Settantatre anni sono passati da quando Elizabeth Alexandra Mary Windsor, Principessa Ereditaria del Regno Unito, unì la sua vita a quella di Philip Mountbatten, nato Principe di Grecia e Danimarca e diventato in seguito a quelle nozze Duca di Edimburgo.
Ricorrenza straordinaria che i due trascorrono insieme a Windsor Castle, dove si sono ritirati in attesa che passi l’emergenza sanitaria, e dove lei continua con le amate passeggiate a cavallo (è stata vista ancora ieri).
La bellissima fotografia diffusa per l’occasione, scattata da Chris Jackson, ritrae la coppia nella Oak Room del castello osservare divertita un biglietto d’auguri speciale: è quello inviato per posta dai piccoli Cambridge e disegnato da loro.
Dite la verità, immaginate anche voi i tre bambini intorno al tavolo della cucina, in ginocchio sulle sedie, con George che fa quei cerchi col bicchiere, Charlotte sceglie e abbina i colori da usare, e Louis impegnato a colorare dentro i bordi.
Quanto alla Regina, non si può non notare l’eleganza dell’abito grigiazzurro in crêpe di lana (del fedele Stewart Parvin) e soprattutto la spilla. Che naturalmente non è stata scelta a caso. Ricevuta in dono nel 1946 per il varo della petroliera British Princess ha la forma di un crisantemo in platino diamanti e zaffiri (il crisantemo è solo per noi fiore dei morti).
Elizabeth la indossa nella fotografia che la ritrae col marito durante la loro luna di miele a Broadlands, la villa in stile palladiano nell’Hampshire residenza dello zio di lui, Lord Mountbatten. E nell’immagine che celebra i sessant’anni di matrimonio, nel 2007, in cui gli sposi ripropongono la stessa posa di tanti anni prima.
Dopo settantatre anni insieme, quattro figli, otto nipoti, otto pronipoti (più uno in arrivo), felicità e drammi, problemi domestici e questioni di stato, gli occhi del mondo sempre puntati addosso, Elizabeth e Philip, 94 anni e mezzo lei, 99 e mezzo lui, sono quanto di più vicino all’infinito io conosca.
È il 17 novembre 1558, Her Majesty Queen Mary I è appena morta.
Anthonis Mor/Antonio Moro. Queen Mary I, 1554. Museo del Prado
Mary ha 42 anni e regna da cinque, dopo aver ereditato il trono dal fratello Edward. È la maggiore dei figli di Henry VIII, l’unica raggiungere l’età adulta tra quelli nati dal primo matrimonio del re, ma alla morte del padre è il fratello minore ad essere incoronato; è un bambino di nove anni ma è l’unico maschio. Sei anni dopo Edward muore, e i giochi si riaprono. Nelle vene di Mary scorre il cattolicissimo sangue dei re di Castiglia e Aragona, nel suo cuore il ricordo affettuoso della madre, ripudiata per far spazio ad Anne Boleyn, nella mente la fiera avversione alla Chiesa d’Inghilterra nata dallo strappo con Roma generato da quel divorzio. Quando arriva il suo turno si fa di tutto per evitare che si sieda sul trono, e Lady Jane Gray, figlia di sua cugina Frances e vittima incolpevole di maneggi più grandi di lei, ci rimette la testa. Alla fine Mary diventa Regina, portando con sé la maledizione dei Tudor: l’assenza di un erede. Lo vuole e le serve, perché un figlio la rafforzerebbe e allontanerebbe la sorella dal trono, assicurando il ritorno del Paese sotto l’ala della Chiesa Cattolica. Mary è ancora nubile, e trova lo sposo ideale in Felipe, figlio di suo cugino, il grande imperatore Carlo V; lui ha 11 anni di meno e ha già sepolto una moglie. Si sposano il 25 luglio 1554 e la regina sembra subito incinta, ma sarà una gravidanza isterica. Tre anni dopo la scena si ripete, ma nemmeno in quel caso nasce un principe. È possibile invece che i sintomi siano quelli di una grave patologia uterina o ovarica, che è probabilmente ciò che porta la sovrana alla tomba dopo un breve regno contrassegnato da forti tensioni religiose e la condanna a morte di 280 oppositori. Che per epoca e situazione non sono tantissimi, ma le guadagneranno sinistra fama sottolineata dal soprannome di Bloody Mary (onore che finirà per dividere con un cocktail al pomodoro). Quel 17 novembre, dopo la sua scomparsa, partono i messaggeri che portano alla venticinquenne sorellastra Elisabetta la notizia: The Queen is dead, long live The Queen! Lei risponde “My Lordes, the law of nature moveth me to sorrow for my sister … The burden that is fallen upon me maketh me amazed” (la legge di natura mi spinge a soffrire per mia sorella… l’onere che è sceso su di me desta la mia meraviglia).
