Al termine di una giornata dominata dall’attesa, nel tardo pomeriggio a chiudere i giochi (almeno per ora) giunge una dichiarazione della Regina – dal tono singolarmente personale – che dichiara di appoggiare le scelte del nipote e di sua moglie, chiamati sempre per nome e mai per titolo, pur sottolineando il dispiacere per non poter più contare su di loro come membri attivi della Royal Family.
Concede inoltre un periodo di interregno in cui i due possono dividersi tra UK e Canada in attesa di definire i dettagli. La dichiarazione (che trovate qui in originale Breaking News! ) ha probabilmente deluso chi si aspettava fuochi e fiamme, ma non ha particolarmente sorpreso molti altri, me compresa. A parte ogni considerazione sulla complessità e la profondità dei legami familiari, a parte quella ovvia che è difficile costringere qualcuno che si ama a fare qualcosa che non vuole, sedendosi al tavolo di una trattativa bisognerebbe avere una proposta. I Sussex hanno preso l’iniziativa mettendo sul piatto la loro, cui si poteva rispondere con una controproposta (che potrebbe esistere ma non la conosciamo), accettando o rifiutando. Ma rifiutando cosa, esattamente? La loro richiesta è già un rifiuto di ciò che la Royal Family poteva offrire, in termini di ruolo e di copertura finanziaria, e il procedimento per eventualmente privarli del titolo non è immediato. In aggiunta, la grande spregiudicatezza con la quale hanno condotto questa fase – l’annuncio bomba non concordato (Charles e William lo hanno saputo dieci minuti prima che venisse pubblicato), Archie lasciato in Canada – ha attirato sulla coppia una tale attenzione mediatica che se la loro intenzione è davvero principalmente quella di monetizzare, penso non ci sia momento migliore di questo per ottenere ciò che vogliono.
Non saprei dire se e quanto la Regina o il Principe di Galles fossero convinti di questo matrimonio, o se alla fine lo spettro di Diana li abbia convinti (ieri come oggi; vi immaginate i due che replicano l’infausta intervista televisiva di mammà, stavolta piazzati nel salottino liberal dell’amica Oprah?). Personalmente, la cosa che mi colpì di più di quel royal wedding – a parte la tiara e gli abbondanti momenti stile Sister Act – fu la totale assenza di parenti della sposa, sostituiti da amici di alto profilo tipo i Clooney, due talmente amici di Meghan da non averla invitata al loro, di matrimonio, tre anni e mezzo prima.
What Meghan wants, Meghan gets sembra abbia detto Harry in quei giorni. Ora siamo sicuri che ciò che Meghan vuole sia un ruolo da royal on-off con base in Canada, anche se arricchito da una montagna di dollari?


Su una cosa però sono tutti d’accordo sui due lati della manica: è colpa di lei. E infatti è stato subito coniato il termine Megexit usato al posto di un più corretto Sussexit (copyright un’amica mia). Ora, in questo caso è assai probabile un ruolo particolarmente attivo – decisivo – della signora, ma diciamo la verità, serpeggia ovunque il sottile piacere di trasformare la responsabilità in colpa, e attribuirla tutta a lei, Meghan. Americana come quell’altra, anche lei divorziata, spregiudicata, elegante (ma elegante davvero) che sedusse e si portò via addirittura il re, precipitando il regno in una crisi costituzionale. E poco importa se la scicchissima Wallis divideva col pallido Edward, oltre a varie cose nominabili e non, anche una grande simpatia per il Führer che avrebbe davvero potuto cambiare le sorti del Paese e dell’Europa intera.
Meghan che litiga con Kate, Meghan che fa piangere Kate a pochi giorni dal terzo parto per l’abitino di Charlotte, damigella al royal wedding con Harry (invero brutto assai).
Le due cognate che non si piacciono, non si amano, si detestano – la loro relazione scrutata abito per abito, cappello per cappello, borsetta per borsetta – e finiscono inevitabilmente per causare la crisi tra i due fratelli, legatissimi fino a un istante prima, e poi irrimediabilmente nemici. E già che ci siamo tiriamo dentro anche Camilla, strega ad honorem della Royal Family, che qualche colpa deve averla sicuro: ha cercato di impedire le nozze dei Sussex, non ha mai accettato Meghan, e se cucinasse brucerebbe anche il sugo. Poco importa se è noto che partendo dalla sua posizione non sempre comoda abbia fatto ogni sforzo per far integrare la nuora, e sia stata la prima a intervenire dopo il famoso documentario (AnAfrican Journey) in cui i Sussex rivelavano le loro difficoltà.
