Breaking News!

La notizia che aspettavamo è arrivata!

Oggi è nato il royal baby di Eugenie di York, un bel maschietto in perfetta salute dal ragguardevole peso di 8lbs 1oz, che sarebbero quasi quattro chili.

Il piccolo è venuto alla luce alle 8:55 di questa mattina al Portland Hospital, dov’è nata anche la sua mamma, la zia Bea, il cuginetto Archie e vari altri baby Windsor. Il padre Jack Brooksbank ha assistito al parto.

Andrew e Sarah sono dunque diventati nonni, e insieme con i consuoceri George e Nicola sono al settimo cielo.

Anche Lady Violet è felicissima, se poi il pupetto si chiamasse Philip arriverebbe direttamente over the moon.

Queen Rania, fifty&fabulous (parte seconda)

Il 7 febbraio 1999 è l’Ascension Day di Re Abdullah II di Giordania; nel giorno in cui il padre muore il nuovo sovrano giura davanti al Parlamento. La cerimonia di intronazione (in Giordania manca una corona vera e propria) avviene il 9 giugno dello stesso anno, e in quel giorno per la prima volta il mondo può ammirare la bellezza e l’eleganza della nuova regina; quanti si sentivano orfani di Diana e del suo glamour hanno trovato una degna sostituta.

Nonostante il trucco pesante che la invecchia un po’ e le toglie freschezza, Rania risplende in un favoloso abito di Eliee Saab ispirato al costume tradizionale mediorentale, composto da un fourreau di seta beige e un pardessous ricamato. Le cronache dell’epoca attribuivano a questa mise un valore di 2.4 milioni di dollari, ma va detto che la sovrana ha indossato l’abito anche alla cerimonia per i 10 anni di regno, il che lo qualifica ufficialmente come investimento.

Se il Re di Giordania non ha corone da indossare neanche in quel giorno, la Regina sfoggia un pezzo di grande importanza; è la tiara firmata Cartier che il suocero Re Hussein donò alla terza moglie, l’amatissima Alia, morta a soli 28 anni precipitando con un elicottero. La tiara appartiene alla Principessa Haya – moglie in fuga da Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e Premier degli Emirati, accusato di essere un violento padre-padrone – che l’ha spesso prestata alla cognata. Un gioiello di grande effetto, di gusto forse un po’ più orientale e anche un po’ eccessivo – soprattutto in abbinamento con gli orecchini en pendant – ma insomma, in fondo sempre di un’incoronazione si parla.

Tanto questo diadema è importante, quanto è minimal un altro gioiello che abbiamo spesso visto sui capelli di Rania negli eventi formali; creato da Boucheron nel 2008, è una tiara trasformabile non in collier ma in bracciale. è questo che la regina ha abbinato al famoso abito dell’incoronazione celebrando i 10 anni di regno; una versione più misurata di grande eleganza.

Firmata Boucheron anche una terza tiara indossata dalla sovrana: un tralcio di foglie d’edera in oro nero e smeraldi: un pezzo molto particolare e non facilissimo da portare; dato che però è comparsa sul real capo solo un paio di volte, probabilmente si trattava di un prestito della maison francese.

Questo lo stile della regina hashemita: un mix di tradizione e modernità, ispirazioni etniche e grandi griffe. A me piace moltissimo con gli abiti ispirati ai costumi del suo paese, eleganti e scenografici insieme.

Abiti che noi definiamo genericamente caftani, a che hanno nomi, modelli, origini e funzioni anche molto diverse. Rania – che peraltro veramente di rado appare velata – li indossa con un tocco glam che è veramente la sua marcia in più.

Spostando lo sguardo a occidente, la regina ama affidare la sua silhouette così sottile e aggraziata a quegli stilisti dalle linee più semplici e pulite, con una predilezione per Prada e Armani, che l’ha vestita con due degli abiti da sera più belli mai visti.

