A gentile richiesta, un piccolo omaggio alla coppia imperiale giapponese che oggi festeggia le nozze di diamante e tra venti giorni lascerà il trono al Principe Ereditario.
Akihito nasce nel palazzo imperiale di Tokio il 23 dicembre 1933, primo figlio maschio dopo ben quattro femmine dell’imperatore Hirohito e di sua moglie Nagako. All’epoca il Tennō era ancora considerato di natura divina, discendente diretto della dea solare Amaterasu, dunque il piccolo principe è anche un piccolo dio. Ma il 1 gennaio 1946, dopo la disastrosa sconfitta del Giappone, il Generale McArthur costringe l’imperatore a firmare la Ningen sengen -“Dichiarazione della natura umana” – e la nuova costituzione del 1947, imposta dagli Americani, ne riduce il ruolo a simbolo della nazione con poche funzioni, esclusivamente formali e cerimoniali.
Michiko Shōda, nata a Tokyo il 20 ottobre 1934, viene da una famiglia ricchissima senza una goccia di sangue blu, che alle abilità imprenditoriali unisce l’amore per cultura; se suo padre è alla guida di una delle maggiori compagnie alimentari asiatiche, lo zio è un famoso matematico che diventerà presidente dell’Università di Osaka. Michiko riceve un’istruzione completa, orientale e occidentale. Si laurea summa cum laude in Letteratura Inglese all’università cattolica di Tokyo (lei non è stata battezzata, ma la famiglia è cattolica) e segue anche dei corsi a Oxford e Harvard. È bella, intelligente, colta, ricchissima; suona il pianoforte, gioca a tennis e ha molti corteggiatori tra cui, sembra, anche tal Yukio Mishima.
Il 19 agosto 1957 è a Karuizawa, cittadina nella Prefettura di Nagano, e gioca una partita di doppio misto; il suo avversario è il giovane principe ereditario. Si innamorano subito, ma gli eredi al trono imperiale di solito sposano lontane cugine o fanciulle della più alta aristocrazia, naturalmente educate allo Shinto, e l’imperatrice madre non sembra contenta.
Il giovane Akihito non si fa influenzare e non cede; il 27 novembre 1958 viene annunciato il fidanzamento, cui segue il 14 gennaio la cerimonia ufficiale di compromesso e il 10 aprile le nozze. Nel rito shintoista gli sposi – abbigliati con gli splendidi, sontuosi, pesantissimi costumi tradizionali – sono soli con il celebrante; il primo atto ufficiale come marito e moglie, questa volta in abito di gala alla moda occidentale, è la visita alla coppia imperiale.
Nascono tre figli: il futuro tennō Naruhito, il principe Fumihito e la principessa Sayako (che non si vede mai perché avendo sposato un borghese non fa più parte della famiglia imperiale, come prescrive la legge).
La successione è assicurata dalla nascita del principe Hisahito, nel 2006, che non è figlio del principe ereditario, ma del fratello minore. La trasmissione del Trono del Crisantemo avviene ancora esclusivamente per via maschile, per cui l’unica figlia, femmina, del futuro imperatore, è stata esclusa.

(Ph. Getty Images)
Il 7 gennaio 1989, alla morte del padre, Akihito diventa Imperatore; il 12 novembre 1990 la solenne cerimonia di intronizzazione segna l’inizio ufficiale del suo regno, noto col suo nome imperiale, Heisei (al termine del post trovate una breve nota sui nomi imperiali giapponesi).
Non è stato sempre facile, la vita all’interno delle mura del Palazzo è scandita da regole rigidissime sotto il continuo controllo della kunai-cho, la potente Agenzia della Casa Imperiale; lo stress costa a Michiko un’afasia psicogena, comparsa all’improvviso il giorno del cinquantanovesimo compleanno e durata alcuni mesi, durante i quali l’Imperatrice non è in grado di pronunciare parola.
