Diamond and pearl, best friend for a girl.

Ora è agosto e godetevi le vacanze, o almeno un po’ di riposo, ma se a settembre vorreste darvi allo shopping ho una proposta per voi.

Se amate i gioielli con una storia – meglio se royal – o le perle, o lo stile déco, o Cartier, o magari tutte queste cose insieme, il 14 settembre potreste partecipare all’asta di gioielli che si terrà a Londra da Dix Noonan Webb.

Con un valore stimato tra le 30.000 e le 40.000 sterline, uno degli oggetti proposti è questo bracciale: un doppio filo di perle intervallato da piccoli diamanti taglio brillante, chiuso da un notevole fermaglio di platino tempestato di diamanti con due grandi perle. La linea ad un tempo geometrica e opulenta del fermaglio ne rivela l’origine Déco; si tratta infatti di una classica creazione Cartier che risale al 1925.

Oltre al valore, alla raffinatezza della manifattura e al pregio storico artistico, il bracciale ha una dote in più: viene dalla collezione privata di un importante membro della Royal Family. La principessa Margaret, sua proprietaria, lo indossava nel ritratto che le fece Cecil Beaton per il suo diciannovesimo compleanno, nel 1949.

In questo famoso ritratto, in cui il bracciale brilla al suo polso sinistro, Margaret indossa un romantico abito rosa pallido cosparso di farfalle, che la rende una vera jeune fille en fleur, con lo sguardo malinconico e il vitino di vespa (secondo le cronache dell’epoca era di soli 45 centimetri) perfetta interprete di quell’estetica romantica che, al di là degli anni della guerra, contrraddistingue il regno del padre, con Beaton e il couturier Norman Hartnell incaricati di far rivivere lo stile della regina Victoria com’era nei ritatti di Franz Xaver Winterhalter.

L’immagine, l’abito, il bracciale e il collier di perle hanno ispitato i costumisti di The Crown, che hanno vestito Vanessa Kirby di un abito vagamente simile, ma molto più contemporaneo e sensuale, ben lontano dallo spirito virginale incarnato dalla giovanissima Margaret.

Dunque save the date: martedì 14 settembre, che è pure il compleanno di un’amica mia.

Quante spose di luglio!

Those who in July do wed, must labour for their daily bread

Chi si sposa a luglio si deve guadagnare il pane quotidiano. Probabilmente perché per loro portare il pane in tavola non è di solito un problema, luglio è un mese gettonatissimo per i royal wedding, compreso il più famoso di tutti , quello di Charles e Diana, ormi entrato negli anta.

Se Paola Ruffo di Calabria lascia Roma alla volta di Bruxelles per diventare Principessa di Liegi il 2 luglio 1959 sposando Albert – fratello del Re dei Belgi e poi re a sua volta – nel 2014, il 6, il maggiore dei nipoti della coppia, Amedeo, fa il percorso inverso e viene in una Roma torrida a sposare la deliziosa – e italianissima, nonostante il cognome – Elisabetta Rosboch Von Wolkenstein. Paola indossa un abito couture e il sontuoso velo ereditato dalla nonna (belga a sua volta) che nell’emozione del momento finisce per calpestare. Elisabetta è in Valentino dalla testa ai piedi; nel suo caso il prezioso velo di famiglia resta nel comò.

(Ph: Riccardo De Luca)

È il 3 luglio 1993, un sabato, quando la cattedrale di Vaduz addobbata a festa accoglie il principe ereditario, Alois, che sposa la duchessa Sophie in Bavaria. Nonostante la proverbiale discrezione del Liechtenstein, è un matrimonio molto interessante per più di una ragione: innanzi tutto il rango dell’aristocraticissima sposa, che non solo appartiene al casato dei Wittelsbach, ma è anche nella linea di successione giacobita, che discendendo da James II si oppone alla successione degli Hannover, quella della Royal Family regnante. In secondo luogo abbonda di scapoli d’oro più o meno alla ricerca di una consorte di rango adeguato; all’epoca qualcuno sogna un matrimonio tra l’allora venticinquenne Principe delle Asturie Felipe e Tatjana, sorella ventenne dello sposo. Philippe del Belgio, timido e riservato, ha 33 anni ed è quasi fuori tempo massimo; è l’erede apparente al trono su cui siede solidamente lo zio Baudouin: la sua situazione apparentemente tranquilla si ribalta in appena 4 settimane, con la morte dello zio e l’inattesa ascesa al trono del padre Albert. Philippe trova in seguito l’anima gemella in Mathilde d’Udekem d’Acoz che sposa nel dicembre 1999.

Lady Violet, che deve di lì a breve fare da testimone a due delle sue migliori amiche – sempre damigella e mai sposa! – cerca ispirazione per le sue mise nei reportage di questo royal wedding, ispirazione che genera un clamoroso cappello di paglia con fiocco in organza per uno dei due matrimoni, celebrato di mattina.

