75 years ago

75 years ago, settantacinque anni fa, a Londra suonavano campane a festa: la figlia maggiore del Re, la ventunenne Elizabeth, sposava il suo Philip.

Settantacinque anni fa Philip, nato principe e diventato poi semplicemente Lieutenant Philip Mountbatten, veniva creato dall’imminente suocero His Royal Highness The Duke of Edinburgh. Lui sarebbe stato consorte reale più a lungo di chiunque altro nella storia, e il suo titolo uno dei più popolari per quasi tre quarti di secolo.

Philip nasce Φίλιππος, Principe di Grecia e Danimarca, il 10 giugno 1921 a Corfù, nella villa Mon Repos.

In esilio a otto mesi, dopo aver frequentato le scuole in Francia e Germania arriva nel Regno Unito dove a diciotto anni, nel 1939, entra nella Royal Navy. A luglio dello stesso anno incontra di nuovo la tredicenne Elizabeth che aveva conosciuto bambina alle nozze di sua cugina Marina con lo zio di lei, il Duca di Kent. Tra i due inizia una corrispondenza che prosegue nei lunghi anni della guerra, dove lui si distingue combattendo nel Mediterraneo e nel Pacifico; la guerra finisce e George VI dà il consenso alle nozze. Il fidanzamento viene annunciato nel luglio 1947; alcuni mesi prima Philip aveva rinunciato ai titoli di nascita, diventando cittadino britannico col nome anglicizzato della famiglia della materna: Philip Mountbatten. Il giorno prima del matrimonio il Re emette lettere patenti per attribuirgli lo status di HRH; The KING has been pleased by Letters Patent under the Great Seal of the Realm, bearing date the 19th instant, to declare that Lieutenant Sir Philip Mountbatten, K.G., R.N., shall be entitled to hold and enjoy the style, title and attribute of Royal Highness.

Il giorno dopo, giovedì 20 novembre, altre Lettere Patenti attribuiscono al Lieutenant His Royal Highness Philip Mountbatten la dignità ducale e lo creano ”Baron Greenwich of Greenwich in the County of London, Earl of Merioneth and Duke of Edinburgh”.

La formula reca l’espressione “and the heirs male of his body lawfully begotten” che attesta la trasmissibilità dei titoli agli eredi maschi legittimamente generati dal suo corpo.

Il 9 aprile 2021, alla morte di Philip, i suoi titoli passano al primogenito, l’allora Prince of Wales oggi King Charles III. In molti si aspettano che il figlio minore Edward diventi il nuovo Duke of Edinburgh ma non accade, e potrebbe non accadere. Tradizionalmente i figli del sovrano britannico sposandosi diventano titolari di uno dei ducati che appartengono alla Corona. Il 19 giugno 1999, quando Edward sposa Sophie Rhys-Jones, tutti si aspettano che gli sposi diventino Duchi di Cambridge o di Sussex, invece il Palazzo annuncia per loro il titolo di Conti di Wessex, e un futuro da Duchi di Edimburgo. L’assunzione del titolo non è però automatica: intanto ovviamente deve venire a mancare il titolare, alla cui morte però l’erede è il primogenito; bisogna dunque aspettare che Charles diventi Re e il titolo di Duke of Edinburgh rientri nella disponibilità della Corona. Ora le condizioni ci sono, ma King Charles III non ha ancora deciso la concessione del Ducato di Edimburgo al fratello, e voci di questi giorni (dei soliti bene informati, dunque da prendere con cautela) sostengono che non voglia farlo, sempre nell’ottica di ridurre al minimo il numero di royals più o meno working in circolazione; Edward e Sophie hanno un figlio maschio – il delizioso James – che alla morte del padre ovviamente ne erediterebbe il titolo.

(Ph: Are Media Pty Ltd)

Lady Violet confessa la sua perplessità: visto che i Duchi di Gloucester e di Kent, cugini della defunta Regina, hanno discendenza maschile per almeno due generazioni, finirebbe che cugini di secondo/terzo grado del Re sono duchi, mentre il nipote diretto e addirittura il fratello non lo sono.