Credo però che il sostegno del marito non le sia mancato, e ancora oggi è una gioia vederli insieme; con le figure minute e la grazia dei gesti misurati, lui impeccabile e sempre generoso di simpatici sorrisi, lei rarefatta ed elegante in kimono o con una delle giacche/mantella che ama tanto, sempre più simile a una kokeshi, la tradizionale bambola portafortuna.
Ma ecco la prova che qualche volta si scatenano anche loro!
Una delle immagini che preferisco, e che penso rappresenti bene la coppia imperiale, è quella presa a giugno del 2005 durante la visita a Saipan, isola del Pacifico teatro di alcuni episodi della Seconda Guerra Mondiale; inchinati verso il mare in cui trovarono la morte tanti giapponesi.
Oggi invece le nozze di diamante le hanno festeggiate così, con figli e nuore, e quel tocco di inevitabile, indispensabile formalità. 
Nota. In Giappone il sovrano in carica non viene mai chiamato col nome proprio (inquesto caso Akihito), ma semplicemente Tennō Heika, Sua Maestà l’Imperatore. Al suo regno viene dato un nome, al momento è Heisei; quando l’imperatore morirà, sarà chiamato sempre col nome assegnato al suo regno, dunque Akihito diventerà l’Imperatore Heisei. Anche all’imperatrice sarà dato un nome postumo, e verrà ricordata con quello. Al momento, siccome l’imperatore abdica, verrà definito Jōkō abbreviazione di un titolo più lungo analogo al nostro “emerito”. Anche gli altri membri della famiglia imperiale hanno un nome proprio e uno imperiale, per cui ad esempio il secondogenito di Akihito si chiama Fumihito, ma il suo titolo è Principe Akishino, che è il modo con cui lo chiamano i giapponesi (il nome proprio lo usiamo fondamentalmente noi in Occidente, perché non ci è chiarissimo il meccanismo); il titolo passa anche alla famiglia, per cui ad esempio la sua prima figlia si chiama Mako, Principessa Akishino. Tutto chiaro?
Matrimonio civile, perché se lui a quel punto era vedovo lei era solo divorziata e la Chiesa Anglicana, come la Cattolica Romana, non consente in questo caso quello religioso. Il fidanzamento ufficiale era stato annunciato due mesi prima, il 10 febbraio, e le nozze fissate per venerdì 8 aprile, poi rinviate al giorno seguente perché lo sposo venne a Roma a rappresentare la Corona ai solenni funerali di Papa Giovanni Paolo II.
Le signore Robinson e Valentine, titolari della maison omonima, crearono per l’imminente duchessa un completo formato da abito di chiffon di seta arricchito da un pizzo leggero a motivi circolari e pardessous coordinato, più ampio cappello di paglia Philip Treacy, che nella sua brillantissima carriera ha fatto di molto meglio. Non mancavano i tocchi royal: la spilla con le tre piume simbolo del Principe di Galles, appuntata un po’ infelicemente sul colletto, e la clutch firmata Launer, il brand delle iconiche borsette di Sua Maestà. Oltre all’anello di fidanzamento of course: un diamante taglio smeraldo fiancheggiato da baguette appartenuto alla nonna dello sposo, l’amata Queen Mom, che probabilmente lo ebbe in dono dal marito alla nascita della primogenita Elizabeth. Cosa pensiamo di questa mise? A me non dispiace ma neanche mi entusiasma, sicuramente avrei preferito un couturier di maggior talento, anche se in fondo la scelta riflette la personalità di Camilla, una donna pragmatica con uno stile classico e sobrio; l’unica royal bride ad aver riciclato l’abito da sposa, indossato due anni dopo, con accessori diversi, all’inaugurazione del Parlamento gallese. 
La sposa si era cambiata indossando la seconda mise creata per lei da Robinson Valentine: un abito di leggero chiffon griogioazzurro sotto un soprabito in seta pesante nella stessa tonalità, con tocchi dorati in rilievo, e scarpe grigie. Un insieme elegante e molto adatto sia a lei sia alla particolare natura della cerimonia, che ho avuto occasione di veder dal vivo nel 2014 in una mostra dedicata alle spose al Victoria and Albert Museum.