No, la vulgata vuole che Harry la odi perché fece soffrire sua madre, quella stessa madre idolatrata – non amata – da quanti oggi pensano che questo sia un modo per eliminarlo dalla successione, convinti come sono che egli sia figlio non già di Charles ma di James Hewitt, il che lo renderebbe di fatto un figlio di… e farebbe di sua madre tecnicamente una …
Meghan è ripartita alla volta del Canada, lasciando il duca marito a trattare con nonna babbo e fratello, costernati dalla decisione dei Sussex e piuttosto alterati (questo è sempre un blog con ambizioni di eleganza) dalla modalità scelta per la rivelazione. Per parte loro la Regina, il Principe di Galles e il Duca di Cambridge hanno acconsentito a risolvere il problema in tempi rapidi (anche rapidissimi), dando l’ordine ai loro staff di trovare la soluzione più acconcia.
Il Ministro della Difesa solitamente tiene un discorso in cui sintetizza le attività dell’anno precedente, traccia un disegno della situazione attuale e presenta gli impegni che attendono i militari iberici nei prossimi mesi.
Per tradizione le signore indossano un abito lungo da giorno, e la Reina Letizia ha accompagnato un Felipe piuttosto imbronciato indossando un lungo robe manteau blu cobalto. Bello nelle sue linee pulite e ben strutturato, con l’unico dettaglio di un solo bottone gioiello.
Avrei evitato in un’occasione cosi formale il messy bun (leggi: chignon spettinato), e devo ammettere che quando ho visto il colore ho avuto un brivido. Perché temo che – complice la scelta di Pantone, di rendere il classic blue colore del 2020 – i prossimi mesi annegheranno nella rassicurante banalità di tale colore, che sarà esibito come se avesse la forza della rivoluzione piuttosto che la tranquillità della tradizione.
Padre e figlia mimetizzati tra la folla – per quanto possa mimetizzarsi un signore alto quasi due metri – in una versione casual che dona assai a entrambi, soprattutto a Leonor, per una volta senza uno di quei vestitucci da petite fille aux allumette. E finalmente papà non la tiene per mano. Cambiamenti in vista alla Corte de España?
Nella suggestiva location (come direbbero gli enzomicci) della sala del trono di Buckingham Palace, ecco riuniti per il benvenuto agli anni venti Her Majesty Queen Elizabeth II e la sua successione: figlio Charles, nipote William, pronipote George. Che a sei anni ha conquistato i pantaloni lunghi – in un tartan piuttosto “plebeo” (sembra il Black Watch, dell’omonimo reggimento di fanteria delle Highlands) – ma ha ancora la camicia da piccolo lord e quel po’ di lordosi infantile che gli fa sporgere il pancino. Molto bella la composizione della fotografia (di Ranald Mackechnie) che mettendo sul gradino nonno e nipote pone Charles in piacevole risalto. Dagli abiti indossati direi che l’immagine è stata presa lo stesso giorno della preparazione del Christmas pudding per la Royal British Legion (
Il colore in cui ho scelto la mia è il berry un bellissimo rosso lampone, cui ho abbinato un cappello di feltro color crema di Philip Treacy, decorato con un ramo di foglie, appartenente a una collezione in cui anche la duchessa ha scelto alcuni pezzi.
Ho scelto la soluzione più banale, le mie iniziali, perché nel frattempo m’è tornata in mente una storia.
Sistemata la questione iniziali sulle borse vi prometto che il 2020 sarà pieno di royals, storie, storia, arte, stile e soprattutto leggerezza, che di gente che si prende assai sul serio ce n’è in giro a iosa.
Vestito pesante che lassù fa freddo, dotato di cappello con doppio pompon stile Topolino (o principessa Leia di Star Wars), sempre più somigliante a mamma e al sicuro tra le braccia di papà, arriva Archie delizioso come non mai a farci gli auguri.