung Thukten, una delle offerte rituali buddhiste.
Celebrato anche l’annuale Trelda Tsechu, con le preghiere per tutti gli esseri senzienti della terra. Incantevoli come sempre le immagini, e veramente irresistibili le scarpette di pelle bianca del piccolo festeggiato. 
Però confesso che davanti ai mezzi guanti di Charles mi sono quasi commossa: li porto anch’io quando in inverno esco col cane (cioè praticamente sempre). Li adoro, it’s official. E Catherine, se un giorno vuoi cambiare lavoro puoi senz’altro fare la fotografa.
Scattate da Catherine in giardino – immaginiamo quello della residenza di campagna di Anmer Hall nel Norfolk – sono una più bella dell’altra. C’è quella con la banda dei quattro stesa sul prato, tutti addosso a daddy in rigoroso ordine d’età.
E quella tutti insieme appassionatamente sull’altalena, con Louis che cresce a vista d’occhio e Charlotte vezzosissima in una salopette di jeans a calzoncino. Bellissimi, l’immagine della famiglia felice. Siete pronti a scoprire le prossime immagini? Intanto happy birthday a William.
Da lì pronuncia un discorso che verrà considerato il testo fondante e il simbolo stesso della Resistenza francese: l’Appel du 18 juin. Il messaggio è la risposta a quello diffuso il giorno prima dal Maresciallo Pétain che annuncia l’armistizio con l’invasore e la nascita del Governo collaborazionista; de Gaulle chiama a raccolta i soldati francesi che si trovano – o stanno per arrivare – sul suolo britannico, perché si uniscano a lui nella lotta alla Germania nazista. L’uno è un ufficiale piuttosto giovane, relativamente sconosciuto, nominato generale in via provvisoria 12 giorni prima; l’altro è le vainqueur de Verdun, l’eroe della Prima Guerra Mondiale: è praticamente un monumento nazionale, ed è popolarissimo. Quella sera il messaggio di de Gaulle lo sentono in pochi, il giorno dopo compare su qualche giornale, su entrambi i lati della Manica. Ma è in quella sera di giugno, dall’alleanza con Churchill che nasce France Libre e la Storia cambia il suo corso.
Tra le numerose decorazioni sfoggiate, spiccava al collo di Charles l’insegna da Commandeur de l’Ordre du mérite agricole, un onore che divide con poche selezionatissime personalità, tra cui Caroline de Monaco.
La visita è stata l’occasione per consegnare la Legion d’Honneur alla città di Londra, rappresentata dal sindaco Sadiq Khan. Un tocco particolarmente scenografico è stato offerto dal volo combinato delle pattuglie acrobatiche dei due Paesi – si chiamano Red Arrows e Patrouilles de France – che hanno sorvolato insieme i cieli delle due capitali, insomma, una sorta di A Tale of Two Cities in versione aeronautica.
Non saprei dire se i capelli di BoJo abbiano preso quell’aspetto al cospetto dell’impegnativo omaggio, certo le espressioni dei due rivelano la verità: prima o poi, un pennuto di cristallo in regalo tocca a tutti.
Zara Phillips e il marito Mike Tindall non se lo sono fatto dire due volte, e oggi sono stati i primi ad apparecchiarsi di tutto punto, virtualmente pronti per scendere in pista.
Guidati dal geniale Stephen Jones – questa è la sua creazione, opportunamente chiamata Pot of Gold (pentola d’oro) – quarantaquattro modisti della British Hat Guild hanno realizzato altrettanti cappelli ispirati all’arcobaleno. Da oggi sono all’asta sul sito, e al termine della settimana il migliore offerente si porterà a casa (o meglio, riceverà) il copricapo desiderato. Se volete partecipare anche voi, o anche solo dare un’occhiata andate a sbirciare. Tra i modisti ce ne sono anche alcuni che adornano le reali teste, come Rachel Trevor Morgan,che ha l’onore di lavorare spesso per la Regina in persona; suo il cappello indossato da Her Majesty sabato scorso a Windsor (
Questa, indossata da Lady Forsyth è la sua creazione per l’occasione (la foto è tratta dalla pagina FB della modista).
Oggi non ha fatto eccezione: sorridente e soddisfatta si è goduta la breve cerimonia delle Welsh Guards organizzata a Windsor Castle, al posto del fastoso Trooping the Colour, che il secondo sabato di giugno tradizionalmente celebra il compleanno ufficiale della sovrana.
L’ampio Quadrangle, il cortile superiore del castello scenario della manifestazione, ha consentito al drappello di soldati di rispettare rigorosamente il distanziamento sociale, osservato anche nella piccola tribuna che ha ospitato la regina, scortata da due ufficiali.
Nessuno della famiglia era presente, questa circostanza avrà influito sul suo umore? D’altronde il lockdown inizia appena ad allentarsi, molti tra figli e nipoti si trovano ancora nelle residenze dove hanno trascorso il periodo di quarantena.
Unica eccezione il Principe di Galles, di rientro a Londra con la moglie Camilla; i due riceveranno a Clarence House il Presidente francese Macron per celebrare gli 80 anni dell’Appel du 18 juin che il Generale De Gaulle pronunciò dai microfoni della BBC per spingere i Francesi alla resistenza contro i Nazisti, che quattro giorni prima avevano occupato Parigi. Quanto alla mise direi che Sua Maestà che si merita anche la corona di regina del riciclo: il pardessous color tiffany di Stuart Parvin con cappello in tinta firmato Rachel Trevor Morgan lo abbiamo visto già in due occasioni – e che occasioni! – in poco più di un anno. Le ricordate? Qui vi svelo l’arcano
Quanto alla spilla, di solito al Trooping the Colour la sovrana indossa il badge del reggimento impegnato nella cerimonia, e oggi non ha fatto eccezione: sulla spalla sinistra brillava la Diamond Leek Brooch, con il porro che è uno dei simboli del Galles, e quello delle Welsh Guards.
A domani per gli aggiornamenti.