E poi Valentino, Dior, Givenchy, Fendi, Balenciaga, Vuitton; scelte sicure per uno uno stile urbano e chic, e ogni tanto qualche errore qua e là, tanto per non sembrare troppo perfetta. Mise sempre interessanti, che sia il blu Vuitton indossato per un incontro sulla pace ad Assisi, l’insieme rosa chiarissimo che abbina la blusa al pantapalazzo per la visita alla White House, la gonna a raggi bianchi e neri indossati a Madrid o addirittura il completo Zara.

Con qualche coup de théâtre, tipo la kefiah indossata sul completo a righe, o il nero rigoroso ed elegante in visita a Papa Francesco, col capo coperto da una stola di chiffon bianco, un look che più Audrey non si può.

Invitata di riguardo ai tanti royal wedding degli ultimi anni, non sempre secondo me ha indovinato la mise. A Stoccolma, in lungo per le nozze tra la Principessa Ereditaria Victoria e il suo David era in viola Armani. Nonostante lo stilista (e il colore) all’epoca non mi piacque, e oggi francamente nemmeno. Dalle maniche diverse alla cofana di capelli cotonati tutto troppo pasticciato (e mi asterrò sul frac del Re). E poi perché quel plateau, se già sovrasta il marito?

Per la Boda Real che il 22 maggio unì Felipe a Letizia era veramente splendida in Givenchy Haute Coture; purtroppo aveva ignorato il dress code che prevedeva abito corto e cappello, e certo quella magnifica gonna abbinata a una semplice camicia bianca non può essere contrabbandata come abito tradizionale.

La perfezione non è di questa terra, per fortuna.

La prima parte del post dedicato a Rania lo trovate qui Queen Rania, fifty&fabulous (parte prima)

Quel giorno di tanti anni fa

Un breve post per ricordare quel giorno di tanti anni fa in cui una ragazza di neanche 26 anni salì su una casa sull’albero da principessa e ne discese regina, pur se con la morte nel cuore. Da quel giorno lontano sono passati 69 anni oggi, la giovane principessa è ancora sul trono, regina delle regine, icona stessa della regalità, al culmine del regno più lungo nella storia del suo Paese, uno dei più lunghi di tutti i tempi.

La sovrana è solita dedicare questa giornata al ricordo del padre tanto amato più che alla celebrazione della sua ascesa al trono; giornata negli ultimi trent’anni trascorsa a Sandringham, dove King George VI morì nel sonno nelle prime ore del 6 febbraio 1952. Come sapete quest’anno Sua Maestà a causa della pandemia non ha trascorso la pausa natalizia nella tenuta del Norfolk ma è rimasta col marito a Windsor Castle, e magari visiterà la tomba del padre, nella St. George’s Chapel. In attesa delle grandi celebrazioni pubbliche già previste l’anno prossimo, per uno straordinario Giubileo di Platino, oggi resta il giorno del ricordo privato.

Lady Violet vi propone invece un piccolo aneddoto, utile a spiegare il legame quasi familiare che i cittadini di una monarchia sentono per il proprio sovrano. La celebre cantante e attrice inglese Gracie Fields si è innamorata di Capri la prima volta che c’è stata in visita, e qualche anno dopo ha potuto esaudire il suo desiderio, comprare una casa sull’isola. Sono gli anni ’30 e con l’alzarsi di venti di guerra per l’artista britannica è più prudente rientrare in patria. Torna a guerra finita, e trasforma quella casa affacciata sul mare di Marina Piccola, di fronte ai Faraglioni, in uno dei posti (Lady Violet non pronuncerà né scriverà mai la parola location) più famosi e chic dell’isola, se non del mondo intero: La Canzone del Mare. Nel 1952 Gracie, stabilmente insediata a Capri, ha 54 anni ed è pronta per il terzo matrimonio; lui è Boris Alperovici, radiotecnico di origine rumena. Le nozze sono fissate il 18 febbraio, e la sposa va all’altare – quello di Santo Stefano, la chiesa madre dell’isola – in viola, stemperando la sobrietà del lutto nella gioia nuziale.

Un omaggio per il suo Re. E per la sua Regina.