Quanto alla domanda che spesso ritorna, perché Edward sia solo Conte, la risposta è: non si sa. Qualche fonte sostiene che sia stato lui stesso a chiedere un titolo inferiore, così come ha deciso che i figli avessero il trattamento che spetta alla prole di ogni conte britannico, ma non esiste alcuna versione ufficiale. Con sommo rispetto mi permetto: sembra che i Wessex abbiano ricevuto come dono di nozze da Queen Elizabeth la promessa di diventare Duchi di Edimburgo, ma se così è, la sovrana ha promesso qualcosa di cui non disponeva, perché l’unico a poter decidere è Charles.

Va detto però che nonostante quello di Earl of Wessex sia un titolo minore, ha una notevole importanza storica. essendo l’antico regno di Wessex all’origine dello stesso regno inglese. Storia a parte, Edward, appassionato di spettacolo, potrebbe averlo scelto anche perché compare in uno dei suoi film preferiti, Ricordate il personaggio interpretato da Colin Firth in Shakespeare in love? Era l’odioso Lord Wessex.

Mentre aspettiamo ulteriori sviluppi, il prossimo 1 dicembre Edward e Sophie rappresenteranno la Corona alla Royal Variety Performance. Per loro è la prima volta.

(Ph: Jane Barlow/Getty Images)

Intanto in Parlamento prosegue l’iter per ammettere Edward e sua sorella Anne tra i Counsellors of State; il loro coinvolgimento potrebbe essere ad personam sfruttando un precedente: nel 1953 la Queen Mother, che non ne faceva più parte in quanto non più consorte del sovrano regnante – il marito era deceduto l’anno prima – fu riammessa a titolo personale.

Se volete ricordare il royal wedding di Elizabeth e Philip questo è il link Something old, something new, something borrowed, something blue

Un compleanno da re

Come festeggiate il vostro compleanno? Molti scelgono qualcosa di semplicemente piacevole: una cenetta con amici, una giornata alla spa, un weekend in un’altra città. Qualcuno si regala qualcosa di speciale, come un giro in mongolfiera o su una Ferrari. Lady Violet, sempre a caccia di esperienze originali, quest’anno se n’è andata un paio di giorni al pronto soccorso, ma il prossimo preferirebbe qualcosa di meno shocking, magari Capri.

Qualunque siano i vostri progetti, difficilmente potrete emulare King Charles III che per il settantaquattresimo compleanno, il primo da sovrano, si è regalato una lettera al Parlamento. Nella quale chiede di poter ammettere tra i Counsellors of State la sorella Anne, The Princess Royal, e il fratello Edward, Earl of Wessex. Come ricorderete, oltre al coniuge del monarca, i Counsellors sono i primi quattro maggiorenni nell’ordine di successione; in questo caso il Principe di Galles, il Duca di Sussex, il Duca di York e sua figlia Beatrice. Però Harry non risiede nel Regno Unito, come sarebbe necessario, e su Andrew stendiamo un pietoso manto. Più volte anche qui sul sofà abbiamo convenuto che Anne ed Edward sarebbero perfetti per il ruolo: indiscutibili la loro fedeltà al sovrano e l’impegno per la Corona. Insomma, potrebbe essere uno di quei casi in cui è il festeggiato a fare il regalo ad altri; in questo caso, innanzitutto al proprio Paese.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Bellissima la foto pubblicata per celebrare il compleanno del nuovo re, appoggiato ad una delle querce secolari del Windsor Grand Park, in una immagine che evoca le atmosfere della pittura inglese del Settecento. Sin dai tempi di Romolo la quercia è l’albero simbolo del re, della sua forza, della sua solidità, della sua stabilità.

Happy birthday, Your Majesty.

Remembrance Sunday, la prima volta senza di Lei

Alle 11.00 il Big Ben suona 11 rintocchi e la nazione intera si ferma per due minuti in memoria e in omaggio dei caduti al servizio del Paese.

When you go home
Tell them of us and say
For your tomorrow
We gave our today

(quando sarai a casa, parla di noi e dì: per il vostro futuro noi abbiamo offerto il nostro presente)

La Royal Family ha scelto questa frase, nota come “l’epitaffio di Kohima” per le celebrazioni per il Remembrance; quest’anno particolarmente commovente per la ragione che sappiamo, l’assenza dell’amatissima Queen Elizabeth. Che a dire il vero non c’era neanche l’anno scorso, ma ora sappiamo che non tornerà.

