A Royal Calendar – Philippe e Mathilde, due cuori e un abito

belgium royal wedding

Alla fine del millennio Philippe, Duca di Brabante ed erede al trono belga, sembra avviato a un eterno celibato – situazione che come potrete immaginare presta il fianco a commenti più o meno discreti sul suo interesse per l’altro sesso – invece il 10 settembre 1999 arriva a sorpresa l’annuncio del fidanzamento. philippe mathilde fiançailles

Lei è Mathilde d’Udekem d’Acoz, il padre è barone (diventerà conte dopo le nozze della figlia), la madre discende da una famiglia principesca polacca. La fanciulla è giovane, bella, aristocratica, beneducata; ha studiato psicologia e lavora come logopedista. È anche belga, sarà la prima regina consorte ad essere nata nel paese e a parlare tutte e tre le lingue nazionali – francese, fiammingo e tedesco – il che è politicamente assai importante. Insomma è perfetta. Dopo il breve fidanzamento celebrato ufficialmente con un gala quindici giorni prima del matrimonio, e impermeabile alle voci che la vogliono agnello sacrificale in un matrimonio necessario ma combinato, la futura principessa affronta con la serenità e la pacatezza che abbiamo imparato a conoscere la lunga giornata nuziale. Per la cerimonia civile all’Hotel de Ville seguita da quella religiosa nella Cattedrale di Bruxelles dedicata ai Saints-Michel-et-Gudule, Mathilde indossa un abito disegnato per lei da Edouard Vermeulen, couturier della belga Maison Natan.

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(Ph: Mossay/EPA/Shutterstock)

Quando si parla delle mise indossate dalle royal ladies del BeNeLux bisogna tenere a mente due nomi: Natan per gli abiti e Fabienne Delvigne per i cappelli (vi ricordate il fagiano in testa a Máxima al matrimonio di Guillaume e Stéphanie del Lussemburgo?). Natan ha già vestito la Regina Paola, è discretamente famoso (e famoso per la sua discrezione), annovera tra le sue clienti altre teste coronate come Silvia di Svezia; però non viene scelto immediatamente: la casa reale si rivolge a diversi couturier che presentano varie proposte. mathilde wedding dress Vermeulen convince con la sua idea: per una futura principessa immagina un abito femminile e regale, moderno ma fuori dal tempo; per intenderci nulla a che vedere con quello di Diana del Galles della sorella dello sposo Astrid, con quelle maniche enormi così tipicamente anni ’80. La linea del modello dipende naturalmente dal tessuto; Mathilde vuole qualcosa di semplice e morbido, vuole la seta, ma è una scelta che presenta due problemi: da una parte il peso – in dicembre a Bruxelles l’inverno è già arrivato, e potrebbe perfino nevicare – dall’altra il fatto che un tessuto così leggero e privo di consistenza camminando tende a scivolare verso il basso aderendo alle gambe, qualcosa che dev’essere assolutamente evitato.

La soluzione è un pardessous – un cappotto di Corte lo definisce il couturier – con un collo montante che incornicia il bel viso della sposa; e coniuga il desiderio di Mathilde, che voleva sembrare uscita da un antico dipinto, con la certezza che sarà il suo volto ad attrarre per primo l’attenzione dei presenti (e dei fotografi). Un taglio sagomato sui fianchi fa sì che il soprabito si apra in uno strascico abbondante ma non pesante. Un insieme così lineare – seppure non privo di sontuosità – è il perfetto complemento dello splendido velo antico in pizzo di Bruxelles che le spose Ruffo di Calabria indossano dal 1877, quando Laure Mosselman du Chenoy, appartenente a un’importante famiglia belga, va in sposa a Fulco Ruffo di Calabria; sono i nonni della Regina Paola, che indossa il velo il giorno del suo matrimonio come prima di lei sua madre e dopo di lei figlia nuore e nipoti varie. Lo hanno indossato anche Mafalda d’Aosta, non a lungo sposa di Alessandro Ruffo e l’assai meno blasonata Melba Vicens Bello, intraprendente reginetta di bellezza da Santo Domingo, moglie (poi divorziata) di Fulco, fratello di Alessandro. 