Tre donne bellissime, un ballo che più esclusivo non si poteva in un luogo magico, un gioiello da mille e una notte, dicevamo nella prima parte del post dedicato a Grace (Grace, il cigno (parte prima)) e lo Scorpio Ball è davvero l’evento dell’anno, non fosse che per il ridottissimo numero di invitati.
Sabato 15 novembre 1969 le porte dell’Hotel Hermitage a Monte Carlo si aprono per sessanta selezionatissimi ospiti, tutti Scorpioni con i rispettivi accompagnatori. Ad accoglierli trovano l’opulenta Salle Belle époque, la cui decorazione si ispira al Grand Trianon di Versailles; possono godersi il magnifico giardino d’inverno, coronato da una cupola opera di Monsieur Eiffel in persona e un bar tutto nuovo, aperto per l’occasione e chiamato Scorpion in onore della principessa (col tempo è stato ribattezzato Crystal).
Alle pareti le immagini di celebri Scorpioni della storia e dell’arte, come la sfortunata Marie Antoinette, o lo scultore Auguste Rodin, nato anche lui un 12 novembre come la festeggiata.
Son Altesse Sérénissime la Princesse de Monaco riceve i suoi ospiti nelle vesti di High Scorpia, la regina degli scorpioni. Il dress code richiede di limitarsi ai colori del segno, nero rosso e bianco, e lei indossa un lungo Balenciaga in velluto nero, con la scollatura ampia a mettere in risalto il collo da cigno, e due grandi rose all’altezza delle spalle. Lo impreziosisce con due spille di diamanti e rubini, che con una terza compongono il gioiello dono di nozze della Société des Bains de Mer; opera di Cartier, è indossabile come tiara, come collier o appunto staccando i tre elementi da usare come spille o ornamento per i capelli. Diamanti e rubini anche per anello e bracciale.
Il parrucchiere di fiducia della principessa, il celebre Alexandre de Paris, è della Vergine ma è stato invitato anche lui dopo aver acconciato i capelli di Grace in una spessa treccia che si arrampica sulla testa, evocando la coda dello scorpione. La princesse è naturalmente accompagnata dal marito Rainier (Gemelli), che per essere in tema ha abbinato allo smoking una camicia scarlatta. Così come David Niven, Pesci infelicemente sposato in seconde nozze alla scorpionica Hjordis Paulina Tersmeden.
Sceglie invece lo stile superclassico Franco Pesci che scorta la seconda bellissima della serata, Virna Lisi, splendente in total white. L’attrice italiana non ha solo bellezza, ma anche educazione e signorilità, ed evita di strafare, finendo magari con l’oscurare l’augusta padrona di casa.
Purtroppo non fa altrettanto Liz Taylor, ultima di questo trio divino, che non intende essere seconda a nessuno. Tecnicamente un’imbucata – è Pesci ed è stata invitata solo in quanto momentaneamente moglie dello Scorpione Richard Burton – arriva anche lei in bianco, scollatissima, drappeggiata in una cappa di velluto nero decorata da tre grandi scorpioni, due sul davanti e uno sul cappuccio. Abito e mantello, foderato di candida seta moiré, sono creazioni Tiziani, maison fondata a Roma nel 1963 dall’americano Evan Richards (potenza della Dolce Vita!) che diventa in breve molto popolare tra le signore del jet set.