Molto emozionato Charles ha guidato la celebrazione per la prima volta come sovrano, ripetendo i gesti compiuti prima di lui dalla madre Elizabeth II, il nonno George VI il prozio Edward VIII e il bisnonno George V, cui si deve la creazione del monumento e l’istituzione della cerimonia.

Due piccoli dettagli: sulla spallina del Re c’è ancora il monogramma della Regina, e lo stesso per William. La fotografia del re viene dal post dell’account twitter della Royal Family, e compare insieme con quelle dei sovrani precedenti tranne Edward VIII; dimenticanza, necessità di composizione delle immagini o intento preciso? Chissà.

Dal palazzo del Foreign Office hanno assistito alla cerimonia la Regina Consorte e la Principessa di Galles (balcone centrale), i Duchi di Gloucester e la Contessa di Wessex (a sinistra), il Duca di Kent e l’ammiraglio Tim Laurence (a destra); era annunciata anche la presenza della principessa Alexandra di Kent, che però non ho visto. Riflettevo sul fatto che i Duchi di Kent (1935) e Gloucester (1944) sono gli unici due nati prima della fine del secondo conflitto mondiale; anche questo un piccolo segno dei tempi.

Commossa la Queen Consort, forse anche per la corona deposta per la prima volta in suo nome. Camilla ha replicato il cappello con veletta indossato al funerale della suocera, e il soprabito che portava alla Veglia dei Principi a Londra. Alla sua sinistra Catherine con un nuovo cappotto di Catherine Walker e un cappello Philip Treacy, una sorta di sombrero da lutto che sembra pure troppo grande per lei. Esagerati anche gli orecchini, appartenuti a Diana ma troppo importanti per la mattina.

Sobria La Contessa di Wessex, secondo me la più elegante, che fa una scelta delicatamente significativa: il suo Catherine Walker è il soprabito prestato alla figlia Louise per la veglia degli otto nipoti alla salma della nonna. Al marito Prince Edward il compito di salutare alla fine della sfilata la Poppy Legion, il variopinto gruppo d veterani che non mancano mai. E se vi state chiedendo quali veterani, dato che i reduci della Seconda Guerra devono essere ormai pochini, non pensate solo a loro: il 2022 è anche il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland, che durò solo sei settimane ma causò 255 morti e 777 feriti tra i Britannici (e 649 morti e 1068 feriti tra gli Argentini).

Ieri sera come ogni anno la Royal Albert Hall ha ospitato il Festival of Remembrance. Eleganti le signore, tradizionalmente in nero; a me è piaciuta molto Camilla, mentre la mise di Catherine sarà oggetto del caffè di domattina.

A molti di coi non sarà sfuggita la presenza dell’aitantissimo equerry del re, il maggiore-promosso-tenente-colonnello Johnny Thompson. Anche di lui parleremo, spero presto.

Le foto del giorno – La bella gioventù

Compie oggi 21 Elisabeth, Duchessa di Brabante e futura regina dei Belgio, e la Casa reale pubblica in suo onore due fotografie scattate a metà settembre nel castello di Laeken, quando la fanciulla era ancora in patria; oggi festeggia a Oxford, dove segue i corsi di Storia e Politica al Lincoln College.

(Ph: Bas Bogaerts)

Anche i genitori in questi giorni sono all’estero, impegnati in una visita di stato in Lituania (oggi nella capitale Vilnius hanno visitato la chiesa di San Michele, che ospita le tombe di molti membri della famiglia Sapieha, cui apparteneva la nonna materna della Reine).

(Ph: Bas Bogaerts)

Un compleanno festeggiato sul filo della lontananza, la forza degli affetti e l’unità della famiglia: per questi ritratti Elisabeth ha saccheggiato l’armadio materno scegliendo oltre a un paio di orecchini un top firmato Natan che l’allora principessa Matilde aveva indossato nel 2009.