Mathilde ferma il suo voile de mariage con la Diamond Bandeau Tiara, prestito della suocera Paola. L’elegante diadema déco è composto da una serie di E stilizzate; fu realizzato per la regina Elisabeth, moglie di Albert I, che la offrì in dono alla nuora Astrid per la nascita del terzogenito Albert, il padre dello sposo e marito di Paola. La regina italiana ha indossato spesso questa tiara, anche come collier de chien. belgium royal wedding tiara

Ciò che Lady Violet proprio non apprezzò di quel bel matrimonio fu il bouquet della sposa: rose bianche piccoli gigli e amaryllis affogati in una massa di fogliame verde che finiva per somigliare pericolosamente ad un cespuglio. Sicuramente sontuoso – o piuttosto abbondante – ma in contrasto con la ricercata morbidezza dell’abito. E a ventun’anni di distanza quella impressione resta immutata.belgium royal wedding bouquet

Entrambe le madri degli sposi scelgono le tradizionali tinte neutre, declinate in tonalità piuttosto scure; con la Reine Paola in un tailleur indeciso tra il grigio e il marrone, corredato di stola di astrakan per affrontare il rigore dell’esterno. Mi pare di ricordare che all’epoca si parlò di Armani come creatore, ma francamente non ci giurerei, non avendo trovato conferme. Osservando la mise, la giacca sembrerebbe avallare l’ipotesi, così come gli accessori, un po’ meno la gonna con quella lunghezza ibrida; in ogni caso elegante, e splendida.belgium royal wedding parents

Tra le altre signore presenti, molto chic – e non accade spesso – la sorella dello sposo Astrid con una mise che evoca gli anni ’40; pazzesca Margrethe di Danimarca in viola con un vortice di piume nere in testa; sempre bella ma un po’ troppo chiara Silvia di Svezia, perché alla fine pure il color ostrica finisce per sembrare bianco in foto ed è sempre, sempre, meglio di no.

(Ph: Getty, ove non diversamente specificato)

Settantatre anni, verso l’infinito e oltre

Settantatre anni sono passati da quando Elizabeth Alexandra Mary Windsor, Principessa Ereditaria del Regno Unito, unì la sua vita a quella di Philip Mountbatten, nato Principe di Grecia e Danimarca e diventato in seguito a quelle nozze Duca di Edimburgo.

Ricorrenza straordinaria che i due trascorrono insieme a Windsor Castle, dove si sono ritirati in attesa che passi l’emergenza sanitaria, e dove lei continua con le amate passeggiate a cavallo (è stata vista ancora ieri).

La bellissima fotografia diffusa per l’occasione, scattata da Chris Jackson, ritrae la coppia nella Oak Room del castello osservare divertita un biglietto d’auguri speciale: è quello inviato per posta dai piccoli Cambridge e disegnato da loro.

Dite la verità, immaginate anche voi i tre bambini intorno al tavolo della cucina, in ginocchio sulle sedie, con George che fa quei cerchi col bicchiere, Charlotte sceglie e abbina i colori da usare, e Louis impegnato a colorare dentro i bordi.

Quanto alla Regina, non si può non notare l’eleganza dell’abito grigiazzurro in crêpe di lana (del fedele Stewart Parvin) e soprattutto la spilla. Che naturalmente non è stata scelta a caso. Ricevuta in dono nel 1946 per il varo della petroliera British Princess ha la forma di un crisantemo in platino diamanti e zaffiri (il crisantemo è solo per noi fiore dei morti).

Elizabeth la indossa nella fotografia che la ritrae col marito durante la loro luna di miele a Broadlands, la villa in stile palladiano nell’Hampshire residenza dello zio di lui, Lord Mountbatten. E nell’immagine che celebra i sessant’anni di matrimonio, nel 2007, in cui gli sposi ripropongono la stessa posa di tanti anni prima.

Dopo settantatre anni insieme, quattro figli, otto nipoti, otto pronipoti (più uno in arrivo), felicità e drammi, problemi domestici e questioni di stato, gli occhi del mondo sempre puntati addosso, Elizabeth e Philip, 94 anni e mezzo lei, 99 e mezzo lui, sono quanto di più vicino all’infinito io conosca.

Se volete leggere qualcosa in più sul loro matrimonio, questo è il post Something old, something new, something borrowed, something blue

Settantatre!