E chi ha iniziato la sua carriera da Tiziani? Un certo giovanotto di origine tedesca a nome Karl Lagerfeld, che dunque potrebbe aver creato anche questi capi, dato che lascia la maison proprio nel 1969. Il sontuoso mantello è fatto in modo da non coprire l’abbondante – e ahinoi abbondantemente esposto – décolleté della diva dagli occhi viola, che mostra orgogliosa il più recente regalo del suo Richard: il diamante Taylor-Burton. Proprio quell’anno l’attore gallese acquista da Cartier per un milione e centomila dollari un diamante a goccia da 68 carati. Pensato per essere un enorme anello, a causa delle sue dimensioni deve essere trasformato nel centrale di un collier, che Liz usa per coprire la cicatrice della tracheotomia subita anni prima.
Arrivato da New York per l’occasione scortato da guardie di sicurezza che seguono la coppia fin dentro i saloni della festa, il diamante sarà venduto da Liz dieci anni dopo, quando l’amore con Richard è definitivamente finito. Con i cinque milioni di dollari che ne ricava fa costruire un ospedale in Africa. Ma quella sera è tutto di là da venire, e l’enorme pietra fa da prezioso contraltare all’enorme torta, così grande da dover essere tagliata a metà per raggiungere sala.
Ieri, guardando Her Majesty vestita di nero in uscita da Windsor Castle, Lady Violet ipotizzava che stesse andando ai funerali della cugina Lady Elizabeth Shakerley. Ci sbagliavamo, e una circolare di Corte ha chiarito il mistero.
Sua Maestà ha visitato in privato Westminster Abbey, per celebrare i cento anni dalla deposizione del Milite Ignoto. Il centenario vero e proprio sarà mercoledì 11, ma immagino che essendo oggi scattato il lockdown per tutta l’Inghilterra, la sovrana abbia anticipato il suo omaggio. Se volete conoscere tutta la storia dell’Unknown Warrior la trovate qui Remembrance Day 2019.
Oggi è anche il giorno di un piccolo, delizioso anniversario. Il 5 novembre 1981 Buckingham Palace lietamente annunciava che la Principessa di Galles era incinta del primo figlio, la cui nascita era prevista per il giugno seguente. William infatti è nato il 21 giugno, e Lady Violet ricorda lo stupore di un annuncio dato nelle prime settimane di gravidanza, ben prima dei canonici tre mesi. A cento giorni dalle nozze iniziavamo a conoscere lo stile Diana, che molte altre sorprese ci avrebbe riservato negli anni a venire.
Dal punto di vista del look invece la giovanissima principessa era assai lontana dall’icona planetaria che sarebbe diventata. Quel giorno i Principi di Galles erano ospiti del Lord Mayor per un pranzo alla Guildhall; Diana indossava una delle sue mise peggiori di sempre: un cappotto in tweed ruggine con dettagli sfrangiati di Bellville Sassoon, incomprensibilmente abbinato ad accessori royal blue e le scarpe in una sfumatura ancora più chiara. Il cappellino di John Boyd era in una foggia che mia madre chiamava alla Robin Hood, e non era ahimé nuova per lei (lei Diana, non mia madre, che difficilmente si sarebbe coronata di piume). Come non fosse già abbastanza, il video del ricevimento rivela trattarsi di un completo, composto da gonna e gilet di tweed su camicia blu con maniche enormi. E no, la colpa non è dei famigerati anni ’80, vi assicuro che era brutto anche allora. https://www.youtube.com/watch?v=XjzuKEPM5S8
Belville Sasson era un brand assai di moda all’epoca nel beau monde anglosassone; che Diana amava molto. Anche la sera prima, per l’inaugurazione della mostra Splendours of the Gonzaga al Victoria&Albert Museum la principessa aveva scelto un abito da sera della maison, (e alla fine si addormentò pure, ma questa è un’altra storia).
Belleville Sassoon è passato alla storia del fashion anche per una favolosa gaffe, fatta proprio con Diana, da far impallidire quelle pur fenomenali del suocero. In vista dell’annuncio urbi et orbi del fidanzamento, la fanciulla decise di cercare la mise da indossare nella boutique londinese del brand. Qui però una vendeuse – francese, perciò per sua natura ostile agli Inglesi, da boicottare ove possibile – non avendo idea di chi fosse la invitò a cercare in un negozio più cheap; il famoso tailleur azzurro da hostess attempata fu acquistato di corsa da Harrods, stabilendo un ideale legame che non le avrebbe portato nessuna fortuna.
Alla fine sono stati costretti a scusarsi; i sovrani olandesi hanno diffuso un video in cui con la necessaria contrizione parlano (in effetti parla solo lui) dell’episodio che li ha visti protagonisti nel weekend.