E di quel copricapo, ne vogliamo parlare? Philip Treacy si riscattò ampiamente dal cappello indossato al mattino per il matrimonio civile inventandosi un cerchietto che evoca un fascio di spighe dorate, trasformando la sposa matura in una Demetra, una Cerere, una dea del grano e delle messi. Sublime. Deludente invece il piccolo bouquet tenuto in mano da Camilla, va bene il simbolismo dei fiori (il daffodil del Galles, le rose provenienti dai giardini di Highgrove) ma per una sposa adulta avrei preferito qualcosa di meno bambinesco, anche se meno abbinato all’abito (anzi meglio).
Alla benedizione religiosa c’erano anche Her Majesty e il principe Philip che hanno posato (abbastanza) sorridenti nella fotografia ufficiale; notate la raffinatezza del calzino lilla del Maggiore Bruce Shand, padre della sposa e l’assoluta bruttezza della mise della graziosa Laura Parker Bowles, stile usciere di Tiffany’s.
Oggi Charles e Camilla hanno festeggiato l’anniversario in Irlanda del Nord, alla riapertura di Hillsborough Castle; dopo quattordici anni di matrimonio – più tanti d’amore – si guardano ancora così. 
L’allora principe ereditario Akihito conobbe Michiko Shōda sui campi da tennis nel 1957, se ne innamorò e la scelse come compagna di vita andando contro una tradizione millenaria, la potente Agenzia della Casa Imperiale e la sua stessa madre, l’imperatrice Kōjun, che sembra fosse contraria. La sposò il 10 aprile 1959, facendo di lei la prima futura imperatrice non aristocratica nella storia del Giappone. Domani festeggeranno dunque le nozze di diamante, e speriamo di vedere qualche bella immagine. Intanto godiamoci questa (dovrebbe essere del 2013) che li vede impegnati in un doppio misto, lei un po’ ingoffita da un paio di braghettoni – ma si sa che l’imperatrice è sottoposta a regole severissime, dunque più che la bruttezza dell’abbigliamento notiamone l’atletica grazia – lui très chic con candidi pantaloni lunghi à la Fred Perry.
Sfidando le temperature ancora rigide di aprile Sua Maestà questa mattina si è concessa una passeggiata a cavallo nel parco di Windsor. Trench blu, il capo protetto da un semplice foulard invece del casco, che indossa raramente, è salita in groppa ad uno dei suoi pony Fell – tipica razza equina inglese, simile all’olandese Frisona – ed è uscita accompagnata dal capo stalliere Terry Pendry.
Il Duca di Cambridge ha di recente compiuto un breve stage di tre settimane per conoscere meglio l’intelligence del paese: una settimana MI5 (si occupa della sicurezza interna, controspionaggio, terrorismo, protezione dei Reali), una MI6 (per la sicurezza fuori dai confini, ed è qui che lavora James Bond) e l’ultima GCHQ (è la cyber agency, i servizi di sicurezza tecnologica). Escludendo un futuro per William come agente segreto, mi sembra che il suo training da futuro erede al trono si stia intensificando.