E sono 73! Settantatre anni da quel giovedì di novembre, il giorno in cui gli Inglesi si resero conto che la guerra era davvero finita, e iniziava un nuovo ciclo.

E il mondo si innamorò di quella graziosa principessa, delicata e volitiva, e del suo affascinante sposo.

Qui trovate il post dedicato a questo anniversario Settantatre anni, verso l’infinito e oltre

Affari di famiglia (reale)

La prima notizia è stata riportata anche dalla stampa italiana, e dunque forse la conoscete già (LadyViolet arriva un po’ in ritardo perché a sua volta impegnata in affari di famiglia). Dopo anni di indifferenza, dopo una lunga battaglia legale, dopo il gesto di Philippe, re figlio e fratello (La foto del giorno – Le colpe dei padri) finalmente Albert del Belgio ha incontrato la figlia Delphine, alla presenza della moglie Paola.

Al termine dell’incontro i tre hanno rilasciato una dichiarazione che dice tutto ciò che doveva essere detto: “Domenica 25 ottobre è iniziato un nuovo capitolo ricco di emozione, pace, comprensione e speranza. Durante il nostro incontro, avvenuto allo Château du Belvédère, ciascuno di noi ha potuto esprimere i propri sentimenti e le proprie esperienze con tranquillità ed empatia. Dopo tutto il fragore, le ferite e la sofferenza, è giunto il tempo del perdono, della guarigione e della riconciliazione. Questo è il cammino, paziente e talvolta difficile, che abbiamo deciso di percorrere, insieme. Questi primi passi aprono la via che ora spetta a noi percorrere serenamente. Delphine, Paola e Albert”. Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene. E Paola è una gran donna.

Ora ci meritiamo un bel royal wedding?

Dal regno incantato del Buthan arrivano le foto – solo due, bisogna accontentarsi – di un matrimonio reale. La sposa è Eeuphelma Choden Wangchuck, sorella minore del re. I due hanno in comune il padre, il quarto Re Drago del Bhutan, ma madri diverse; va detto che le quattro mogli dell’ex re sono comunque sorelle fra di loro, quindi sempre famiglia è.

La principessa ha 27 anni, una laurea in Sociologia alla Georgetown University di Washington, ed è la Presidente del Comitato Paralimpico Nazionale. Lo sposo è Dasho Thinlay Norbu e ha 28 anni; dopo la laurea all’università di Delhi ha preso il brevetto di pilota, e dallo scorso anno lavora per la Drukair, la compagnia di bandiera nazionale. Inoltre – colpo di scena! – è il fratello minore della Regina Consorte Jetsun Pema. Non è il primo matrimonio “incrociato” a corte: una loro sorella ha sposato un altro fratello del Re. Come dicevamo, sono affari di famiglia; e di famiglia sembrano essere la bellezza, l’eleganza, la signorilità.

.”

La foto del giorno – Un piccolo royal wedding

Alla fine la Chapel Royal di St James’s Palace è riuscita ad ospitare un royal wedding. La cappella era la sede prescelta per le nozze tra Beatrice di York ed Edoardo Mapelli Mozzi, fissate dapprincipio per il 29 maggio. Poi sapete com’è andata: il covid ha cambiato i piani, i problemi del Principe Andrew hanno probabilmente inciso più del previsto, e la coppia ha deciso per un matrimonio low profile a Windsor, presenti i nonni. Sabato 26 ad attreversare la navata della Chapel Royal per un matrimonio altrettanto intimo sono stati Timothy Vesterberg e Flora Ogilvy.

(Ph. Hugo Burnand)

La giovane sposa è figlia dell’architetto e paesaggista James Ogilvy, nato dal matrimonio della Principessa Alexandra di Kent, cugina prima della regina, con Sir Angus Ogilvy. Flora, 25 anni, è la fondatrice di Arteviste, piattaforma digitale dedicata all’arte. Lo sposo, 27 anni, è di origine svedese e lavora nella finanza. Niente tiara per questa bella sposa, ma un semplice abito di Emilia Wickstead, che dall’unica fotografia disponibile (firmata Hugo Burnand, fotografo ufficiale del matrimonio dei Cambridge) sembra molto elegante nella sua semplicità; per lui, un borghesissimo doppio petto blu. A me è piaciuto anche il bouquet, che riprende nella sua geometricità il rigore dell’abito, dall’insolita scollatura quadrata.