Venerdì Willem-Alexander e Máxima sono partiti con un aereo di stato per qualche giorno di vacanza nella villa che possiedono in Grecia. La reazione dei concittadini è stata tale da farli decidere a un precipitoso rientro il giorno dopo con un volo di linea. Va detto che pur nella stretta imposta dal covid viaggiare in Olanda è ancora permesso, ma moltissimi Olandesi hanno cancellato voli e spostamenti programmati nel timore che la situazione peggiori. I sovrani hanno dimostrato in questo caso una leggerezza e una mancanza di empatia che francamente mi hanno un po’ sorpreso, mettendo in atto comportamenti che rischiano di essere più gravi di quanto la loro stupidità lascerebbe immaginare. Direi che il Marchese del Grillo funziona solo al cinema, non è più tempo del Papa Re; speriamo che la lezioni sia servita.
Tutt’altra aria arriva dal Paese del Sol Levante; oggi l’Imperatrice Emerita compie 86 anni, e per celebrare l’occasione sono stati diffusi fotografia e video girati il 5 ottobre. Io resto sempre incantata dalla dignità, la serenità, la grazia, l’affetto composto ma profondo che comunica questa coppia. E considerando che Akihito compirà 87 anni tra due mesi, e che ha abdicato per ragioni di salute, mi sembra che tutto sommato stia abbastanza bene. Ne sono felice, e in loro onore vado a infilarmi un kimono.
Il 18 settembre è l’anniversario di matrimonio della migliore amica di Lady Violet (si, era la testimone e sì, portava il cappello) ma le nozze di cui parliamo oggi non sono quelle.
Il 18 settembre 1964 il giovane Re Costantino II di Grecia sposa ad Atene la giovanissima Anne-Marie, la minore delle tre figlie dei sovrani danesi. Lo sposo ha 24 anni, la sposa appena 18, e il loro è veramente un amore da fiaba. Si sono conosciuti cinque anni prima durante una visita ufficiale dei genitori di lui, Paolo e Federica, nel paese di lei. Non saprei dire se la scintilla scoccò allora, ma certo è difficile non pensare a un altro incontro tra due adolescenti come questi: la tredicenne Elizabeth e il diciottenne Philip (vi ricordate la prima foto che li ritrae insieme? Something old, something new, something borrowed, something blue).
Anne-Marie va a scuola, Costantino partecipa alle Olimpiadi di Roma, e vince pure la medaglia d’oro nella vela; l’anno seguente i due si rivedono, e lui informa i genitori di aver trovato la donna della sua vita. La Il 14 maggio 1962 sua sorella Sofia sposa Juan Carlos de Borbon, e tra le otto damigelle ci sono anche Anne-Marie e sua sorella Benedikte; è in questa occasione che l’amore tra i due giovanissimi principi diventa evidente a tutti.
Costantino fa la sua proposta durante l’estate, e Anne-Marie naturalmente dice sì. Il padre di lei interviene cercando di temperare tanto giovanile ardore e detta le sue condizioni: le nozze ci saranno, ma non prima del 1965, dopo che la figlia avrà completato i suoi studi.
Il fidanzamento viene annunciato a Copenaghen il 23 gennaio 1963, e Anne-Marie riceve un anello composto da due zaffiri ovali circondati di diamanti e disposti orizzontalmente.
Lo zaffiro, simbolo di purezza, onestà e fedeltà, è spesso usata per gli anelli di fidanzamento (molto prima che Diana sfiggiasse il suo) ed è la pietra di elezione della famiglia regale greca, in quanto in abbinamento col diamante rappresenta i colori della bandiera.
Il matrimonio è ancora molto lontano quando Re Pavlos di Grecia muore; è il 6 marzo 1964, Costantino è Re degli Elleni. La fragile monarchia greca è nelle mani di un sovrano di ventitre anni, e la presenza al suo fianco di una moglie sarebbe quanto mai opportuna; Costantino ora può trattare col futuro suocero Frederik da pari a pari, da Re a Re, e il matrimonio viene fissato dopo sei mesi di lutto, il minimo accettabile.