Guardando gli scatti, a Lady Violet sono tornate in mente immagini simili, i ritratti per il quarantesimo compleanno della madre Mathilde, allora anche lei Duchessa di Brabante, in quanto moglie dell’erede al trono belga; sarebbe divenuta Regina Consorte sei mesi dopo

Somigliano madre e figlia? Nei tratti della deliziosa Elisabeth a me sembra di vedere incrociarsi la dolcezza di Mathilde, la delicatezza della bisnonna Astrid, ma anche il brio di nonna Paola; il risultato è una bellezza moderna, una ragazza che sembra intelligente, brillante, volitiva, e mi piace sempre di più. Ci attendono lunghi anni soddisfatti da royal watcher; è una promessa e anche un po’ una minaccia.

Le foto del giorno – Dieci anni dopo

Era un sabato di sole quel 20 ottobre di dieci anni fa, quando l’erede al trono lussemburghese, Guillaume, portava all’altare la contessa belga Stéphanie de Lannoy.

(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)

L’allegria di quel giorno era venata da una leggera malinconia per l’assenza della madre della sposa, scomparsa solo otto settimane prima. E una certa malinconia sembrava avvolgere questa coppia, spesso un po’ a disagio negli eventi pubblici, lui goffo, lei trascurata (come dimenticare i capelli fermati coi mollettoni di plastica, o i tristi completini sintetici?). E la domanda sempre sussurrata: perché non hanno figli?

Poi è arrivato il piccolo Charles a riempire di felicità i genitori e di allegria tutti quelli che si imbattono in loro. Sono passati dieci anni da quello che fu l’ultimo matrimonio di un principe ereditario – il prossimo si svolgerà in Giordania – e la gioia sembra essere diventata la cifra di questa coppia, che oggi festeggia le nozze d’alluminio aspettando il secondo figlio. Nelle fotografie diffuse dalla Corte Guillaume e Stéphanie sono ripresi nelle strade del Lussemburgo, lui con le tempie ingrigite, lei col pancino arrotondato per l’incipiente gravidanza (il bebè è atteso per aprile), mostrando una gloriosa normalità non priva di fascino.

(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)

E poi, come dimenticare che le loro nozze sono passate alla storia come il royal wedding col fagiano? Correte a riguardare le immagini (e le mise) di quel giorno: A Royal Calendar – 20 ottobre 2012

Le foto del giorno – Compleanni

Compie oggi 63 anni Sarah Duchessa di York, e di verde vestita – il suo colore feticcio – posta sui suoi social delle foto furbette che la ritraggono con Sandy e Muick, i corgi appartenuti alla regina che ha adottato insieme all’ex marito Andrew. Così, tanto per ricordarci che lei, anche se di sguincio, ha sempre un ruolo nella Royal Family.

Le foto sono corredate da una didascalia altrettanto furbetta: “the presents that keep giving…” i regali che sono un dono continuo.

Va detto che queste foto, oltre a tranquillizzare noi corgi lovers sulla sorte degli amati quadrupedi, hanno il pregio di diversificare la comunicazione della rossa duchessa, al momento concentrata nella promozione del suo nuovo libro A most intriguing Lady che dovrebbe uscire nei primi mesi dell’anno prossimo. Ambientato nell’età vittoriana, racconta le vicende di Lady Mary Montague Douglas Scott, figlia dei Duchi di Buccleuch e, se non erro, sorella di quella Lady Margaret che era protagonista del romanzo precedente (ne avevamo parlato qui I Viceré). Entrambe antenate di Sarah, e prozie di Alice, che divenne Duchessa di Gloucester sposando il principe Henry, fratello di Edward VIII e George VI e zio della regina appena scomparsa. Insomma, sono sempre affari di famiglia.

Compleanno oggi anche per Christian di Danimarca – per lui sono 17 – e probabilmente anche nel suo caso hanno pesato un po’ gli affari di famiglia.

Almeno per la celebrazione pubblica del suo gran giorno, festeggiato con una sola foto per di più scattata da un amico e non dalla madre Mary, altra appassionata di fotografia come la Principessa di Galles. Foto in bianco e nero, a suggerire un certo understatement; considerate le recenti polemiche tutto sommato meglio tenere un profilo basso. Uno dei pochi casi in cui si possa usare l’aggettivo “basso” per il giovane principe, che ha raggiunto il metro e 90. L’anno prossimo Christian diventerà maggiorenne, chissà cosa si inventeranno a corte per lui!