Se il matrimonio di Philippe e Mathilde è l’ultimo royal wedding del millennio, il penunltimo credo proprio che sia quello di Alexia di Grecia, primogenita dei deposti Costantino e Anne-Marie, che il 10 luglio sposa nella cattedrale ortodossa di Londra l’architetto spagnolo Carlos Morales. Alexia ci dà la grande, e rara in questa generazione, gioia di vedere indossata la famosa tiara del Khedivé, che per tradizione indossano le spose discendenti di Margareth di Connaught (qui trovate la storia di questo splendido diadema A Royal Calendar – A Greek royal wedding).

Same month same place per il fratello minore di Alexia, il diadoco Pavlos, che il 1 luglio 1995 impalma la graziosa Marie-Chantal Miller, di Valentino vestita, alla presenza di varie regine consorti e ben due regnanti: Her Majesty The Queen e Margrethe di Danimarca, zia dello sposo. Marie-Chantal appartiene all’aristocrazia del denaro ma non a quella del sangue, e diademi di famiglia non ne ha, per cui la suocera Anne-Marie le presta la Antique Corsage Tiara – in origine un devant de corsage appartenuto alla Regina Victoria di Svezia – che la madre Ingrid, Regina Consorte di Danimarca, le ha donato per i 18 anni.

L’altissimo profilo di queste nozze fa passare in secondo (o terzo, o quarto) piano quelle che nello stesso giorno si svolgono a Monaco, dove la principessa Stéphanie sposa con sole nozze civili il padre dei suoi due figli, Daniel Ducruet, già sua guardia del corpo. Per lei un abito corto che mette in mostra le belle gambe, realizzato da una sarta monegasca. L’espressione di papà Rainier, fiero oppositore alle nozze, è tutta un programma. Non ha tutti i torti, papà: il matrimonio dura appena quindici mesi, e finisce con Daniel fedifrago praticamente in mondovisione.

Evidentemente il fratello di Stéphanie non è superstizioso: nonostante la fine ingloriosa del matrimonio della sorella, Albert II sceglie la stessa data per sposare Charlène: nel 2011, il 1 le nozze civili e il giorno dopo quelle religiose. Come sapete, i due coniugi non hanno trascorso insieme il decimo anniversario: lui nel Principato con i figli, lei in Sudafrica convalescente da una misteriosa malattia. Solo il tempo ci dirà se la malasorte ha colpito ancora, a noi per ora non resta che riguardare le immagini di un matrimonio che al di là del glamour, delle mise della sposa – Chanel e Armani Privé – qualche nota stonata l’ha suonata da subito, come il bacio un po’ forzato dopo la cerimonia civile, o lo sposo infastidito dalle lacrime della neoconsorte.

Scelgono luglio anche due nipoti di Albert: Louis Ducruet, figlio maggiore di Stéphanie e Daniel, sposa la sua Marie Chevallier nel 2019, il 26 e il 27 (vi ricordo che nei Paesi dove non c’è concordato tra Stato e Chiesa sono necessarie due cerimonie, civile e religiosa). Un matrimonio magari privo dell’allure di raffinata eleganza della Monaco dei tempi d’oro, ma sembra felice e i due sposi davvero innamorati. L’abbiamo raccontato qui Le nozze di Louis e Marie.

Come dimenticare poi il matrimonio di un altro nipote di Albert II, Pierre Casiraghi, con Beatrice Borromeo? Siamo nel 2015, e per loro le nozze iniziano in luglio, il 25, e finiscono il 1 agosto, dal Principato all’Italia, in un tourbillon di invitati (alla cerimonia civile assistono pure Travaglio e Peter Gomez, dato che la sposa lavora per il Fatto) party, location diverse, paparazzi, ospiti vip e jeunesse dorée internazionale, e vestiti, vestiti, vestiti, con la sposa che indossa Valentino, Alberta Ferretti, Armani, solo per citare i principali. Abbiamo cercato di sintetizzare tutto in questo post: A Royal Calendar – 1 agosto 2015.

In questa rassegna non può mancare il Regno Unito, che quanto a matrimoni di luglio si piazza tranquillamente al primo posto. Il 6 luglio 1893 nella Chapel Royal, a St. James’s Palace, si celebrano le nozze tra il Duca di York George e Mary di Teck, che saliranno al trono diciotto anni dopo. Lei appartiene a una ramo minore della Royal Family ed è stata fidanzata con il fratello maggiore di lui, quel Duca di Clarence che in vita di non gode di grandissima reputazione (qualcuno lo mette pure nella rosa dei possibili Jack the Ripper) e muore sei settimane dopo il fidanzamento. Il comune dolore probabilmente avvicina i due, che finiscono per innamorarsi; sarà un matrimonio solido e felice.