Il 10 settembre i sovrani danesi offrono a Copenaghen un farewell dinner in onore degli sposi, poi si parte per la Grecia. Il 18 settembre Atene è affollata di teste coronate come un vivente almanacco del Gotha; in fondo non capita spesso che si sposi un sovrano regnante. La sposa arriva all’altare al braccio del padre; indossa un abito del couturier di fiducia di sua madre, il danese Jørgen Bender. Un modello classico in satin bianco, dalla linea pulita tipica degli anni ’60: scollatura a barchetta, maniche 3/4, cintura alta e il dettaglio della gonna sovrapposta che resta appena aperta, da cui parte il lungo strascico. In mano porta un bouquet di mughetti allegramente disordinato.
Il capo è coperto da un velo di famiglia, quello in pizzo irlandese già indossato dalla nonna materna Margaret di Connaught – che lo ricevette in dono per le sue nozze col futuro Re di Svezia, nel 1905 – e dalla madre Ingrid. Se il velo è già una tradizione familiare, col diadema che lo trattiene ne nasce un’altra. Sulla testa di Anne Marie brilla la Khedive Tiara, un gioiello che ha una bella storia; forse la conoscete già, ma ve la racconto lo stesso.
Torniamo al 1905; nel mese di gennaio i Duchi di Connaught e Strathearn – lui era Arthur, settimo dei nove figli di Queen Victoria – si imbarcano per una crociera nel Mediterraneo e sul Nilo, sperando di poter portare a casa un genero. Le loro due figlie, Margaret e Patricia, sono considerate le più belle principesse della loro generazione, e uno sposo dotato di trono non dovrebbe essere un miraggio. In quei giorni il nipote del Re di Svezia è a Capri in visita alla madre quando riceve l’invito per un ballo con le ragazze Connaught, e incuriosito dalla loro fama decide di partecipare. Si pensa a lui per Patricia, ma appena Gustav Adolf incontra Margaret se ne innamora, ricambiato; si fidanzano prestissimo e si sposano il 15 giugno a Windsor. In ricordo di questo amore nato all’ombra delle Piramidi il Khedive d’Egitto fa realizzare da Cartier una tiara a volute in diamanti quale dono per la sposa. Margaret muore a soli 38 anni per un’infezione contratta durante la sesta gravidanza, e la tiara viene ereditata dall’unica figlia femmina, Ingrid. Che se la porta in Danimarca quando sposa il Principe Ereditario Frederik, anche se non la indossa per le nozze. La presta alla figlia Anne-Marie il giorno del suo matrimonio e poi alle altre figlie Margrethe e Benedikte. È nata la tradizione delle spose che vanno all’altare con la Tiara del Khedive, riservata però alle sole discendenti dirette di Ingrid. Dopo le tre principesse danesi, l’hanno indossata Alexia di Grecia, figlia di Anne-Marie, Alexandra e Nathalie zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, figlie di Benedikte.
Vedremo se Theodora, la figlia degli ex sovrani degli Elleni il cui matrimonio è stato annunciato e poi rimandato causa covid, sceglierà di proseguire la tradizione.
È, il 15 settembre, giorno ad alto tasso di compleanni royal.
La Reina
Compie 48 anni Letizia, Regina Consorte di Spagna festeggiata con la solita sobrietà (leggi: per nulla); vedremo se tra due anni quando raggiungerà il mezzo secolo ci sarà almeno una foto ufficiale. Nonostante la figlia maggiore Leonor sia a casa in quarantena a causa della positività al covid riscontrata in una compagna di classe, la coppia sovrana porta avanti i propri impegni senza difficoltà, e ieri Letizia ha inaugurato l’anno scolastico in un istituto in Navarra.
Il Principe Consorte
Di un anno più giovane Daniel Westling, che festeggia i 47. Al contrario della Reina e in accordo all’uso la famiglia reale svedese ha diffuso un ritratto inedito del marito della Principessa Ereditaria Victoria. La fotografia è stata realizzata nel padiglione Gustav III nel parco Haga, durante la sessione per il decimo anniversario di matrimonio, nel giugno scorso (Glad Midsommar!) e bisogna ammettere che negli anni questo Clark Kent impeccabile ma un po’ rigido si è rivelato un ottimo marito e padre, e un ottimo acquisto per i Bernadotte.