Qui trovate i post dedicati a questo giorno, l’Ascension Day di Elizabeth II:

A Royal Calendar – 6 febbraio 1952

La foto del giorno – 6 febbraio

Le foto del giorno – Happy birthday Mary!

Giorno di festa oggi per la famiglia reale danese: oggi Mary, moglie del Principe Consorte Frederik, copie 49 anni. Per singolare coincidenza anche domani si festeggia, dato che anche Marie – cognata di Mary in quanto moglie del cadetto Principe Joachim – compie gli anni: per lei saranno 46. Circostanza che può essere divertente oppure seccante, a seconda. Noi però oggi diamo a Mary quel che è di Mary: ecco il ritratto che è stato diffuso per l’occasione.

La futura regina – anche per lei si prospettano tempi lunghi per il trono, dato che la suocera Margrethe II sembra contraria all’abdicazione quanto la cugina Elizabeth II – è bella e sorridente come sempre; a me piace molto, anche se colgo una sfumatura di freddezza di fondo, che comunque non disturba, anzi. Mi dà l’impressione di una persona che lavora e si impegna, non solo a favore della Corona e del popolo danese, ma anche su di sé, il che le ha consentito di diventare una delle reali più chic, pur partendo dall’Australia, che non è esattamente il regno del fashion, nonché di migliorare ed esaltare le sue caratteristiche fisiche. Un lavoro intenso e costante, iniziato dal giorno in cui conobbe Frederik a un party organizzato in un locale di Sidney in occasione delle Olimpiadi 2000; una delle tante coppie reali battezzate dai Giochi Olimpici – pima o poi ci scriveremo un post – inequivocabile dimostrazione degli effetti benefici dello sport sulle fanciulle da marito di ogni età. Speriamo che l’anno prossimo le condizioni siano tali da consentire a Mary di festeggiare i 50 comme il faut; per questo compleanno, diciamo così, di vigilia, la bruna principessa ha scelto l’understatement: abito a piccoli pois di Carolina Herrera, e una ponytail che tiene in ordine i capelli e ringiovanisce pure.

L’abito era stato indossato anche alcune settimane fa per accompagnare il messaggio di fine anno di WHO/Europe, la branca europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di cui ha il patronage, uno dei tanti per cui non manca di impegnarsi. Sicuramente il ritratto di oggi (del fotografo Stine Heilmann) è stato preso nella stessa seduta; nella seconda fotografia, diffusa il 30 dicembre, si apprezza il brillare discreto di alcuni braccialetti Cartier. Semplice e chic.

Le foto del giorno – Farewell, Sir

Ieri il Regno Unito ha dato l’ultimo addio al Capitano Sir Tom Moore con un lungo applauso, che alle 18:00 si è levato da ogni strada e ogni casa, dai palazzi del potere ai cottage più sperduti. Noi lo facciamo con questa foto, troppo bella per non mostrarvela.

È innegabile che quest’uomo abbia colpito quasi tutti – Britannici e no – e raggiunto molti cuori; a Lady Violet, oltre alla commozione, restano due piccole riflessioni: la prima è la considerazione che veramente tutto è possibile. Forse non è un caso che in questo tempo complesso e doloroso siano le persone più anziane a insegnarcelo (vi ricordate della novantenne Margaret Payne, che a sua volta ha raccolto fondi per il NHS salendo le scale di casa? qui la sua storia Margaret on top of the world), ed è un lascito importante, un grande dono. La seconda è la forza del simbolo, e la capacità tutta inglese di comprenderla ed esaltarla; è una delle cose che trasformano un popolo in una Nazione, e noi troppo spesso la trascuriamo. Forse c’entra anche il fatto di essere una monarchia, che di simboli vive, e certo la Regina incarna alla perfezione questa capacità.