Settimana dedicata all’artigianato femminile per la regina di Giordania, che mercoledì ha visitato un gruppo di donne nella Valle di Jethro impegnate in progetti solidali. Bellissima la tunica il cui carattere etnico è alleggerito dai pantaloni; Rania spesso mischia nelle sue mise capi di stile occidentale ad altri della sua cultura mediorientale, e il risultato mi piace sempre, per significato ed effetto finale. Chic
Nessun tocco etnico invece per la visita allo show room della Jordan River Foundation ad Amman, che annualmente organizza una mostra con manufatti di artigiane che si ispirano alla cultura millenaria del paese. L’abbinamento rosa/rosso è uno dei trend di stagione che se vi piace potete ripetere tranquillamente, anche senza la borsa Givenchy o le scarpe Gianvito Rossi. Chic
Sabato Rania ha accompagnato alla mostra della Jordan River Foundation la first lady turca Emine Erdoğan, abbinatissima alle mattonelle sulla parete (o sono vetri su una porta?). Anche in un altro ambiente, il suo soprabitino sarebbe comunque disastroso: se un capo è realizzato in un tessuto stampato, il disegno dovrebbe combaciare il più possibile (sono pignola lo so, ma sono questi i dettagli che fanno la differenza). Shock. Rania risponde con un trench beige con inutili inserti plissé rosa, con l’aggravante delle scarpette en pendant. Boh
Simpatia ed empatia non saranno il suo forte, ma quando la Reina ci si mette non ce n’è per nessuna. Los Reyes hanno partecipato giovedì al funerale di José Pedro Pérez-Llorca, uno dei sette padri costituenti di Spagna. Cappotto a vestaglia nero Carolina Herrera, splendido, con décolletées Magrit che fanno il loro dovere e clutch Felipe Varela così così, ma lei ha portato di peggio. Chic
Lo stesso giorno Letizia è stata alla presentazione del progetto (In)Format, promosso da Google insieme con FAD (fondazione che lotta contro il consumo di stupefacenti) e dedicato agli adolescenti. Letizia ricicla una mise già vista a gennaio: gonna pitonata bicolore Zara e tutto il resto – pullover cinturone e stivaloni – in nero. Era proprio necessario? Boh
Mary, Principessa Ereditaria di Danimarca, è probabilmente la più chic delle royal ladies in circolazione; grande estimatrice della moda italiana – Prada su tutti – a volte sembra un filo troppo autocompiaciuta, ma come darle torto? Mercoledì è intervenuta ai Danish Rainbow Awards, che riconoscono l’impegno a favore della comunità LGBT, e ha scelto Max Mara, con clutch Bottega Veneta. Attenti, ciò che indossa non è un completo blusa/pantaloni ma una tuta, capo cui la maison di Reggio Emilia ha dedicato un’intera collezione. Mary ha persino avuto la fortuna di un omaggio floreale in tinta! Chic
Ieri i Principi di Monaco hanno ricevuto la cittadinanza di Peille, borgo sulle Alpi Marittime che ha stretti legami col Principato. Charlène, pallida e mesta più di sempre, ha indossato un completo in un grigio perla che avrebbe ammosciato chiunque. Giacca a sacchetto in un tessuto che sembra bouclé, un po’ troppo grande come gliele fa di solito Akris, e gonna in tessuto liscio tutt’altro che impeccabile. Contribuiscono all’effetto ingoffamento gli stivali di suède. Boh
Si parla ormai apertamente di possibili nozze per la deliziosa Charlotte Casiraghi con Dimitri Rassam – chi ha avuto la ventura di conoscerlo quand’era privo dell’ammasso tricologico che lo avvicina pericolosamente a Demis Roussos, assicura abbia ereditato la bellezza dalla madre Carole Bouquet – e addirittura gira già una data, 1 giugno prossimo a Monaco.
Sarebbero nozze civili, se poi dovessero esserci anche le religiose – al momento non saprei, dato che lui è già stato sposato – sarebbero celebrate in estate, magari a Pantelleria dove Carole ha un dammuso (e produce pure un notevole vino passito). L’isola d’altronde è spesso scenario di matrimoni aristochic, tipo quello tra Carlo Borromeo (fratello di Beatrice, cognata di Charlotte) e Marta Ferri (figlia del fotografo Fabrizio), la quale indossava per l’occasione una splendida tiara di corallo.