Per nostra fortuna, i royal wedding non finiscono mai.

Le foto del giorno – A very royal wedding dress

Le due principesse York hanno deciso di regalarci un weekend pieno di sorprese, e dopo la gioia dell’annuncio della gravidanza di Eugenie (Breaking News!) ora abbiamo anche il piacere di vedere nei dettagli l’abito da sposa di Beatrice, finora noto solo da poche foto. Da ieri, e fino al 22 novembre, l’abito è esposto a Windsor Castle, e la nostra curiosità può essere soddisfatta.

Eccolo qui in tutto il suo splendore! La prima considerazione è che il bel modello di Norman Hartnell risulta penalizzato dalla fascia all’orlo – che sembra di un tessuto francamente diverso ed è anche molto alta – anche se immagino non si potesse fare diversamente dato che, a parte la lunghezza, in tanti anni il tessuto ripiegato all’orlo può rovinarsi molto. Perfette invece le scarpine Valentino, la cui lavorazione diamantée rimanda alla decorazione dell’abito.

Un po’ datata (giustamente) ma molto interessante la decorazione, quasi un’armatura per una giovane regina: sottili, luminose catene d’oro punteggiate di cristalli, che terminano in elementi romboidali come quelli che sottolineano la scollatura a fascia. Bellissimo il bouquet, che così colorato alleggerisce l’importanza dell’abito; grande, ma non tanto da evocare un cespuglio (ricordo come un incubo quello di Mathilde), e molto più originale del solito risicato mazzolino di mughetti.

Questa immagine mostra bene l’intervento sartoriale per adattare il modello a Beatrice e trasformare una robe de gala in abito da sposa. Volendo inserire il corpetto, si potevano proprio eliminare le spalline, usandole per il polsino della manichina; così evoca davvero un dirndl tirolese.

In definitiva, dopo aver visto i dettagli, Lady Violet conferma la sua opinione : anche se per adattare l’abito si sono fatte scelte opinabili, il suo significato simbolico lo ha già consegnato alla storia.

A Royal Calendar – A Greek royal wedding

Il 18 settembre è l’anniversario di matrimonio della migliore amica di Lady Violet (si, era la testimone e sì, portava il cappello) ma le nozze di cui parliamo oggi non sono quelle.

Il 18 settembre 1964 il giovane Re Costantino II di Grecia sposa ad Atene la giovanissima Anne-Marie, la minore delle tre figlie dei sovrani danesi. Lo sposo ha 24 anni, la sposa appena 18, e il loro è veramente un amore da fiaba. Si sono conosciuti cinque anni prima durante una visita ufficiale dei genitori di lui, Paolo e Federica, nel paese di lei. Non saprei dire se la scintilla scoccò allora, ma certo è difficile non pensare a un altro incontro tra due adolescenti come questi: la tredicenne Elizabeth e il diciottenne Philip (vi ricordate la prima foto che li ritrae insieme? Something old, something new, something borrowed, something blue).

Anne-Marie va a scuola, Costantino partecipa alle Olimpiadi di Roma, e vince pure la medaglia d’oro nella vela; l’anno seguente i due si rivedono, e lui informa i genitori di aver trovato la donna della sua vita. La Il 14 maggio 1962 sua sorella Sofia sposa Juan Carlos de Borbon, e tra le otto damigelle ci sono anche Anne-Marie e sua sorella Benedikte; è in questa occasione che l’amore tra i due giovanissimi principi diventa evidente a tutti.

Costantino fa la sua proposta durante l’estate, e Anne-Marie naturalmente dice sì. Il padre di lei interviene cercando di temperare tanto giovanile ardore e detta le sue condizioni: le nozze ci saranno, ma non prima del 1965, dopo che la figlia avrà completato i suoi studi.

Il fidanzamento viene annunciato a Copenaghen il 23 gennaio 1963, e Anne-Marie riceve un anello composto da due zaffiri ovali circondati di diamanti e disposti orizzontalmente.

Lo zaffiro, simbolo di purezza, onestà e fedeltà, è spesso usata per gli anelli di fidanzamento (molto prima che Diana sfiggiasse il suo) ed è la pietra di elezione della famiglia regale greca, in quanto in abbinamento col diamante rappresenta i colori della bandiera.