Guardando la bandiera sventolare a mezz’asta su Westminster Abbey in onore dell’eroe scomparso (grazie Sabrina!) un pensiero è andato anche a lei, alla donna più che alla sovrana. Perché se invecchiare così bene, lucidi e in salute, è un privilegio, vedere pian piano scomparire i parenti, gli amici, la propria generazione e i punti di riferimenti, quelli che ti hanno accompagnato per tratti lunghi o brevi, deve essere molto doloroso. Oggi è stata annunciata la morte di un suo caro amico, il settantanovenne Lord Vestey, terzo Baron Vestey; uno degli uomini più ricchi del Paese, appassionato di cavalli quanto Sua Maestà, già a capo di Cheltenham Racecourse. Sua moglie, scomparsa qualche mese fa, era stata madrina di battesimo del Principe Harry.

Per fortuna in casa Windsor stanno arrivando col loro carico di gioia e allegria altri due babies – più o meno royal – e non vediamo l’ora di conoscerli!

Le foto del giorno

In effetti la prima foto non è di oggi ma di due giorni fa, il 31 gennaio, quando Beatrix- già Regina dei Paesi Bassi, tornata ad essere solo Principessa dopo l’abdicazione – ha compiuto 83 anni.

Nella foto pubblicata per l’occasione la ex sovrana, elegante e in splendida forma, mantiene il sorriso sereno e vagamente scanzonato che la contraddistingue da sempre. Eppure è una donna che ha sofferto molto, patendo anche lo strazio più atroce per un genitore: la morte di un figlio. Il suo, il secondogenito Johan Friso, si spense a 45 anni il 12 agosto 2013, dopo diciotto mesi di coma in seguito a un incidente di sci. Beatrix ha un forte legame con la nuora rimasta vedova, quella Mabel che Friso sposò contro il parere del Parlamento (lei aveva avuto in gioventù frequentazioni discutibili), rinunciando alla successione. Così come sembra in grande armonia con le altre due: Laurentien, prima ad entrare in famiglia sposando il figlio minore Constantijn e Máxima, oggi regina consorte. Pandemia permettendo, in maggio sarà festa grande nel Paese: il 17 Máxima compirà 50 anni, e in quello stesso giorno per Constantijn e Laurentien saranno 20 anni dal matrimonio civile (la cerimonia religiosa fu celebrata il 19). Intanto oggi anche i sovrani festeggiano il loro matrimonio: per loro gli anni sono 19, essendosi sposati ad Amsterdam il 2 febbraio 2002. Anche per loro c’erano state delle difficoltà, e neanche piccole: il padre di Máxima, Jorge Horacio Zorreguieta Stefanini, fu Ministro dell’Agricoltura nel feroce regime del generale Videla, e gli Olandesi non sono gente da accettare cose del genere; alla fine il Parlamento diede il beneplacito alle nozze (necessario per i principi Orange che vogliano sposarsi, pena la rinuncia alla successione) a condizione che il padre della sposa non si facesse vedere, e così fu.

Diciannove anni fa la bella argentina sposava il suo principe, e noi potevamo goderci la visione di uno degli abiti nuziali più belli di sempre, creazione di Sua Maestà Valentino, Imperatore della Couture, che ora potete rivedere in dettaglio in questo post A Royal Calendar – 2 febbraio 2002

Breaking News!

È morto oggi Sir Tom Moore, l’eroe della II Guerra Mondiale cui la Regina conferì il cavalierato il 17 luglio scorso, giorno in cui la nipote Beatrice sposò Edoardo Mapelli Mozzi (25.000 days, venticinquemila giorni).

Nato nel 1920, Sir Tom è assurto lo scorso anno agli onori delle cronache per aver raccolto una somma enorme – oltre 32 milioni di sterline – per combattere la pandemia. E lo fece camminando col suo carrellino intorno al suo giardino per 100 laps, 40 chilometri, e festeggiare così il secolo di vita. Il 31 gennaio era stato ricoverato in ospedale dopo aver a sua volta contratto il covid; è caduto combattendo la sua ultima battaglia, la buona battaglia.

Royal wedding dresses

Qual è il vostro preferito tra gli aditi indossati dalle spose reali britanniche? Di quale vi interesserebbe sapere qualcosa di più? Avete curiosità non ancora soddisfatte? Lady Violet ha una notizia per voi!