Un sobrio compleanno

Compie oggi cinquant’anni la Reina Letizia, nata a Oviedo, capoluogo delle Asturie, il 15 settembre 1972.

Quando vede la luce, figlia del giornalista Jesús José Ortiz (figlio a sua volta di una nota giornalista) e dell’infermiera Paloma Rocasolano – entrambi poco più che ventenni – nessuno potrebbe immaginare che la bimba un giorno assumerà proprio il titolo di Princesa de Asturias, prima di diventare Reina, eppure…

Una trentina di anni dopo viene scelta da Felipe che lei, prima di conoscerlo, chiamava ironicamente Felipito. È una donna emancipata, è repubblicana, è persino divorziata, ma alla fine sul trono della cattolicissima Spagna si siede lei, anche grazie alle improbabili fidanzate collezionate dall’erede al trono, per cui alla fine Letizia sembra il meglio, o almeno il meno peggio (ma il suocero non la accetta mai davvero).

Un compleanno importante che per forza di cose passa in secondo piano, ma che comunque era stato già pensato assai sobrio: niente celebrazioni ufficiali, niente auguri pubblici, nemmeno un nuovo ritratto; solo una festa in famiglia. Assai ridotta pure quella, visto che la suocera è a New York per l’imperdibile quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Madrid e la Grande Mela, il suocero nel buen retiro di Abu Dhabi, e delle cognate non parliamo proprio.

Lunedì Letizia sarà col marito ai funerali della cara zia Lilibet, come la chiamava lui, ma questi sono giorni di business as usual; ieri ad esempio i sovrani hanno inaugurato la nuova ala dell’ospedale di Guadalajara. Per l’occasione la Reina ha rubato la camicia alla figlia Leonor, abbinandola a pantaloni bianchi. In fondo parte del suo fascino sta anche nella capacità di stupire: da un lato mostra orgogliosamente i (pochi, invero) capelli grigi dall’altra – potendo permetterselo – si veste da adolescente. Chi può dimenticare gli shorts indossati questa estate? Ma in fondo l’età cos’è se non un numero? Ai prossimi cinquanta!

Con Letizia compiono oggi gli anni altri due royal: sono 49 per Daniel, consorte della Principessa Ereditaria di Svezia, e 38 per il Duca di Sussex. Il primo lo aspettiamo al varco l’anno prossimo, per il mezzo secolo. A Harry, in mezzo alla tempesta, buon vento. Ma anche pace e bene.

40 anni senza Grace

Il 14 settembre 1982 Grace de Monaco muore per le conseguenze di un incidente stradale avvenuto il giorno prima sulla stada tra Monaco e La Turbie; la principessa stava tornando nel Principato con la figlia Stéphanie. Dato che i social non c’erano ancora ma gli stupidi sì, anche all’epoca girarono voci di complotto, o verità innominabili: la principessa stava litigando furiosamente con la figlia, o sarebbe stata adririttura Stéphanie, diciassettenne senza patente, a guidare.

(Ph: Italo Bazzoli/Archives du Palais princier)

Molti lettori di questo blog non erano nati, o erano così piccoli da non ricordare l’impatto che quella morte inattesa ebbe. Una fine così repentina a un’età ancora giovane (Grace avrebbe compiuto 53 anni due mesi dopo) chiudeva una vita autenticamente straordinaria. La ricca ragazza di Philadelphia – il padre Jack, olimpionico di origine irlandese, aveva fatto i soldi col mattone – va a Hollywood e in pochi anni diventa la musa di Hitchcock, gira pochi film (ma qualcuno fa la storia del cinema) e vince un Oscar. Poi conosce un principe e lo sposa, sedendosi con lui sul trono del regno più piccolo del mondo. Che lei contribuisce a far diventare ricchissimo grazie all’arrivo di capitali da oltreoceano, e superglam grazie alla sua affascinante presenza e al suo tocco quasi magico. All’epoca Lello Bersani, celebre giornalista esperto di cinema disse: un’attrice non può volere di più, una donna non può volere di più. Forse avrebbe voluto solo stare ancora accanto ai suoi figli, conoscere i suoi nipoti. Mentre piangiamo la scomparsa di una grande sovrana, un piccolo ricordo va anche a lei, Sua Maestà la Grazia.