(Ph: Royal Collection Trust)

Anche l’attuale Duca di York, Andrew, ha sposato Sarah Ferguson in un giorno di luglio: il 23, nel 1986. Anche il loro matrimonio è durato poco; sembra che Sarah soffrisse molto la solitudine dato che il marito, ufficiale di Marina, era lontano per buona parte dell’anno e fu protagonista di un ruspante scandaletto agli inizi degli anni ’90 che portò al divorzio. Nulla in confronto dello scanalo che ora coinvolge lui, di una gravità che potrebbe penalizzare la Corona stessa. Quel giorno di luglio li vede chiaramente innamoratissimi, e forse lo sono ancora; il loro appassionato bacio al balcone è rimasto famoso per le ragione opposte di quello tra i Principi di Monaco, compresa la scomposta interazione con la folla urlante. A quel matrimonio Lady Violet ha dedicato uno speciale chic shock e boh Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition,

Beatrice, figlia maggiore della coppia, ha sposato il suo Edo Mapelli Mozzi il 17 luglio dell’anno scorso, e ora è in attesa del primo figlio. Nozze celebrate durante la pandemia, riservate ma molto emozionanti, per il particolare momento, per l’abito della sposa, prestatole dalla nonna come la tiara, la stessa che Her Majesty aveva indossato per il suo matrimonio, e per la presenza del nonno Philip, ritratto in pubblico per l’ultima volta. Questo è uno dei post che abbiamo dedicato alle nozze di Edo e Beatrice: Le parole di un royal wedding.

La cugina di Bea, Zara Phillips, quest’anno ha festeggiato l’arrivo del figlio maschio – scodellato sul pavimento del bagno di casa – e i quarant’anni; il 31 sarà ancora festa per i dieci anni di matrimonio con Mike Tindall. Per loro nozze scozzesi, nella Canongate Kirk sul Royal Mile di Edimburgo, precedute da un party sul royal yacht Britannia, ancorato ormai in pianta stabile nel porto della capitale scozzese, e seguite da un ricevimento a Holyroodhouse, residenza ufficiale della Regina in Scozia. Zara indossa un abito creato dal sarto caro alla nonna, Stewart Parvin, che come notato anche con l’abito di Beatrice, ama sottolineare gli orli con alte fasce (Here comes the bride!). Sulla testa bionda della sposa brilla la Meander Tiara, grande favorita di Lady Violet, prestito della madre Anne che l’ha ereditata dalla nonna paterna Alice. Un gioiello che come pochi altri parla di Grecia e di classicità, di cultura.

Last but not least, il matrimonio del secolo (scorso) che incolla davanti agli schermi televisivi la bellezza di 750 milioni di spettatori: è il 29 luglio 1981, quando il principe di Galles porta all’altare la giovanissima Lady Diana Spencer. Nato come un sogno e trasformatosi rapidamente in un incubo, è stato scrutato, analizzato, radiografato da chiunque in ogni modo. La Royal Family ha deciso per il basso profilo e il quarantesimo anniversario è passato sotto un inglesissimo silenzio cui anche Lady Violet si è adeguata; se volete, questi due post ne trattano alcuni aspetti: Invitate al matrimonio del secolo e Diana the bride.

Dulcis in fundo…

…arriva Lei, a illuminare di grazia regale l’ultima giornata delle corse di Ascot, che quest’anno hanno riaperto i cancelli al pubblico (nel 2020 le gare si erano tenute a porte chiuse) resistendo strenuamente alle limitazioni imposte dal covid, e pure alla pioggia che è caduta inclemente.

L’appuntamento del sabato è il meno mondano dei cinque giorni, ed è frequentato soprattutto dagli appassionati come Sua Maestà, che anche quest’anno aveva alcuni cavalli in gara.

Questa volta non è andata benissimo per la sua scuderia, ma siamo certi che la sovrana si sarà goduta appieno la giornata, lontana dagli affari di Stato, da quelli di famiglia (presente alle corse oggi solo il maggiore dei suoi nipoti, Peter Phillips) e immersa in un mondo che ama tanto, in compagnia dal fido John Warren, il suo racing manager.

Anche Her Majesty si è adattata al dress code proposto quest’anno: mise vintage o second hand, comunque non nuove. Lei ha riciclato un completo color acquamarina: soprabito e cappello, con decorazione a contrasto formata quattro rose in diverse tonalità su un abito con una delicata fantasia floreale. Come sempre, una scelta tutt’altro che casuale: ricordate dove l’abbiamo già vista così abbigliata? No? Ve lo dice Lady Violet. Era il 17 luglio scorso, e l’adorata nipote Beatrice di York sposava in una cerimonia privata il fidanzato Edo (Breaking News – Mr. & Mrs. Mapelli Mozzi). Quel giorno è stata l’ultima volta in cui è apparsi in pubblico col marito Philip.

Molto significativa anche la spilla che oggi brilla sulla spalla sinistra: è la Palm Leaf Brooch, creata nel 1938 da Cartier per sua madre. Elegantissima, ripete il disegno del boteh, l’elemento vegetale di origine persiana della fantasia paisley (che da noi si chiama anche disegno cashmere). La Queen Mother amava molto questa spilla e la portava spessissimo; la indossò anche il giorno del funerale del marito George VI.