Mercoledì 10, dalle ore 19:00 alle 20:30, cioè dalle 20:00 alle 21:30 ora italiana, Caroline de Guitaut, Vice Soprintendente di The Queen’s Works of Art, e Justine Picardie, esperta di moda ed ex redattrice di Harper’s Bazaar insieme in un evento online analizzeranno la storia dei royal dresses. Dal primo abito bianco mai indossato da una sposa – quello con cui la giovanissima Queen Victoria sposò il 10 febbraio 1840 il cugino Albert di Saxe Coburg und Gotha – a quello della Regina, pagato con le tessere annonarie; dal sofisticato modello Tudor della Princess Royal alla celeberrima meringa di Diana; dall’abito con cui la graziosa Sophie Rhys-Jones è diventata Contessa di Wessex (un compendio esemplare di errori, secondo Lady Violet) a quelli indossati in questi anni dalle principesse più giovani.

Al costo di 5 sterline potete iscrivervi a questo link https://www.rct.uk/whatson/event/1044521/Digital-event:-Royal-Wedding-Dresses e seguire la chiacchierata comodamente seduti sul vostro sofà, magari sorseggiando un late afternoon tea.

Se quel giorno non poteste, o se non vi sentite sicuri del vostro inglese, nessun problema: Lady Violet non se lo perderà per niente al mondo

Meghan o non Meghan?

I tempi sono quelli che sono, la pandemia continua ad attraversare la terra col suo tragico carico; i royals come chiunque altro si muovono lo stretto indispensabile e appaiono soprattutto in videoconferenza. Gli argomenti per le chiacchiere sul sofà di Lady Violet sono drasticamente ridotti, ma nell’attesa di tempi migliori – per tutti, e in ultimo anche per questo blog – fortunatamente ogni tanto qualche notizia interessante arriva. Oggi sono ben due, e riguardano entrambe la riluttante-ma-non-troppo Duchessa di Sussex.

Nei prossimi mesi i Windsor celebreranno due importanti compleanni: il 21 aprile Sua Maestà compirà 95 anni, ma per una volta l’attenzione più che su di lei è puntata sul marito Philip, che il 10 giugno raggiungerà il traguardo del secolo. Se al momento nulla si sa di eventuali festeggiamenti per la regina, che immaginiamo più o meno privati come accade quasi sempre per il suo vero compleanno (e a maggior ragione in tempi di pandemia), è noto che il secondo fine settimana di giugno dovrebbe essere un lungo weekend di festa: giovedì 10 i cento anni di Philip e sabato 12 il tradizionale Trooping the Colour, appuntamento clou dell’anno reale, che celebra il compleanno ufficiale della sovrana. Quest’anno poi in quei giorni potrebbero esserci altri motivi per festeggiare, come la nascita del terzogenito di Zara Tindall, figlia della Princess Royal, prevista per la primavera inoltrata, o magari il battesimo del piccolino di Eugenie di York, il cui arrivo è atteso nel giro di qualche settimana. Comunque vadano le cose, si tratta di appuntamenti importanti per l’intera Royal Family, cui va aggiunta la cerimonia in memoria di Diana il 1 luglio, giorno in cui la principessa avrebbe compiuto sessant’anni: nei giardini di Kensington Palace verrà sistemata una sua statua commissionata dai figli. A quanto si sa Harry dovrebbe essere della partita e intervenire a tutti gli eventi di inizio estate, se il covid permetterà di svolgerli; Meghan invece sembra proprio di no. Qualche giorno fa è giunta notizia da Montecito che la duchessa (e con lei probabilmente anche il piccolo Archie, che non vede la famiglia britannica da un anno e mezzo) rimarrà in California senza accompagnare il marito. Ci si è affrettati a sottolineare che si tratta di decisione “personal and practical” da non leggere come una mancanza di rispetto (e ci mancherebbe pure, è il pensiero di Lady Violet) ma anzi quasi come una forma di cortesia, per non gravare sull’organizzazione e magari evitare i musi lunghi del Commonwealth Service dell’anno scorso, ultimo impegno ufficiale dei Sussex prima del buen retiro americano.