Il matrimonio è ancora molto lontano quando Re Pavlos di Grecia muore; è il 6 marzo 1964, Costantino è Re degli Elleni. La fragile monarchia greca è nelle mani di un sovrano di ventitre anni, e la presenza al suo fianco di una moglie sarebbe quanto mai opportuna; Costantino ora può trattare col futuro suocero Frederik da pari a pari, da Re a Re, e il matrimonio viene fissato dopo sei mesi di lutto, il minimo accettabile.

Il 10 settembre i sovrani danesi offrono a Copenaghen un farewell dinner in onore degli sposi, poi si parte per la Grecia. Il 18 settembre Atene è affollata di teste coronate come un vivente almanacco del Gotha; in fondo non capita spesso che si sposi un sovrano regnante. La sposa arriva all’altare al braccio del padre; indossa un abito del couturier di fiducia di sua madre, il danese Jørgen Bender. Un modello classico in satin bianco, dalla linea pulita tipica degli anni ’60: scollatura a barchetta, maniche 3/4, cintura alta e il dettaglio della gonna sovrapposta che resta appena aperta, da cui parte il lungo strascico. In mano porta un bouquet di mughetti allegramente disordinato.

Il capo è coperto da un velo di famiglia, quello in pizzo irlandese già indossato dalla nonna materna Margaret di Connaught – che lo ricevette in dono per le sue nozze col futuro Re di Svezia, nel 1905 – e dalla madre Ingrid. Se il velo è già una tradizione familiare, col diadema che lo trattiene ne nasce un’altra. Sulla testa di Anne Marie brilla la Khedive Tiara, un gioiello che ha una bella storia; forse la conoscete già, ma ve la racconto lo stesso.

Torniamo al 1905; nel mese di gennaio i Duchi di Connaught e Strathearn – lui era Arthur, settimo dei nove figli di Queen Victoria – si imbarcano per una crociera nel Mediterraneo e sul Nilo, sperando di poter portare a casa un genero. Le loro due figlie, Margaret e Patricia, sono considerate le più belle principesse della loro generazione, e uno sposo dotato di trono non dovrebbe essere un miraggio. In quei giorni il nipote del Re di Svezia è a Capri in visita alla madre quando riceve l’invito per un ballo con le ragazze Connaught, e incuriosito dalla loro fama decide di partecipare. Si pensa a lui per Patricia, ma appena Gustav Adolf incontra Margaret se ne innamora, ricambiato; si fidanzano prestissimo e si sposano il 15 giugno a Windsor. In ricordo di questo amore nato all’ombra delle Piramidi il Khedive d’Egitto fa realizzare da Cartier una tiara a volute in diamanti quale dono per la sposa. Margaret muore a soli 38 anni per un’infezione contratta durante la sesta gravidanza, e la tiara viene ereditata dall’unica figlia femmina, Ingrid. Che se la porta in Danimarca quando sposa il Principe Ereditario Frederik, anche se non la indossa per le nozze. La presta alla figlia Anne-Marie il giorno del suo matrimonio e poi alle altre figlie Margrethe e Benedikte. È nata la tradizione delle spose che vanno all’altare con la Tiara del Khedive, riservata però alle sole discendenti dirette di Ingrid. Dopo le tre principesse danesi, l’hanno indossata Alexia di Grecia, figlia di Anne-Marie, Alexandra e Nathalie zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, figlie di Benedikte.

Vedremo se Theodora, la figlia degli ex sovrani degli Elleni il cui matrimonio è stato annunciato e poi rimandato causa covid, sceglierà di proseguire la tradizione.

Le foto del giorno – An Italian honeymoon

Chi sperava che gli sposi Beatrice e Edo passassero qualche giorno della loro giustamente segreta luna di miele in Italia è stato accontentato: uno scoop mondiale del settimanale Chi oggi in edicola ce li mostra a mollo nell’azzurro mare d’agosto.

I signori Mapelli Mozzi hanno trascorso quattro giorni sulla costiera, alloggiando al Santa Caterina di Amalfi, hotel di charme leggendario. Con loro anche il piccolo Wolfie, il pupo quattenne che Edo ha avuto da una precedente relazione, che al matrimonio paterno ha avuto l’importante ruolo di best man.