Qui trovate alcuni post che Lady Violet le ha dedicato Grace, il cigno (parte prima) Grace, il cigno (parte seconda) lo Scorpio Ball Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace

Le foto del giorno – ‘A livella

Sono giorni così, ciascuno fa del suo meglio e anche questo piccolo blog va avanti come può, fedele al principio se ha fatto quello che potevi hai fatto quello che dovevi. Intanto Her Majesty lascia l’amata Balmoral alla volta di Edimburgo e del palazzo di Holyroodhouse, la residenza reale ufficiale in Scozia.

(Ph: Ian Forsyth/WPA Pool/Getty Images)

Con lei in rappresentanza della famiglia c’è la Princess Royal – Anne, l’unica figlia – che ora di quella famiglia è la matriarca, ruolo bello e oneroso. La lunga strada è orlata di migliaia di persone che danno l’addio alla sovrana offrendo il loro omaggio e il proprio rispetto. A un certo punto c’è schierata una guardia d’onore composta da trattori; tempi normali l’avremmo trovato ridicolo, ora solo tenero. Ognuno partecipa con quello che è, con quello che ha. Tanti bambini; assistono a un momento storico per il loro Paese che non dimenticheranno.

La bara di quercia che accoglie le spoglie della sovrana è avvolta dallo stendardo reale scozzese, con una semplice corona di fiori bianchi. Per comporla sono stati scelti alcuni dei suoi fiori preferiti – dalia, pisello odoroso, flogo, erica bianca, abete – tutti raccolti nel parco di Balmoral. Il giorno del funerale di stato il suo corpo verrà accompagnato a Westminster Abbey su un affusto di cannone; oggi viaggia come tutti, su un’auto funebre. Che sul finestrino laterale reca il nome dell’agenzia di pompe funebri, il signor William Purves, destinatario di una pubblicità planetaria.

Abbiamo più volte commentato come in questi giorni la Royal Family stia manifestando sensazioni ed emozioni in un modo raramente abbiamo visto in precedenza. La Regina era famosa anche per il feroce controllo delle proprie lacrime, che solo raramente si sono affacciate da quegli occhi azzurri, e comunque dopo una certa età. Una di quelle rare volte ha un particolare legame con la data di oggi, scoprite quale qui A Royal Calendar – 11 settembre 2001.

Di pari passo con l’amore e la morte

Da ragazzina vidi un film, una storia d’amore e morte durante la guerra dei cento anni, con Anjelica Huston – figlia di John, che del film era regista – e Assi Dayan, figlio del generale Moshe (che invece col film non c’entrava nulla). Più della trama mi è rimasto in mente il titolo, Di pari paso con l’amore e la morte, e si è riaffacciato scrivendo queste poche righe. In questa fine estate ci sono alcuni importanti anniversari di morti reali – il 31 agosto erano 25 anni dalla scomparsa di Diana, il 14 settembre saranno 40 da quella di Grace – e c’è quello di oggi, altrettanto reale. Dove l’aggettivo reale non deriva da rex, relativo al re e a ciò che gli gira intorno ma da res, ciò che esiste davvero.

E nella nostra storia è esistito davvero il 3 settembre 1982, quando a Palermo morirono sotto i colpi di un agguato mafioso il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro. L’agente di scorta Domenico Russo si spense giorni dopo, per le ferite riportate. I Dalla Chiesa erano a bordo dell’auto di lei, e ricordo che all’epoca molti giornali stranieri sottolinearono come il Generale avesse cercato di difendere la moglie col suo corpo. Ultimo gesto eroicamente naturale di un uomo che aveva vissuto con rigore e sobrietà un eroismo che a tutti pareva tale tranne che a lui. Mio padre lo aveva conosciuto, e ricordo durante i funerali trasmessi in televisione una lacrima che scivolava sotto i suoi occhiali e rotolava lenta sulla sua guancia. Il Generale e la crocerossina, come in un romanzo, di pari passo con l’amore e la morte. Al netto degli aspetti storici politici e criminali, tragicamente intrecciati, mi piace pensare che dopo tanti anni sia rimasta splendente la memoria di un amore. Quell’amore che abbiamo raccontato qui (La foto del giorno – 3 settembre)