Teheran e l’Iran tutto sono in festa per le nozze del sovrano, il trentunenne Shah Mohammad Reza Pahlavi, con Soraya Esfandiari Bakhtiari.
Il giovane monarca siede sul trono del pavone già da quasi dieci anni: nel 1941 Inglesi e Russi hanno invaso il paese, che ha buoni rapporti con la Germania, temendo che l’Iran, nonostante sia neutrale, possa favorire il Reich. E poi i Russi hanno bisogno del cosiddetto corridoio persiano per ricevere rifornimenti bellici dagli Alleati. E naturalmente, il sottosuolo è ricco di petrolio. Reza Shah viene mandato in esilio, e il 16 settembre è il principe ereditario a diventar Re dei Re.
C’è anche una regina: due anni prima Mohammad ha sposato la principessa Fawzia, figlia del re d’Egitto; sembra che le nozze siano state “incoraggiate” da Kemal Atatürk in persona, per favorire la stabilità dell’area.
Nasce la figlia Shahnaz ma il matrimonio non è felice; Fawzia soffre i pessimi rapporti con la suocera, da cui si sente disprezzata, e soprattutto i ripetuti tradimenti del marito (a tal proposito mi sembra di ricordare che molti anni dopo Oriana Fallaci, nel corso di un’intervista al sovrano, discusse animatamente con lui riguardo al suo atteggiamento nei confronti delle donne). Appena può, Fawzia se ne torna in Egitto, lasciando a Teheran la bambina e il titolo di regina; nel 1948 il divorzio è ufficiale.
Il re cerca una nuova moglie, e inizia un tourbillon di candidate che gli vengono presentate di persona o in foto, finché sulla scena appare Soraya. Nata a Isfahan diciotto anni prima, suo padre Khalil appartiene all’antico clan Esfandiari-Bakhtiari, che in passato è stato aspramente combattuto dal vecchio Shah; per evitargli problemi in gioventù è stato allontanato dall’Iran e mandato a studiare in Germania. Qui si è innamorato di una ragazza tedesca di origine russo-ebraiche, Eva Karl, e l’ha sposata.
L’evoluzione degli eventi sociopolitici degli anni ’30 e la guerra che ne segue spingono la famiglia a spostarsi tra l’Europa e l’Iran; nel 1947 infine si trasferisce in Svizzera. Qui Soraya completa i suoi studi e perfeziona il francese, che ora parla fluentemente; non così l’inglese, ed è per questo che decide di trascorrere l’estate del 1950 a Londra.
A Teheran intanto anche la regina madre è a caccia di una sposa per il figlio – perché puoi essere Re, e pure Re dei Re, ma tua madre a trovarti una fidanzata ci proverà sempre – e chiede a una sua intima amica del clan Bakhtiari se tra loro c’è una candidata possibile. Alla signora viene in mente una nipote appena tornata dall’Europa che in Svizzera ha incontrato Soraya e ne parla entusiasticamente. La regina chiede una fotografia della fanciulla, che viene raggiunta a Londra; finalmente il ritratto c’è, però impiega un tempo lunghissimo per raggiungere l’Iran.
Prima ancora che arrivi questa benedetta fotografia, la principessa Shams, sorella maggiore dello Shah, parte a sua volta per Londra, per incontrare altre possibili candidate. Quando conosce Soraya invia un messaggio urgente alla madre per annunciarle che la ricerca è finita; Soraya è colta, beneducata, poliglotta, ha maniere perfette: è nata per essere regina. Intanto a Teheran arriva la famosa fotografia: Soraya è anche bellissima, e lo Shah vuole conoscerla.
Cerimonia, abito e fine della storia li trovate qui: A Royal Calendar – 12 febbraio 1951 (seconda parte)
Il principe e il presidente sono uniti nel patronage dell’Istituto di Studi Irlandesi della Liverpool University, cui entrambi riconoscono un ruolo importante nelle relazioni sociali e culturali tra i due paesi. Immaginiamo poi che l’incontro avesse anche una valenza più squisitamente politica, dato che la questione della frontiera tra l’Ulster e la Repubblica d’Irlanda è uno dei problemi principali della Brexit.
Come da tradizione, il lungo soggiorno invernale nella tenuta di Sandringham, nel Norfolk, si conclude dopo il 6 febbraio. Che per il mondo è la data che segna l’inizio del suo regno, ma per lei resta il giorno in cui ha perso l’amatissimo padre (in questo post la storia di quel giorno
L’abito monospalla in chiffon bianco, accessoriato con scarpe Jimmy Choo, è di Alexander McQueen, Maison di fiducia; bello, scenografico, perfetto e per l’occasione “cinematografica”, non ricorda un po’ lo stile di Grace Kelly in Caccia al Ladro?
Meraviglioso anche visto da dietro, in una fotografia che mostra tutta la bellezza della pettinatura. Se proprio devo muovere un appunto (sennò che ci sto a fare?) forse non avrei messo i fiori sulla spalla. L’abito ha una linea talmente pulita che mi chiedo se “nudo” sarebbe stato meglio; in compenso la presenza dei fiori mi ha riportato alla memoria un’altra mise della Duchessa, questa, indossata al birthday party per i 70 anni del suocero a Buckingham Palace.

Sfidando l’acquazzone che imperversa su Londra e il freddo di febbraio Catherine è apparsa così, una dea.
Da domani troverete in vendita su yoox.com una selezione di pezzi del suo straordinario guardaroba: oltre 500 tra accessori, capi haute couture e prêt-à-porter. Un’operazione voluta dal figlio Francesco Carrozzini per finanziare il Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, progetto di ricerca sulla prevenzione delle malattie del Brigham and Women’s Hospital di Harvard.
No, tranquilli, non è quello che pensate, ma proprio il contrario. Oggi Buckingham Palace ha diffuso un comunicato ufficiale che recita;

Alla famigliola si sono aggiunti i principi ereditari di Norvegia, Haakon e Mette-Marit. Lasciati i bambini in mani sicure (voglio sperare) sci ai piedi, arriva il momento di fare la foto di rito. Ed eccoli qui tutti e quattro, con le due signore belle e allegre che guardano sorridenti l’obiettivo. E i loro mariti? Anche! Forse. Perché hanno pensato bene di non togliersi la maschera da sci. Riportando così alla memoria di Lady Violet un vecchio personaggio dei cartoni di non particolare successo: la mosca atomica.