Se siete in zona e sperate di incontrarli non vi affrettate: sono già ripartiti per una destinazione sconosciuta. Forse di nuovo il sud della Francia, dove la luna di miele era iniziata, forse qualche meta esotica. Di sicuro resta il loro amore per l’Italia; ricorderete che l’anno scorso Edo chiese in moglie Bea durante una vacanza a Positano, e le foto per annunciare il fidanzamento furono scattate dalla di lei sorella, Eugenie, a Roma dov’erano tutti per il matrimonio di Misha Nonoo.

Bea & Bea spose d’estate

Hanno lo stesso nome, hanno più o meno la stessa età, festeggiano entrambe il compleanno in agosto, e entrambe hanno scelto di andare all’altare in piena estate.

La prima, Beatrice di York, è diventata Mrs Mapelli Mozzi da appena due settimane, e qualche giorno fa è stata avvistata col neomarito a zonzo nel sud della Francia a bordo di una piccola auto stipata di valigie, una giovane coppia innamorata come tante. Non ci sono fotografie, per fortuna, ma quella ancora inedita usata per i ringraziamenti ha attratto l’attenzione perché nascosto dietro lo sposo e padre si intravvede il piccolo Wolfie, calzoncini azzurri al ginocchio e camicia chiara. Anche in questo apprezzabile sobrietà nei confronti di un piccino che si troverà comunque sotto i riflettori; senza fretta, si spera.

L’altra Beatrice, Borromeo Taverna Arese, è da poco testimonial di Buccellati, collaborazione partita ovviamente un po’ sottotono causa pandemia. Un’immagine tutto sommato speculare a quella di Kitty Spencer testimonial di Bulgari, simbolo del glamour internazionale, mentre la Borromeo incarna meglio tradizione e raffinatezza dell’artigianato artistico (signore rassegnamoci, le grandi maison di gioielleria del nostro Paese puntano su bionde ed eteree fanciulle).

Questa Beatrice qui oggi festeggia i cinque di matrimonio con Pierre Casiraghi, allietati da due bambini – Stefano e Francesco, nomi de famille – biondi e bellissimi come i genitori. Contrariamente alla sua omonima britannica però, le sue nozze furono tutto tranne che low profile: una settimana di festeggiamenti tra le due cerimonie: il 25 luglio le nozze civili a Monaco nel Palais princier chez lo zio di lui, il 1 agosto quelle religiose alle Isole Borromee, proprietà della famiglia di lei. Pronti per un ripasso? A Royal Calendar – 1 agosto 2015

Diana the bride

L’anno prossimo saranno 40 anni tondi tondi da quel mercoledì di luglio in cui andò in scena quello che veniva presentato come il royal wedding del secolo. E finì per esserlo, anche se forse non nel senso sperato.

C’è ancora qualcosa che non sappiamo degli sposi? O meglio, della sposa, poiché è noto che nei matrimoni lo sposo è poco più di un accessorio? Lady Violet prova a raccontarvi qualcosa che forse non conoscevate, altrimenti potreste comunque trovare piacevole il ripasso. Quando la giovanissima Diana uscì da Clarence House – nei mesi precedenti le nozze era stata ospite della Queen Mother che immagino avrebbe dovuto addestrarla al ruolo che l’aspettava – si svelò il segreto meglio custodito dell’epoca: il suo abito. Una enorme meringa di taffetà che spinta a forza nella Glass Coach dove entrava a fatica finì molto poco elegantemente per stazzonarsi. Gli autori di cotanta creazione, i coniugi David e Elizabeth Emanuel (anche loro divorziarono, e prima dei Principi di Galles), avevano preparato una seconda versione dell’abito, nel caso la prima fosse stata scoperta. Come sappiamo il cambio non fu necessario, in compenso l’altro abito a un certo punto scomparve dall’atelier e se ne è persa ogni traccia.

In ossequio alla tradizione something old something new, something borrowed, something blue, l’abito rappresentava il nuovo e i preziosi pizzi antichi che lo decoravano il vecchio. Per il blu, un fiocchetto navy era stato cucito all’interno del vestito; in segno di buon augurio David Emanuel aveva appuntato anche un piccolo ferro di cavallo in oro e brillantini, che evidentemente non ha funzionato granché. Ma prima di scagliarci contro il potere di talismani e amuleti – conoscete la differenza? i primi attirano la fortuna, i secondi proteggono dal male – e contro gli sprovveduti che ci credono, sarebbe necessario sapere il verso in cui era stato cucito il ferro di cavallo, dato che per un agire positivamente le punte devono stare all’insù. Vuoi vedere che hanno sbagliato? O la sventura fu causata dalla spilla da balia inavvertitamente lasciata appuntata? Poiché Diana dimagriva a vista d’occhio l’abito le fu praticamente rimodellato addosso il giorno stesso delle nozze.

Quanto al qualcosa di prestato, sicuramente si trattava dei gioielli di famiglia (la sua), e se della Spencer Tiara ormai si sa praticamente tutto, gli orecchini sono meno noti, anche perché su Diana non li abbiamo più visti. Di proprietà della madre Frances, sono dei pendenti composti da un diamante a goccia circondato da pietre più piccole. Devo dire che non mi fanno impazzire ma mi piace molto che la sposa abbia voluto indossare qualcosa di ciascuno dei due genitori, divisi da un feroce divorzio. Diana aveva portato gli orecchini in un’altra importante occasione: la prima uscita ufficiale da fidanzata – alla Goldsmith’s Hall il 9 marzo, per una raccolta fondi in favore della Royal Opera House – evento che più per i gioielli resterà nella memoria per l’abito esageratamente scollato e per l’incontro con la comprensiva Grace (in calce al post un video della soirée). Gli orecchini hanno continuato ad ornare le orecchie di Frances in momenti particolarmente importanti: il battesimo del nipote Harry, e poi il funerale della figlia Diana; alla sua morte nel 2004 sono stati ereditati dalla figlia maggiore Sarah.

E i sixpence in her shoe? Chissà se Diana aveva infilato una monetina in una delle sue scarpine di satin e pizzo ricamate di perline; con solo un accenno di tacco, per evitare che l’altissima sposa sovrastasse lo sposo. In compenso la suola era decorata, con le loro iniziali separate da un cuore (e qui temo che qualcuno potrebbe far notare che in fondo simbolicamente trattavasi di unione che veniva calpestata).

Una cosa che all’epoca mi colpì molto fu la presenza di fiori colorati non solo per le damigelle, che avevano anche una fascia giallo oro in vita, ma nel bouquet della sposa. Nel suo caso però erano dei boccioli della rosa gialla dedicata a Lord Mountbatten, scomparso due anni prima, e tutto si spiega.

Nella ricca composizione oltre alle rose c’erano gardenie, orchidee, fresie, mughetti, stephanotis, e poi edera e l’immancabile mirto. Pesava ben due chili, e superava il metro di lunghezza. La forma a cascata fu una scelta obbligata non solo per l’importanza del’evento e dell’abito, ma per una regola allora in voga: abito con lo strascico=bouquet a cascata, abito senza strascico=mazzolino rotondo. Ciò che ho scoperto qualche anno fa da un’intervista a David Longman, responsabile con la sua compagnia degli allestimenti floreali, è che furono realizzati due bouquet. Il primo, scortato da poliziotti in motocicletta, fu recapitato a Palazzo alle otto di mattina, mentre un altro uguale fu preparato durante la cerimonia. La ragione di questa doppia realizzazione va ricercata nel royal wedding del 1947 che unì l’allora Princess Elizabeth a Philip. Nel ritratto di famiglia la sposa ha le mani vuote: sembra che nel caos della giornata il suo bouquet sia andato perduto. Secondo Longman gli sposi furono richiamati dal viaggio di nozze, vestiti di nuovo con gli abiti della cerimonia e fotografati con un nuovo bouquet, naturalmente da soli. Il sito internet della Royal Family non fa alcuna menzione di questa storia, citando solo il fatto che come il giorno dopo la cerimonia il bouquet fu deposto sulla tomba del Milite Ignoto a Westmister Abbey, ma è indubbio che nelle fotografie di gruppo Elizabeth al contrario delle sue damigelle non tiene in mano il bouquet, che riappare nelle immagini in cui è sola con Philip.

In fondo l’Inghilterra è non è la patria del mistery?

Qui il video della prima uscita ufficiale dei royal fidanzati https://www.youtube.com/watch?v=XAvzNouZYvY

Qui invece il post sulle invitate Invitate al matrimonio del secolo