Sospendiamo ogni giudizio, ormai la situazione è tale che come si fa si sbaglia, però l’idea di quel bambino che cresce negli agi ma senza il legame speciale che si instaura tra cugini mi fa una gran tristezza; e mi piacerebbe vederlo alla cerimonia in ricordo della nonna che non conoscerà. Poi si sa, Diana e la sua memoria tornano sempre utili come dimostrato dal lancio del portale Archewell, dove Harry e Meghan hanno piazzato le foto delle loro madri, muse ispiratrici della loro appassionata attività sociale e umanitaria, o quello che è. Senza alcun riferimento ad altri tipo i padri, che nel caso di Meghan si può anche capire, nel caso di Harry magari meno. Ma si sa, Diana tira molto di più, e dato che i campi minati sono rischiosi, Madre Teresa è morta anche lei, e malati di AIDS da abbracciare scarseggiano – sia perché thanks God ce ne sono molti di meno, sia perché la pandemia impone di evitare gli abbracci – qualcosa tocca inventarsi. Oggi poi è venuta alla luce un’altra forma di omaggio nei confronti della principessa scomparsa, invero piuttosto bizzarra. Come riportato da vari media, un mese dopo la nascita di Archie, Meghan avrebbe fatto cancellare dal certificato di nascita del bambino (che qui vedete nella versione originale) i propri nomi di battesimo, Rachel Meghan, lasciando solo il titolo HRH The Duchess of Sussex, in ossequio a Diana, che sui certificati di nascita dei figli compariva soltanto come HRH The Princess of Wales.

L’impressione di Lady Violet è che il titolo di Duchi di Sussex sia ancora fondamentale per il loro business, almeno finché non si saranno costruiti una solida reputazione personale, e dunque ogni tanto vada ricordato. Un po’ come quelle signore appassionate sostenitrici del progresso femminile e della modernità, che però mantengono il cognome del marito ricco&famoso, ancorché divorziato. Ce ne sono ovunque, anche nel nostro Parlamento

Lady Anne Clifford, una donna e i suoi diritti

Quello che celebriamo oggi non è esattamente un Royal Calendar, ma Lady Violet confida che la storia di questa donna straordinaria vi appassioni.

Anne, figlia di George Clifford, terzo Conte di Cumberland, e di sua moglie Margaret, nasce il 30 gennaio 1590 a Skipton Castle nello Yorkshire. La famiglia ha vaste proprietà nell’Inghilterra settentrionale, che comprendono non uno ma ben cinque castelli tra la Contea di York e quella di Westmorland. Il padre è ammiraglio, ed è un campione dei tornei organizzati alla corte di Queen Elizabeth I, che nutre un grande affetto per la bambina. Ha due fratelli maggiori che muoiono in giovane età, lasciandola unica figlia ed erede dell’ingente patrimonio; la fanciulla cresce affidata alle cure della madre e del suo precettore, il poeta Samuel Daniel, che le insegna l’amore per la letteratura, la storia, le discipline umanistiche. È molto benvoluta a corte, e partecipa spesso ai masques messi in scena per la gioia di sovrani e cortigiani.