Lo diciamo sempre e lo ripetiamo: la capacità della Regina di mischiare simboli e quotidiano, eventi ufficiali e affetti familiari lascia sempre stupefatti; ma Lady Violet ormai si ritrova a leggere mise e gioielli della sovrana come sfogliasse un libro di storia.

PS nella terza immagine la sovrana chiacchiera con uno dei suoi fantini che indossa i colori reali: rosso e viola. Of course.

Happy birthday Ma’am

Sorridente e soddisfatta, oggi Sua Maestà si è goduta l’omaggio della parata militare organizzata nel Quadrangle, all’interno del Castello di Windsor, versione ridotta del tradizionale Trooping the Colour, che celebra ufficialmente il compleanno della sovrana.

Per l’occasione ha scelto un favoloso riciclo: la mise grigio perla e giallo oro con cui meno di un mese aveva aperto la nuova sessione del Parlamento. Lady Violet vi ricorda che l’abito a fiori nelle stesse tonalità che completa l’insieme e quello indossato l’anno scorso nella fotografia che la ritrae con Philip il giorno del compleanno – l’ultimo – del marito: uno di quei gesti a un tempo delicati e simbolici in cui è maestra. La pesantezza dei mesi trascorsi non traspare né dall’atteggiamento né dal suo splendido sorriso, ma il soprabito le va largo, segno che dev’essere dimagrita o, come si dice in questi casi dalle parti mie si è un po’ sciupata.

Al posto dell’amato Duca di Edimburgo, c’era ad accompagnarla il cugino più anziano, l’ottantacinquenne Edward Duca di Kent, che appare piuttosto, come dire, sopraffatto dall’abbondante colbacco di pelle d’orso.

Anche in questo caso Her Majesty ha abbinato al grigio perla del soprabito l’acquamarina, ma questa volta al posto delle due clips che abbiamo visto spesso c’è una spilla appartenuta a sua madre nel più classico dei modelli déco.

Non è mancato un piccolo segno che parla di un lento ma costante ritorno alla normalità: la presenza di un piccolo gruppo di ospiti disposti lungo il perimetro del Quadrangle, totalmente assenti lo scorso anno.

Il prossimo sarà festa grande!

Royal chic shock e boh

Che ne dite, riprendiamo la rubrica domenicale? Lady Violet è convalescente e va ancora un po’ a rilento, ma in questi giorni ci sono state occasioni interessanti che sarebbe un peccato non commentare insieme.

Gruppo di famiglia n°1

Sabato 15 maggio il quindicenne Christian di Danimarca, secondo in linea di successione dopo il padre Frederik, ha ricevuto la cresima. La cerimonia si è tenuta nella chiesa del Castello di Fredensborg, ed è stata l’occasione per vedere tutta la famiglia riunita: un’immagine veramente bellissima, col festeggiato e la sua famiglia in bianco e blu, e la nonna Margrethe in rosso. Elegantissima la sovrana in una mise color papavero che le illumina l’incarnato; che meraviglia queste signore agée vestite di colori brillanti, dovrebbero ispirare tutte le loro coetanee, tristi fidanzatine dei toni neutri. Sulla sua spalla brilla la spilla a forma di margherita che indossa in tutte le occasioni più importanti (l’aveva anche sull’abito da sposa). Chic.

Completo blu per i tre uomini di casa, tailleur pantaloni bianco per la quattordicenne Isabella, stile bon ton – gonna a pois e giacchina di tweed – per la piccola Josephine, 10 anni. Mise supersobria per Mary, che immaginiamo sia la regista di questa perfetta messa in scena: abito midi in seta a micropois firmato Iris&Ink, scarpe nude nella stessa tonalità della pelle (strategia infallibile per allungare le gambe) fascinator blu scuro, Più il tocco che dimostra come Mary abbia imparato a perfezione il linguaggio dei gioielli reali: sull’abito ha appuntato la Connaught Sapphire Brooch, una spilla composta da uno zaffiro contornato da diamanti con un piccolo festone di perle; diamanti e una perla anche nell’elemento pendente. Il gioiello fu donato alla principessa prussiana Luise Margarete in occasione delle sue nozze con Arthur, Duca di Connaught e Strathearn, settimo figlio della Regina Victoria. La loro figlia Margaret portò con sé la spilla andando sposa dell’erede al trono di Svezia, e alla sua morte prematura fu ereditata dall’unica figlia Ingrid, in seguito Regina Consorte di Danimarca e madre dell’attuale sovrana Margrethe II. Mary indossava la spilla il 21 gennaio del 2006, il giorno in cui Christian fu battezzato. Che vi devo dire, l’abito è un po’ triste e non mi fa impazzire ma tutto l’insieme, come avrebbe detto mia madre, mi è piaciuto molto. Chic.

