La foto del giorno – 30 marzo

Visita dei sovrani di Giordania in Francia, ieri ricevuti all’Eliseo dai Macron. Con cortesia veramente degna di una regina la bellissima Rania si è vestita in modo tale da essere sicura di far fare un figurone a Brigitte. Queen-Rania-Brigitte-Macron-4La première dame va sul sicuro col colore nazionale, le bleu, per il completo semplice e rigoroso: pencil skirt dalla lunghezza perfetta, che esalta le belle gambe molto più di una mini, più camicia con superfluo falpalà che però scompare davanti all’incredibile mise della regina. Completo in pelle – spero ecologica, che l’idea che possano pure avere ammazzato qualche creatura per realizzare sta roba è insopportabile – nero come la notte. Giacchino avvitato, con maniche dal polsino smisurato che arriva quasi alle dita, più gonna; un’orgiastica plissettatura effetto fisarmonica disarticolata cui, temendo che sembrasse troppo semplice, è stata aggiunta anche una sottogonna di pizzo. Un incubo. Considerando che è stata recentemente accusata di essere la royal lady più spendacciona – primato che le è stato però strappato da Meghan – non sarebbe una cattiva idea provare a cambiare stylist. Vorrà mica ritrovarsi davanti Enzo e Carlo che le urlano Your Majesty, ma come si veste?

Travel in style part two

Travel in style si diceva qualche giorno fa, e ispirandosi a questo mantra Lady Violet è partita per le sue 48 ore nel regno di Sua Maestà Britannica.

Vi avevo lasciati che arrancavo verso il castello avito; finalmente entro e vengo indirizzata ai controlli di sicurezza. Fermi tutti! Cosa c’è in quel sacchetto? Tra le espressioni deliziate dei presenti l’addetta tira fuori questa. davOh Ma’am, Her Majesty, back home! Ma’am la verità è che io ho amiche che non solo ti offrono la colazione, ma ti fanno pure i regali (grazie Kezia!). All’interno delle storiche mura cerco di capire la via più breve e meno faticosa per andare dove volevo andare, cioè a vedere l’abito da sposa di Eugenie. Indovinate? La via più breve non c’è! Ti fai tutto il giro e pedalare. Cerco di assumere atteggiamento disinvolto e falcata sportiva, e ci riesco così bene che qualche minuto dopo si ferma una bella custodessa bionda a bordo di un’automobilina elettrica, mi guarda con occhio maternamente preoccupato, e Ma’am, let me give you a lift versione anglochic del classico “bella, voi ‘no strappo?”.

Salgo, ringrazio e spiego che il Castle è bellissimo, per carità, ma io sono venuta per una cosa sola. Ma’am ma se è qui per il royal wedding vada anche a visitare the Chapel che chiude prima, penso a tutto io. Come rifiutare tale gentile invito? st george's chapelEntro nella St. George’s Chapel, teatro degli ultimi due royal wedding, interessata soprattutto a due cose: l’eventuale odore di muffa (gira una storia sulla nubenda Meghan che avrebbe voluto spruzzare deodorante per alleggerire lo storico tanfo, ma ormai sulla povera Meghan gira di tutto, comunque io non ho percepito nulla), e il luogo di sepoltura di Henry VIII, uno che di royal wedding se ne intendeva assai. maxresdefaultChe dire? Per una Tudor-a-holic un po’ d’emozione c’è.

Lascio la chiesa, preparandomi all’inevitabile scarpinata, invece un’altra gentile signora del personale mi ferma, parla brevemente al telefono e tempo due minuti ricompare il mio angelo biondo che mi carica sulla vetturetta elettrica e mi accompagna alla meta.

È finita qui? Certo che no, perché vengo affidata ad un simpatico custode dell’apparente età di ottant’anni (ho notato che spesso la guardiania dei Royal Palaces è anzianotta) dotato di un voluminoso mazzo di chiavi stile San Pietro. E qui inizia il bello, perché parliamoci chiaro, ad andare a Windsor sono buoni tutti, ma per le segrete stanze vi porta solo Lady Violet! E allora via per stanze corridoi e altre stanze e altri corridoi, attraverso pesanti porte di legno chiaro aperte dalle chiavi della mia guida. Pareti neutre, moquette ovunque nella consolidata tradizione britannica, tutta rosso scuro in tinta unita, o con ramages dorati, o la più bella, con la rosa d’Inghilterra a cinque petali; appliques e lampadari in un trionfo di dorature e vetri molati. Il momento clou quando il custode mi fa entrare, da sola, in un’ascensore tutto di legno, che oltre alla normale porta ha pure uno di quei cancelli estensibili di ferro, tipo montacarichi. Ma’am, don’t push any button! No no per carità, dovessi ritrovarmi al cospetto di Her Majesty in vestaglia! Sale svelto al piano superiore e aziona l’ascensore (che figura, potrebbe essere mio padre! ah no, mio padre col cavolo che saliva a piedi)princess eugenie exhibitionAbiti e gioielli da favola, apprezzati con calma in ogni dettaglio (ve li racconterò in un altro post), ma ora come torno indietro? Che domande, c’è un’altra signora che mi accompagna attraverso un percorso riservato.

Mi siedo per una breve sosta su una panchina di legno, a riposare e a godermi finalmente un po’ di fresco ma l’ennesimo custode mi vede e indovinate che fa?

Parla al telefono, ed ecco riapparire la mia cocchiera personale che mi riprende a bordo e mi accompagna all’uscita, roba che manco Cenerentola!

Conclusione: è mia opinione che il travel in style non dipenda da elementi esterni, tipo un bagaglio elegante, ma sia piuttosto una disposizione dell’anima, condita da un pizzico di fortuna.

Tornando verso la stazione decido di aggiungere un ulteriore tocco royal alla mia esperienza, davanti ad un negozietto che vendeva maschere di carta col viso dei Windsor. E quale potevo scegliere se non questa?

 

P.S. il primo Travel in style lo trovate qui Travel in style

(le foto degli interni sono prese dal web, essendo proibito fotografare all’interno, le altre sono mie, e si vede!)