Nel 1605 George Clifford muore; Anne è Baronessa de Clifford suo jure (per diritto di nascita) è anche l’unica erede ma fa un’amara scoperta: nonostante alla fine del XIII secolo le lettere patenti di Re Edward II stabilissero che titoli e patrimonio dei Clifford dovessero essere tramandati al primo erede diretto, indipendentemente dal genere, George lascia tutto al fratello Francis; la figlia sarà compensata con quindicimila sterline. Anne non accetta e inizia una lunga battaglia legale spalleggiata da sua madre: due donne contro il sistema, diremmo oggi. Il primo ricorso viene respinto, ma nel 1607 la documentazione portata da Margaret in favore della figlia, frutto di accurate ricerche, convince i giudici a riconoscerne i diritti; lo zio Francis però si rifiuta di restituire il maltolto alla nipote. Due anni dopo, il 27 febbraio 1609, la ragazza sposa Richard Sackville, terzo Conte di Dorset. Il marito dapprima la affianca nell’impresa, e nel 1615 la coppia ottiene un giudizio di stampo assolutamente salomonico: i possedimenti verranno divisi a metà, e lei potrà avere la parte che preferisce; Anne rifiuta ancora una volta: l’eredità è un suo diritto, e le spetta per intero. Ci fosse ancora la grande regina, potrebbe forse aiutarla, ma Elizabeth è morta tanti anni prima, nel 1603; al suo posto sul trono siede James I, che nonostante le richieste non intende intervenire anzi, cerca di convincerla a desistere con l’aiuto di alcuni cortigiani. A dirla tutta si è anche un po’ stancato della situazione, così come si è stancato il marito, notoriamente perdigiorno e spendaccione, che preferisce tornare al suo stile di vita senza pensieri. Suo cugino Edward Russell, terzo Conte di Bedford, per la sua turbolenza la paragona al fiume Rodano; un modo elegante per darle della rompiscatole.

Nel 1616 Margaret muore, Anne fa erigere un pilastro in sua memoria – il Countess Pillar – vicino a uno dei castelli di famiglia, e resta da sola a combattere per i suoi diritti. L’anno seguente viene proposta un’ulteriore soluzione alla controversia: tutti i possedimenti a Francis, e dopo di lui ai suoi eredi, compensati dalla somma di diciassettemila sterline per lei. Che ovviamente non accetta. Accetta però al posto suo il marito, che prende i soldi e si abbandona alla vita di ozi e spese folli che tanto ama, lasciando la moglie senza più nulla. Sarebbe superfluo sottolinearlo, ma non è un matrimonio riuscito: dei cinque figli nati, tre maschi e due femmine, solo le ragazze raggiungono l’età adulta; manca l’amore, e manca soprattutto la lealtà. Nel 1624 Richard muore. Quattro anni dopo la vedova quarantenne si risposa; lui è Philip Herbert, quarto Conte di Pembroke e primo Conte di Montgomery, ha sei anni più di lei ed è vedovo a sua volta; neppure questo matrimonio sarà felice.

È il 1640, questa volta a morire Francis Clifford, lo zio usurpatore; potrebbe essere la fine della storia, e invece no. Perché Francis ha un figlio, maschio, che subentra nel possesso di un’eredità che non gli spetta. Mal gliene incoglie però: Henry Clifford segue il padre nella tomba due anni dopo; muore senza eredi, nulla più si frappone tra Anne e il suo diritto. Nulla tranne la guerra civile, che costerà la testa a King Charles I un secolo e mezzo prima del suo omologo francese, e consentirà a Anne di prendere finalmente possesso davvero di quanto le spetta, dopo una battaglia durata quarant’anni. Durante il governo repubblicano Lady Clifford resta fedele alla causa del re, suo marito appoggia invece Cromwell e i suoi roudheads, portando alla fine un matrimonio già in crisi per molte ragioni, non ultima la volontà di Anne di consentire alla figlia un matrimonio d’amore, ovviamente contrastato dal marito.

Anne resta vedova nel 1650, ha sessant’anni ed è finalmente padrona dei suoi beni oltre che del suo destino. Inizia la sua terza vita, che ha la fortuna di durare tanto, quasi trent’anni. Diventa quella castellana colta, illuminata e orgogliosa testimone della grandezza della sua casata che ha sempre desiderato essere.

La morte arriva il 22 marzo 1676, alla bella età di 86 anni; la coglie in uno dei suoi castelli, che ha fatto restaurare con passione e perizia, nella stanza dov’era nato il padre e morta la madre. Sembra la chiusura del cerchio, ma non è così, perché il suo amore per le arti e la scrittura le sopravvivono, e arrivano fino a noi, non solo attraverso la pietra dei suoi castelli, ma grazie alla carta. I suoi diari, scritti in forma epistolare, sono ancora stampati e fanno di lei una delle prime, se non la prima, scrittrice nella storia della letteratura inglese.

Mai cercare di ostacolare una donna intelligente, determinata, e pure colta.