Gruppo di famiglia n°2

Il 17 maggio Máxima d’Olanda compie cinquant’anni; nell’impossibilità di organizzare un gala comme il faut la pirotecnica sovrana si è dovuta accontentare di un concerto al Teatro Carré di Amsterdam, che sarà trasmesso in televisione. Con Máxima e Willem Alexander c’erano la ex Regina Beatrix (che dopo l’abdicazione ha ripreso il titolo di Principessa) e le tre figlie: l’erede al trono Catarina-Amalia, che a dicembre compirà 18 anni; Alexia, che ne avrà 16 il mese prossimo, e la quattordicenne Ariane. Tutte e tre altissime sembrano più grandi della loro età; come tutte le ragazze sperimentano per trovare il loro stile e perciò sospendiamo ogni giudizio; però sono certa che in futuro ci daranno grandi soddisfazioni, o almeno grande allegria. Vestite ognuna a modo suo – una fantasia oscura e un po’ punitiva per Amalia, stile gypsy per Alexia e effetto camicia da notte per Ariane – non potrebbero fornire un’immagine più diversa da quella della famiglia danese, ma in fondo è giusto che ognuno mostri le sue peculiarità.

(Ph: Patrick van Katwijk/WireImage)

La bionda regina ha scelto, come fa spesso, la creazione di uno stilista olandese, in questo caso la giovane Iris van Herpen. I cui abiti sono anche interessanti, ma rischiano di perdere molto del loro fascino quando scendono dalle passerelle. In questo caso si tratta di un fourreau color carne, ricoperto di tulle con un pattern azzurrognolo che sembra un ologramma, o un disegno in 3d.

Francamente lo trovo orrendo, o quanto meno non adatto alla gioiosa fisicità di Máxima. Nonostante l’impressionante demiparure di smeraldi, shock.

Gruppo di famiglia n°3

Martedì scorso Her Majesty accompagnata dal figlio Charles, poi relegato in postazione laterale, ha inaugurato il Parlamento. Di lei e della sua mise, elegantemente riciclata, abbiamo già parlato (Le foto del giorno – State Opening of Parliament 2021) ma c’è un dettaglio che rende la scelta di Sua Maestà teneramente significativa: l’abito a fiori grigi e gialli che completa l’insieme è stato indossato dalla sovrana nella fotografia che la ritrae con Philip per il suo novantanovesimo compleanno. Imbattibile.

La Duchessa di Cornovaglia, terzo e ultimo membro della Royal Family presente, pur rispettando il dress code che prevedeva una mise da giorno, ha scelto di vestire in bianco, colore tradizionalmente usato quando per l’occasione si indossa l’abito cerimoniale.

Bellissimo il cappello Philip Treacy, interessante il soprabito, giocato in due tonalità di bianco – la parte inferiore e una fila di rombi sono in un color ostrica, mentre la parte superiore e la fila di rombi a contrasto sono off white – anche se il tessuto piuttosto rigido non rende impeccabile il fitting. Perfetti gli accessori, rigorosamente in tinta, a partire dalle décolleté bicolori Chanel. Anche Camilla ha appreso a perfezione il linguaggio dei gioielli reali, e indossa una spilla appartenuta alla Queen Mother, un pezzo déco in cristallo di rocca circondato da diamanti, con diamante centrale; la trasparenza del cristallo di rocca rende il gioiello diverso a seconda del colore su cui viene appuntato; sul bianco è veramente favoloso. Chic.

Non è comparsa insieme alle altre, ma la Duchessa di Cambridge è sicuramente una delle royal ladies protagoniste dell’ultimo mese; per la grazia con cui ha affrontato il funerale del principe Philip, per la semplicità con cui ha festeggiato i dieci anni di matrimonio in famiglia, per il garbo e l’empatia con cui affronta i suoi impegni.

Tre giorni fa, in compagnia del marito, è stata a Wolverhampton, dove ha visitato tre organizzazioni che si occupano di bambini e ragazzi in difficoltà. Impeccabile il look da lavoro in total blue: sotto il cappotto lungo dei pantaloni ampia vita a lta (Jigsaw) e una blusa a pois con colletto smerlato (Tory Burch), che non mi fa impazzire ma almeno dà quel necessario tocco di luce. In più il dettaglio raffinato e very British della mascherina in tessuto Liberty. Chic.

Il 7 maggio aveva attirato l’attenzione di molti durante la visita al Royal London Hospital, seguita da quella all’archivio della National Portrait Gallery. In questo caso la scelta è caduta su un cappottino, della collezione 2018 di Eponine London, di un bellissimo rosso arancio foderato di blu elettrico. Si saranno ispirati al classico cappotto casentino? L’abbinamento col beige caramello spegne un po’ l’insieme, ma non mi dispiace. Deliziosa la borsa, la Nano Montreal di DeMellier. Anche questa volta chic.

Le foto del giorno – State Opening of Parliament 2021

Con una cerimonia in tono minore e davanti a pochi ben distanziati parlamentari, questa mattina Her Majesty ha compiuto l’annuale inaugurazione del Parlamento, leggendo il discorso programmatico scritto per lei – unico durante tutto l’anno – dal Prime Minister Boris Johnson.

Per la prima volta in 120 anni la Regina sedeva da sola; per la prima volta da quando, nel 1901, a quello di Re Edward VII ne fu appaiato un altro per la Regina Alexandra, il trono destinato al Consorte è stato rimosso. Sua Maestà ha raggiunto il suo posto al braccio del principe di Galles, che contrariamente a quanto accaduto in precedenza non si è sistemato accanto alla madre, ma ha preso posto con la moglie su due sedute poste lateralmente.

La Regina non è giunta a Westminster in carrozza, ma in auto da Windsor, in compagnia di una lady-in waiting; sempre in auto è arrivata la Imperial State Crown, che da qualche anno viene esposta accanto alla sovrana che, a causa del peso, preferisce non indossarla più.

In ossequio alla sobrietà che ha caratterizzato l’evento, la sovrana ha lascito l’abito cerimoniale nell’armadio, preferendo invece una mise da giorno non priva di dettagli interessanti. Innanzi tutto il colore: sappiamo che la Royal Family ha osservato due settimane di lutto stretto dopo la morte del principe Philip, ma Sua Maestà è comunque una signora d’altri tempi, e ha optato per una tinta da mezzo lutto, il grigio perla; un soprabito con un ricamo di fiori giallo oro intorno alla scollatura, completato da un abito fantasia en pendant. Una mise, tra l’altro, riciclata: l’aveva già indossata per il Ladies Day nell’ultima edizione di Ascot aperta al pubblico, quella del 2019 (Ascot, Ladies Day).

Sulla spalla sinistra brilla la coppia di clips in diamanti e acquamarine, firmate Boucheron, dono dei genitori per il diciottesimo compleanno, il 21 aprile 1944.

Lady Violet confessa: in questo caso proprio non so spiegare questa scelta, ma guardandola non ho potuto non notare che i colori della sua mise, grigio e giallo, sono i due scelti da Pantone per il 2021. Perché Her Majesty non segue mai la voga, ma spesso la anticipa.

L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.

Il giorno dopo la tristezza e la commozione è il momento di dedicare la nostra attenzione ai dettagli. A partire da quelli che non abbiamo visto: sembra che la Regina avesse con sé in borsa una fotografia dei tempi felici: lei e Philip giovani, all’inizio di quel viaggio straordinario che è stato il loro matrimonio. E sembra che abbia usato come fazzoletto una delle pochette bianche che il principe portava nel taschino realizzate per lui dai suoi sarti di Savile Row, Kent & Haste.

La Regina e la Richmond Brooch

È una delle domande che si sono posti tutti, perché Sua Maestà abbia scelto una spilla che, al contrario di altre, non ha un legame diretto col marito scomparso. Provo a dare una risposta: alcune di quelle più strettamente legate a Philip, come la Sapphire Chrysanthemum, indossata in viaggio di nozze e spesso negli anniversari del matrimonio, o magari la Grima Ruby, che lui le donò per i 40 anni, hanno pietre colorate – zaffiri l’una, rubini l’altra – e il lutto non ne consente l’uso (la seconda poi è in oro giallo, totalmente inadatta). Altre, come la Six Petal Diamond Flower, indossata per l’annuncio del fidanzamento ufficiale, sarebbero andate bene, ma io penso che Her Majesty abbia voluto onorare il consorte scomparso con un pezzo indossato sempre in occasioni di grande importanza, molte delle quali legate alle forze armate come il Festival of Remebrance, ma anche la cerimonia per i suoi 90, l’udienza con Papa Giovanni Paolo II nel 2000 o il matrimonio dei Sussex. La spilla è composta da diamanti con una perla centrale (che può essere sostituita da un altro diamante) più una perla a pera come pendente che può essere rimosso, come in questo caso. Fu donata dalla città di Richmond a Mary di Teck, che andava sposa all’allora Duca di York, all’epoca secondo nella successione. Un gioiello che celebra un riuscito matrimonio reale e il ruolo di consorte del sovrano, ma porta con sé un dettaglio particolarmente significativo.

Quel 6 luglio 1893, il giorno in cui sposò George, Mary aveva dieci damigelle; una delle quali era Alice di Battenberg, la madre di Philip (è la prima bambina as inistra, in seconda fila, seduta su una sedia). Ed ecco che il cerchio si chiude.

Catherine e il choker di perle

Perle e diamanti anche per la Duchessa di Cambridge, che ieri ha incantato un po’ tutti, per l’aspetto – bello il cappottino, il modello Beau Tie di Catherine Walker fermato da un nodo obliquo, e il cappellino che dava alla sua mise un’aria vagamente anni ’40 – ma soprattutto per il comportamento, da vera futura regina. Al suo collo brillava un choker: quattro fili di perle coltivate, dono del Governo giapponese, fermati da una favolosa chiusura di diamanti. Il collier appartiene alla Regina, che lo ha indossato poche volte, non amando particolarmente questo modello; molti lo ricordano indosso a Diana nel novembre 1982, alla gala dinner offerto da Beatrice d’Olanda, in visita nel Regno Unito insieme al marito Claus. Ma anche Catherine lo ha già indossato, nel 2017, per i 70 anni di matrimonio tra Elizabeth e Philip. Perle e diamanti anche per gli orecchini, i Bahrain Pearl Drop. Per il matrimonio di Elizabeth e Philip arrivò in dono dal Bahrein una madreperla contenente ben sette perle; due furono usate per questi orecchini, che la Regina ha prestato spesso sia a Catherine sia a Sophie di Wessex. E altri cerchi si chiudono.

Camilla e il badge militare

Per la Duchessa di Cornovaglia né perle né diamanti; lei ha onorato il suocero indossando un badge militare in argento. La spilla evoca il corno che nel XIX secolo sostituì il tamburo per dare ordini sul campo di battaglia. È uno dei simboli della fanteria leggera e del corpo dei fucilieri, The Rifles, di cui Camilla è diventata Colonel-in-Chief la scorsa estate al posto di Philip, che in quella occasione comparve in pubblico per l’ultima volta. Tutti i fucilieri presenti indossavano lo stesso badge, come la duchessa. Un omaggio che il vecchio soldato avrebbe gradito sicuramente.

Le calze!

Scivolata delle sorelle York, che alle canoniche hanno preferito delle calze chiare. Molto chiare, troppo! Ragazze, superati i 30 dovet stare più attente. Menzione d’onore per i due mariti, Edoardo e Jack, affettuosamente impeccabili. Calze chiare anche per la signora in alto a destra, che dovrebbe essere la Contessa Mountbatten of Burma. Pazienza.

Quercia o lana?

Il corpo di Philip riposa in una bara di quercia foderata di piombo, come deciso da molti anni, secondo l’uso reale britannico. La quercia è l’albero che rappresentala sovranità, terrestre e celeste, e il suo legno è particolarmente resistente, tanto che l’origine del termine “robusto” si fa risalire a quercus robur, la specie di quercia più diffusa in Europa. Prima del funerale però, si è diffusa la voce che le spoglie del principe potessero venire custodite recuperando un’altra vecchia tradizione inglese: la bara di lana. Un sistema che sta tornando attuale in ossequio alla moda che ricerca prodotti biodegradabili, e sembra che uno dei principali fornitori sia la stessa fabbrica che fornisce il panno per le uniformi, almeno quelle reali. La tradizione delle sepolture nella lana risale a una legge del 1660, che per favorirne il mercato, così tipicamente British, imponeva che le salme fossero avvolte in sudari di questo materiale, pena multe pesanti. Naturalmente l’aspetto ecologico in questo caso sarebbe inutile, dato che Philip verrà sepolto con Elizabeth all’interno della St George’s Chapel, ma come potete immaginare ha già destato l’attenzione del futuro re, Charles, appassionato sostenitore di cause ambientali, dunque nel caso sappiamo già cosa potremmo aspettarci.

P.S. a tutte le amiche tricoteuses segnalo che esiste già una bella produzione di bare in lana handmade, con la possibilità di ricamare le iniziali del defunto. Una possibilità da tener presente coi tempi che corrono.

Save the date!

Se il pomeriggio di martedì 30 non avete impegni, o se vi piacerebbe averne ma siete in zona rossa, ho qualcosa per voi.

Mercante in Fiera – cioè la splendida realtà delle Fiere di Parma – ha invitato me insieme con grandi esperte del bijou americano ad accompagnarvi in un breve viaggio in questo magico mondo. Oltre a un po’ di storia del gioiello non prezioso si parlerà del ruolo fondamentale degli artigiani italiani immigrati negli USA, e di grandi protagonisti come Kennteh Jay Lane. Ma ci sarà anche posto per il più regale degli accessori, declinato in versione meno impegnativa, e sarà proprio Lady Violet a trattare l’argomento.

L’appuntamento è alle 17:00 del 30 marzo seguendo questo link; https://m.youtube.com/user/fierediparma

Se non foste libere, resterà disponibile la registrazione. Enjoy!

Un post su Kenneth Jay Lane ha inaugurato questo blog; lo trovate qui Jackie, Kenneth e la collana dei sogni

Tiffany perde il suo cuore

Quanto amate certi piccoli gioielli Tiffany, il cuore Open Heart definito solo dal contorno cicciotto, il fagiolo Bean trasformato in un oggetto di lusso, il bracciale Bone che avvolge il polso, o il fratellino minore, lo Split?

Quante di voi in viaggio a New York non hanno resistito al desiderio di tornare a casa una scatolina di quel particolare punto di colore che non è un colore, ma un marchio di fabbrica (Pantone lo creò su misura, e si chiama 1837 Blue, citando l’anno di fondazione della Maison)? Se siete tra queste, dovete ringraziare una donna, Elsa Peretti.

Che ha trasformato in icone forme morbide e segni semplici, e soprattutto ha portato l’argento nell’Olimpo del lusso. Un lusso contemporaneo, accessibile a (quasi) tutti, declinato in creazioni che sono ornamenti ma anche oggetti di design, talismani, compagni di viaggio. Elsa Peretti è morta oggi, dopo una vita di quelle che si leggono nei romanzi. Nata a Firenze il 1 maggio 1940, suo padre era Nando, fondatore e patron dell’API, Anonima Petroli Italiana (oggi si chiama IP); Elsa si stanca presto di riti e miti dell’alta società italiana, pur se animata dalla dolce vita, e se ne va in Svizzera, dove si mantiene dando lezioni di sci nella scicchissima Gstaad. Approda a Milano e, dotata com’è di un fisico alto e longilineo, diventa modella, scelta che rende furibonda l’assai più convenzionale famiglia; la sorella maggiore Mila ha intanto impalmato il conte Aldo Maria Brachetti, cui ha portato in dote azienda e cognome (ma questa, come diciamo sempre è un’altra storia) Dopo aver posato – in veste da suora – addirittura per Dalì, Elsa approda a New York; è il 1968, il momento più adatto del secolo. Incontra Halston, stilista giovane ma celeberrimo – è lui a creare il pillbox indossato da Jackie Kennedy all’inaugurazione della presidenza del marito – e i loro litigi allo Studio 54 diventano leggenda, raccontati perfino da Andy Warhol.

Elsa disegna la bottiglia per il profumo Halston, best seller negli USA, e per sé un ciondolo, il bottle, che diventerà famoso a sua volta. Helmut Newton la immortala in uno scatto storico con lei vestita da coniglietta, e inizia la collaborazione della vita, quella con Tiffany, e le sue collezioni vanno esaurite in un giorno. Tanti legami, nessun matrimonio, nessun figlio, tanti cani, la vita di Elsa non è dedicata solo al frivolo e all’effimero; quando arriva l’enorme eredità paterna crea una fondazione, la Nando and Elsa Peretti Foundation, che con decine di milioni di euro promuove in tutto il mondo progetti su diritti umani, ricerca scientifica, ambiente, arte e cultura.

Pian piano si stanca delle mille luci di New York, e si dedica sempre di più al borgo spagnolo di Sant Martì Vell, dove recupera un’antica struttura in pietra. Nel 2019 vince il premio Leonardo da Vinci alla carriera, e la Biennale dedica una mostra alle sue creazioni.

Una volta lessi una sua intervista in cui citava Pavese e il suo mestiere di vivere, augurarsi d’averlo imparato; ora è arrivato il momento del riposo, con un grazie per tutta la bellezza e la felicità che le sue creazioni hanno regalato e continueranno a regalare.

Da parte mia, grazie anche per l’esempio di realizzazione femminile, che ha dato semplicemente, senza mai pensare di farlo, né volerlo.

Un Commonwealth Day speciale

A Celebration for Commonwealth Day, così è intitolato lo speciale della BBC andato in onda oggi in luogo della tradizionale cerimonia a Westmister Abbey. E, nel caso qualcuno potesse mai avere dei dubbi, la Regina ha confermato la sua natura di fuoriclasse. Bellissimo lo sfondo del suo discorso – incentrato sui valori dell’amicizia e dell’unità – con le bandiere di tutti i Paesi che del Commonwealth fanno parte, e perfetta lei, as usual.

Tailleur in tessuto damascato azzurro – ma esiste un colore che le stia male? – sul cui bavero brilla una spilla che ha naturalmente un significato particolarmente importante: è la Sapphire Chrysanthemum Brooch, e la su presenza sottolinea ancora una volta il legame con il marito Philip, dato che fu indossata durante il viaggio di nozze, nel lontano 1947, per le nozze di diamante nel 2007.

E ancora nel novembre scorso, quando gli anni insieme sono diventati 73.

Pensiero affettuoso per il marito in ospedale, senza dubbio, ma secondo me anche riconoscimento del ruolo di Philip nella sua vita e in quella della Nazione. Questo matrimonio celebrato nell’immediato dopoguerra, che allora fu cesura tra gli anni della guerra e il nuovo corso che si sperava ricco di pace e prosperità è esso stesso il simbolo del regno di Suo Maestà e della storia del Regno Unito contemporaneo.

Il Principe di Galles nei giorni scorsi ha registrato a Westminster Abbey il suo intervento, incentrato su tematiche a lui particolarmente care: l’impegno fondamentale dei paesi del Commonwealth nella lotta ai cambiamenti climatici nella protezione di scenari naturali unici, dell’ambiente marino e della biodiversità. L’Abbazia imbandierata ha comunque ospitato le performances di tanti cittadini dei Paesi del Commonwealth, opportunamente distanziati.

I Duchi di Cambridge sono invece comparsi dalla loro residenza di campagna nel Norfolk, impegnati in conversazioni con personale sanitario, volontari e charities nei pasi del Commonwealth; in particolare con la sudafricana dottoressa Zolelwa Sifumba, appassionata sostenitrice non solo del diritto alla salute, ma anche di quelli dei sanitario sul luogo di lavoro. Anche Catherine ha scelto il blu per questa giornata, un abito già indossato nel novembre 2019; è il Kate Dress di Emilia Wickstead, che la duchessa possiede in più colori.

E speriamo che per la celebrazione del prossimo anno tutto sia tornato alla normalità.