Il Principe Riluttante
Mi perdonerete la citazione ispirata dal suo bisnonno, chiamato The Reluctant King, ma naturalmente oggi l’attenzione dei royal watchers è concentrata sull’asse Londra-Los Angeles per il primo compleanno di Harry lontano dalla Royal Family.
Com’è ormai tradizione gli account dei Windsor hanno pubblicato immagini col solo festeggiato, magari in compagnia del festeggiante: Harry con la nonna di spalle; Harry col padre.
I Cambridge ne hanno scelta una in cui Harry batte in una corsa fratello e cognata; non ho dubbi che l’intento fosse metterlo in risalto, ma l’assenza di moglie e figlio – ripeto, una scelta fatta per tutti i membri della famiglia – ha innescato una serie di commenti da entrambe le fazioni molto sgradevoli quando non addirittura violenti. Il che ormai è diventato un problema non più eludibile.
Il Re di maggio
Il 15 settembre 1904 nasce a Racconigi Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia, terzogenito e unico figlio maschio di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena. Lady Violet confessa di non essere appassionata di Casa Savoia e di conoscerla poco, ma il matrimonio tra Umberto e Maria José rimane comunque indimenticabile. I due erano stati promessi fin da bambini, tanto che Maria José venne mandata a studiare a Firenze nell’elegante collegio Poggio Imperiale. La loro unione nasce sotto una stella un po’ zoppicante: il giorno del fidanzamento, il 24 ottobre 1929 a Bruxelles il principe scampa a un attentato che viene taciuto alla fidanzata, la quale davanti ai complimenti che lui riceve per il suo coraggio teme si stia parlando di lei. La celebrazione l’otto gennaio (che è anche il compleanno della Regina Elena) del 1930 nella Cappella Paolina del Quirinale, con la povera fanciulla costretta a vivere l’incubo di ogni sposa: l’abito di velluto panna, realizzato dalla milanese maison Venturi su disegno dallo sposo, è stretto. O meglio, sono le maniche ad essere strette, ma non c’è tempo di intervenire. Trova la soluzione una giovanissima dipendente della maison, Fernanda Gattinoni. Che taglia via le maniche, le sostituisce con lunghi guanti di raso, salva la situazione e lancia una nuova moda.
In conclusione, una singolare coincidenza: se Umberto II era nato il 15 settembre, come Harry, Maria José venne alla luce il 4 agosto. Come Meghan. The best is yet to come.
Quando viene alla luce, Rania Al-Yassin probabilmente è la principessina di casa, ma nessuno immagina un futuro regale per quella che a tutti gli effetti è una migrante. Suo padre è medico, la sua famiglia, palestinese, è originaria di Tulkarem in Cisgiordania, ma si trasferisce in Kuwait, dove Rania nasce il 31 agosto 1970.
La futura regina studia alla New English School, poi frequenta l’Università Americana del Cairo; dopo la laurea in Business Administration inizia a lavorare alla Citibank, poi passa alla Apple. In Giordania, paese nel quale la sua famiglia si è trasferita in seguito alla Guerra del Golfo. L’incontro col destino avviene una sera dell’agosto 1992, nel corso di una cena. La padrona di casa è Aisha, seconda delle sette figlie di Re Husayn, e tra gli ospiti c’è anche suo fratello maggiore, Abdullah, che manco a dirlo resta incantato da quella ventiduenne bella, intelligente e determinata.
Lui di anni ne ha trenta, è il primo dei cinque figli maschi del re ma non è l’erede al trono; è un ufficiale del regio esercito, ed è appena rientrato da una missione di due mesi nel deserto (la successione giordana ha regole piuttosto elastiche, e nel 1965 considerando la delicata situazione politica il Re al posto del figlio designa a succedergli il fratello Hassan). Per Abdullah è amore a prima vista, come racconta lui stesso nel suo libro Our Last Chance. Iniziano le telefonate, cui lei non risponde, e quando si trovano a parlare gli piega di aver sentito un po’ di chiacchiere sul suo conto. Lui la prega di non credere a tutto, poi chiede a un amico comune di intercedere; neanche questa mossa ha successo, ma l’amico rivela all’innamorato che anche la sua bella ha un punto debole: la cioccolata. Ed è così che davanti a una scatola di cioccolatini belgi Rania cede, e accetta un invito; è il novembre 1992, e Abdullah la sorprende cucinando lui stesso. I due passano sempre più tempo insieme; il 30 gennaio lui compie 31 anni e festeggia con una cena, Rania si ritrova seduta accanto al Re in persona, che resta a sua volta molto colpito da quella ragazza bella e intelligente. La notte stessa telefona al figlio: «quando vuoi che vada a parlare con i suoi genitori?» gli chiede.