Dopo un lungo legame con l’americano Dave Clark, rivelatosi un volgare cacciatore di dote in stile contemporaneo (cioè interessato principalmente ai vantaggi provenienti dall’ingresso nella Royal Family), la trentenne principessa sembra innamorata e felice con Edoardo Mapelli Mozzi, imprenditore britannico figlio di un conte italiano (non presentissimo nella vita del giovanotto). Augurando ai due piccioncini tutto il meglio, noi restiamo in paziente e sobria attesa, certi che Edo non ci farà fare brutta figura.
Ricorderete che qualche mese dopo il terremoto, la riunione del G8 prevista alla Maddalena fu spostata all’Aquila, e i grandi della terra (più qualche piacevole aggiunta, tipo George Clooney) in un’operazione tra il cinismo e la buona fede furono portati a visitare il tragico presepe della città in macerie. Molti fecero promesse che sapevano non avrebbero mantenuto; George, spinto più dalla solidarietà che dall’arte realizzò il più brutto film della sua vita; anche le first ladies fecero il giro del disastro, sbigottite, commosse, accaldate. Alla première dame Carla Bruni in Sarkozy, forse a causa dell’italica origine, toccò un tour solitaria; immacolata in completo bianco sotto il sole a piccolo sembrò commossa e partecipe, se commozione e partecipazione si siano tradotte in aiuto fattivo, non saprei dire.
Ed eccoli, a passo di carica arrivano
Scarpe, dicevamo? Ecco qui un bel campionario. Perdoniamo senz’altro quella specie di sneakers a Sir David, che a 92 anni un po’ di comodità è indispensabile. Harry senza infamia, vitello spazzolato con la punta un po’ imbarcata, ma meglio dei polacchini scamosciati che porta di solito. Charles, che scivola sui pantaloni un po’ troppo abbondanti e lunghi, controbilancia con la giacca doppio petto che resta abbottonata e perfetta nonostante le raffiche di vento, ma si merita la menzione d’onore per le scarpe di vernice, le adoro (ma non sono da tutti). E William in versione dandy con pantofoline di velluto? A me piacciono, lui è sempre banalotto, volete vedere che maturando ci sorprenderà?
Tra i presenti la cantante Ellie Gould, la cui hit più famosa fa da colonna sonora al film sulle varie sfumature di grigio. Confesso, quando l’ho vista ho pensato che la sua passione ecologica l’avesse spinta ad indossare una di quelle creazioni fatte con le bottiglie di plastica riciclata. Macché. In compenso quest’abito così anni ’80, disegnato da Adriana Degreas, stilista a me lietamente ignota, non è in vendita, il che è piuttosto rassicurante.
C’era anche David Beckham, che non avrei mai detto impegnato nella difesa dell’ambiente, ma magari sono io a non essere informata. Era accompagnato dal primogenito Brooklyn (lui e la sua signora Victoria sono di quelli che amano i nomi esotici). Immagino che il giovinotto somigli a mamma, perché a babbo no sicuro, peccato. Bella la giacca di velluto che fa tanto raffinato country gentleman, ma vedete che le scarpe di vernice non sono per tutti?.
Scherzi a parte, il Principe di Galles ha tenuto un discorso appassionato ed importante, da vero leader; il testo originale lo trovate qui:
Magari non proprio tutto il mondo, ma la consapevolezza che ciascuno di noi può nel suo piccolo fare la differenza è importante, e se chi ha una grande visibilità dà il buon esempio, a me sembra cosa buona e giusta. Dunque ecco i futuri genitori Harry e Meghan – lei perfetta in canotta monospalla e pantaloni color salvia, lui in bermudino blu con camicia marrone (ma come fai Harry? ci devi pensare o gli accostamenti ti vengono spontanei?) – in una foto pubblicata sul loro nuovissimo e cliccatissimo account Instagram. L’immagine si riferisce ad un viaggio fatto insieme in Botswana nell’agosto 2017 per festeggiare il compleanno di lei, e li riprende intenti ad assicurare un rilevatore satellitare su un elefante (precedentemente sedato, of course) per seguirne gli spostamenti e poter proteggere lui e i suoi simili dal bracconaggio.