Poker di compleanni

Il 16 aprile è veramente un giorno royal! Oggi a compiere gli anni sono addirittura in quattro, di cui due sovrani. Queen-Margrethe-birthday-1In attesa dei grandi festeggiamenti per il 2020, quando girerà la boa degli 80, Margrethe II oggi ha festeggiato il compleanno ad Aarhus, dove si trova per le vacanze pasquali. A mezzogiorno, come da programma diffuso due settimane fa, Sua Maestà si è affacciata alla veranda di Marselisborg Palace per ricevere l’omaggio dei sudditi. Erano con lei i principi ereditari Frederik e Mary coi quattro figli; sempre più disinvolti i due gemelli Vincent e Josephine di otto anni, sempre più grandi i due maggiori, Isabella (tra qualche giorno festeggerà il compleanno anche lei) e Christian, tredici anni e mezzo e un look che lo avvicina pericolosamente al Rick Astley dei tempi d’oro.

In Lussemburgo oggi le candeline da spegnere sono addirittura 91, 64 per il Granduca Henri e 27 per il quinto e ultimo figlio Sébastien.

Il sito della corte granducale li festeggia con due ritratti non inediti. Elegante, charmant ma un po’ legnoso il padre, meno bello ma più comunicativo il figlio. Sarà il sangue cubano di mammà?

La più giovane del gruppo è la deliziosa Eléonore, 11 anni oggi, la minore dei quattro figli dei sovrani belgi. eléonore belgiqueScommetto che molti si affanneranno a cercare qualche somiglianza con la bellissima nonna Paola; non saprei dire se somiglianza ci sia, ma c’è senz’altro quella grazia rarefatta che hanno alcune bambine un attimo prima dell’adolescenza.

La foto del giorno – 16 aprile

La scelta della fotografia di oggi è in qualche modo obbligata: Le Sacre de Napoléon, opera dipinta da Jacques-Louis David tra il 1805 e il 1807 che ha come soggetto l’incoronazione dell’Imperatore e della consorte. Incoronazione-di-Napoleone-Jacques-Louis-DavidLa grande tela, custodita al Louvre, rappresenta il momento in cui Napoleone alza la corona per porla sul capo di Josephine alla presenza del papa, delle famiglie Bonaparte e Beauharnais, di dignitari francesi e stranieri. L’episodio si era svolto il 2 dicembre 1804, quando il futuro Imperatore aveva scelto per la sua consacrazione la cattedrale parigina di Notre Dame e non quella di Reims, dove tradizionalmente venivano incoronati i Re di Francia.

Ecco, dopo il rogo di questa notte noi temiamo di non vedere più Notre Dame come la videro gli occhi di Napoleone. Trascurando di considerare che neppure la cattedrale del 1804 era quella originale, rimaneggiata più volte e poi devastata durante la Rivoluzione. E trascurando il fatto che i Bonaparte non vedevano ciò che abbiamo visto noi; non la guglia, che ieri è caduta per prima avvolta dalle fiamme, e nemmeno i celebri gargoyles – termine inglese derivato dal francese gargouilles, le grondaie – l’una e gli altri aggiunti dall’architetto Eugène Viollet-le-Duc circa un secolo e mezzo fa.

Tutto ciò per dire che gli edifici hanno una funzione, una storia, dei codici estetici; nessuno di questi aspetti è immutabile ma cambia col passare del tempo e l’evoluzione delle società. L’architettura è più complessa della pittura, ma in questa complessità è la sua vitalità; un dipinto distrutto è perduto per sempre, un edificio può essere ricostruito. Sta agli uomini farne un simbolo, e a dargli la forza per continuare ad esserlo.