La proposta di matrimonio non è proprio romanticissima, almeno per Lady Violet: Abdullah porta Rania a Tal Al-Rumman, un’altura nei dintorni della capitale Amman; sorridendo le dice che la loro relazione è diventata seria, e sposarsi sarebbe una buona idea. Lei non risponde; evidentemente anche in Giordania vale la regola del silenzio assenso, così si programma la visita ai genitori dopo due settimane.
Secondo l’uso al padre dell’aspirante sposo viene offerta una tazza di caffè, che egli però non beve finché la proposta non viene accettata; nel caso di un rifiuto il caffè resta intatto nella tazza. Sembra che la famiglia della futura sposa non conoscesse le ragioni della visita reale; immaginatevi l’ansia della padrona di casa, che prima si ritrova il sovrano in salotto, poi nota che quello non sta accettando ciò che gli viene offerto, un incubo! Alla fine la proposta è accettata, e il caffè bevuto.
Le nozze vengono celebrate ad Amman il 10 giugno 1993; la sposa indossa un abito dello stilista britannico Bruce Oldfield: un voluminoso pardessous a mezze maniche con collo montante, da cui parte lo strascico, sopra un abito (o dei pantaloni); realizzato in lucente seta avorio con ricami in oro, ispirati da un abito siriano esposto al Victoria&Albert Museum. Tra modello tessuto e ornamenti l’effetto finale è di grande pesantezza, che non esalta una sposa così giovane e graziosa.
Peggio mi sento col velo, che non è fermato da una tiara ma da un bandeau uguale al vestito, arpionato all’alto chignon che francamente avrei evitato data la differenza d’altezza tra i due. Una cofana che incredibilmente lievita ancora per il ricevimento nuziale, in abbinamento a un abito simile al precedente. Resta l’interrogativo se Rania avrebbe fatto le stesse scelte sapendo di sposare non un semplice principe, ma il futuro re.
La coppia va a vivere in un appartamento nei sobborghi di Amman, dono del sovrano, e conduce una vita piuttosto semplice. Nascono due figli, Hussein nel 1994 e Iman due anni dopo, ma i colpi i scena non sono finiti.
Re Hussein ha un linfoma non-Hodgkin che controlla con cicli di terapia negli USA: il sovrano ha 63 anni, quando diventa evidente che la malattia ha fatto il suo corso e lui ha i giorni contati. Dopo sei mesi passati alla Mayo Clinic in Minnesota rientra ad Amman per morire in patria; ricordo che su ogni Paese sorvolato dal suo aereo si alzavano a scortarlo due caccia, ideale staffetta in onore del monarca morente. Prima del rientro, nomina il figlio maggiore suo successore, al posto del fratello Hassan, di cui non apprezza (eufemismo) il modo in cui ha gestito la reggenza in sua assenza; è il 24 gennaio 1999.
Re Hussein muore il 7 febbraio, Abdullah è il nuovo sovrano; Rania, a 28 anni, è la regina più giovane del mondo.
La fine di agosto è densa di date importanti alla Corte norvegese.
(Ph. Lise Åserud, NTB scanpix)
Il 19 è il compleanno della futura regina consorte Mette-Marit, qui nella foto diffusa per l’occasione; per lei quest’anno sono 47, come per il marito Haakon Magnus che li compie un mese prima. I due hanno festeggiato 19 anni di matrimonio il 25, mentre per la coppia sovrana oggi sono ben 52.
(Ph. Vidar Ruud, NTB scanpix)
Il Principe Ereditario in questi giorni è impegnato nella celebrazione di un anniversario importante non solo per la famiglia reale, ma per il Paese tutto. A 75 anni dalla liberazione il futuro re ha ripercorso Flyktningeruta, la via dei rifugiati che da Oslo porta alla Svezia. La Norvegia, pur neutrale, fu invasa da Hitler il 9 aprile 1940; Re Haakon VII e il figlio Olav – nonno e padre dell’attuale sovrano – riuscirono a raggiungere Londra, istituirono un governo in esilio col quale il re guidò la resistenza.
L’erede al trono ha ripercorso il tragitto compiuto da tanti connazionali che trovarono la salvezza nella vicina Svezia, incontrando nel percorso tanti testimoni e tante storie di quei giorni (qui trovate una ricca galleria d’immagini https://www.facebook.com/Kongehuset).
Quanto a sua madre Sonja, oggi ce la immaginiamo a festeggiare in famiglia, mentre ieri ha inaugurato una mostra dei suoi lavori artistici. Chic ome poche in total white interrotto solo dalla collana a boule di legno rosso scuro, scortata dal sempre charmant Magne Furholmen, uno dei tre componenti della leggendaria band norvegese a-ha (si scrive così, minuscolo, Lady Violet è una superfan), non solo musicista ma artista a tutto tondo che spesso collabora con la sovrana.
Affascinante, elegante, intelligente e colta Sonja sebbene nata borghese è una perfetta regina consorte, un ruolo che si è guadagnata giorno per giorno. La sua liaison con Harald fu assai contrastata ma coronata dall’happy ending; trovate qui la bella storia di questo grande amore:
Agosto corre verso la sua fine, e probabilmente a molti torna alla mente la scomparsa di Diana, The Princess of Wales. Lady Violet quest’anno non la ricorderà, dando la precedenza a un’importante compleanno; lo fa oggi, che è comunque una data centrale in quella sua storia.
(Ph. Getty Images)
Il 28 agosto 1996 il divorzio tra i Principi di Galles diventa effettivo; lei perde il diritto ad essere considerata un’altezza reale, e a far precedere il suo nome dalla sigla HRH, ma guadagna una grossa somma di denaro (non si sa per certo naturalmente, ma si parla di 17,5 milioni di sterline più 400.000 di mantenimento all’anno) e il diritto di continuare a vivere nell’appartamento 7 nel “condominio reale” di Kensington Palace. Lui ci rimette praticamente tutto il patrimonio cash, ma recupera un po’ il controllo sulla sua vita. La coppia è separata dal 1992, eppure il divorzio non è affatto scontato; a far precipitare la situazione è proprio quello dei due che non lo vuole. Il 20 novembre 1995 quasi 23 milioni di Britannici seduti sui loro sofà dopo cena seguono la principessa raccontare con abbondanza di non richiesti dettagli la sua verità a Martin Bashir, che la intervista per il programma Panorama della BBC. Una mossa improvvida, che ha due conseguenze gravi. Il figlio tredicenne William che studia a Eton per la vergogna è costretto a rifugiarsi a casa del preside; mentre la Regina prende carta e penna e scrive alla nuora un messaggio di questo tono: “Mi sono consultata con l’Arcivescovo di Canterbury e il Primo Ministro, e naturalmente con Charles, e abbiamo deciso che la migliore strada per te sia il divorzio”. All’ordine perentorio Diana reagisce male – la forma avrebbe indispettito chiunque, temo – ma va detto che quel matrimonio ha un peso per il Paese che un sovrano non può ignorare, e va ricordato che nel corso dell’intervista la principessa fa anche dichiarazioni sulla monarchia che avrebbe un disperato bisogno di rinnovamento, che difficilmente possono essere accettate, e infatti non lo sono. Il resto è storia nota.
Il 1 luglio del prossimo anno Diana avrebbe compiuto sessant’anni, e per celebrare l’occasione è di oggi la notizia che una statua che la raffigura sarà eretta nel Sunken Garden di Kensington Palace, dove Harry e Meghan hanno annunciato il fidanzamento. L’opera è stata commissionata tre anni fa da William e Harry a Ian Rank-Broadley, autore del ritratto della Regina che compare sulle monete, e speriamo sia meglio delle altre statue della principessa in circolazione, solitamente di rara bruttezza, che non le rendono giustizia per niente. Per ora non si sa di più, ma mi piace pensare a una festa in giardino con tutti i nipotini che lei non ha ma conosciuto. George, Charlotte, Louis. E Archie.
Uno degli aspetti più affascinanti di Diana è secondo Lady Violet l’evoluzione del suo stile, analizzati in questi post: